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INTERVISTA A CLAUDIO ANDREOZZI, NUOVO ALLENATORE DELLA U.S. GROTTESE DI TERZA CATEGORIA.

Come mai dopo tanti anni di inattività hai deciso di tornare sul rettangolo verde e di abbracciare il progetto della Grottese Calcio di ripartire dal campionato di terza categoria?

Più che di progetto, termine abusato per qualsiasi tipo di attività, mi piace parlare della finalità di questa iniziativa.

Che intendi per finalità?

Quando a settembre la società mi ha chiamato per propormi questo incarico abbiamo pensato a quali giocatori reclutare per comporre, ex novo, la rosa della squadra ed è qui che è nata l’idea di una squadra fatta di “scarti”.

Spiegati meglio……

Purtroppo nel nostro comprensorio ci sono molti ragazzi che dopo i 17/18 anni, a meno che non siano abbastanza bravi da andare a far parte della rosa della prima squadra (Fermana, Montegiorgese, San Marco Servigliano ecc….) rimangono senza squadra e sono costretti a smettere di giocare.

Qui si è insinuata la nostra idea……Allestire una rosa composta da ragazzi “scartati” da quelle società a cui, per lunghi anni, nel percorso del settore giovanile, hanno versato importanti quote di iscrizione.

Si intravede una “sottile” vena polemica……..

La mia non è polemica ma una constatazione della realtà. A livello generale ho sempre avuto la sensazione che le scuole calcio “a pagamento” siano la “tomba” del calcio italiano. Chiedere ad una famiglia di pagare per poter iscrivere il proprio figlio alla scuola calcio è già di per sé una discriminazione. Ci sono famiglie che non possono permetterselo…..Ricordiamoci sempre che i giocatori più bravi, la storia del calcio ne è testimone, vengono da famiglie povere e che avevano “la strada” come campo di calcio. Anche io, nel mio piccolo, ho avuto la possibilità di fare 15 anni quasi da professionista solo perché, quando ero bambino, nessuno chiedeva denaro alla mia famiglia per farmi giocare, altrimenti mio padre e mia madre, senza patente e senza macchina, e con pochi soldi, che servivano per altre priorità, di certo non me lo avrebbero permesso.

Il calcio, come ogni altro sport di squadra, dovrebbe essere uno sport inclusivo; se per giocare bisogna pagare allora diventa uno sport esclusivo.

Ed ecco il secondo motivo che mia ha convinto ad accettare questo incarico:

La scuola calcio  Grottese è forse l’unica in Italia a non chiedere quote di iscrizione alle famiglie dei ragazzi che vogliono giocare a calcio; è tutto completamente gratuito. Prima della interruzione delle attività giovanili per il Covid 19, ho avuto modo di partecipare ad alcune sessioni di allenamento del nostro settore giovanile e, oltre a constatare la competenza e serietà dello staff tecnico, ho avuto la conferma delle mie convinzioni…..Tanti bambini provenienti da famiglie extracomunitarie, perfettamente integrate nel nostro tessuto sociale, prendono parte agli allenamenti insieme ad altri bambini italiani e nessuno si sente “diverso”….Sarebbe stato lo stesso se la partecipazione fosse stata a pagamento?

Un’altra cosa che ho apprezzato molto è la regola ferrea che si è data la società di non permettere a chiunque metta piede nel rettangolo di allenamento di bestemmiare, pena l’esclusione dalle attività. Oggi i ragazzi usano la bestemmia come un modo per sentirsi grandi ed importanti; far capire loro che, oltre ad essere un peccato grave, è anche una grande volgarità non è impresa da poco. La società, a tale proposito, ha da diversi anni un blog (www.nobestemmia.it) che tratta l’argomento.

Vuoi rivolgere un augurio per l’imminenza di queste feste?

Oltre a tutti i tesserati della Grottese Calcio e alle loro famiglie, permettetemi di rivolgermi  a chi sta dopo di noi….da qualche anno la terza categoria non è più la categoria più bassa, dopo di noi c’è la quarta categoria, campionato per ragazzi con disabilità. E’ a loro che faccio i miei più cari auguri di buon Natale e di un anno migliore perché sono proprio loro che stanno pagando il prezzo più alto al Covid 19.

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