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Minori e alcool: un fenomeno in continua crescita

Minori e alcool dati statistici

La crescente diffusione dell’uso di bevande alcoliche tra le nuove generazioni dovrebbe rappresentare il campanello di un forte allarme sociale, in grado di richiamare l’attenzione delle istituzioni per le implicazioni sanitarie e sociali che ne derivano, aggravate dal preoccupante abbassamento dell’età di inizio dell’assunzione di tali bevande che, secondo i dati del Ministero della salute, è pari all’età di undici anni.

La relazione del Ministro della salute sugli interventi realizzati nel 2019 in materia di alcool e problemi correlati, presentata al Parlamento il 6 maggio 2021, conferma questo terribile trend, rilevando che sono più di 36 milioni i consumatori di alcolici.

L’analisi per classi di età mostra che la fascia di popolazione con consumatori più a rischio è, per entrambi i generi, rappresentata dai circa 750.000 minorenni, in prevalenza compresi nella fascia di età da sedici a diciassette anni.

A preoccupare, in particolar modo, è l’aumento registrato nel 2020 delle giovani consumatrici a rischio, comprese nella fascia di età da quattordici a diciassette anni, che, per la prima volta, superano per numero i loro coetanei consumatori a rischio, in un quadro complessivo di incremento del rischio “al femminile” diffuso a tutte le classi di età.

All’aumento dei consumi di vino, birra, amari e superalcolici tra i giovani e i giovanissimi si somma il pericoloso fenomeno del binge drinking, ovvero il consumo di più bevande alcoliche in un’unica occasione per alterare lo stato psico-fisico fino allo stordimento e all’intossicazione – 830.000 giovani compresi nella fascia di età da undici a venticinque anni, – pari al 21,8 per cento del totale dei binge drinkers in Italia.

Minori e alcool e incidenti stradali

Lo studio dei modelli di consumo tra i giovani ha mostrato che nel 2019 i livelli più elevati di consumo in assoluto nella popolazione hanno riguardato, in particolare, il 16 per cento dei giovani tra i diciotto e i ventiquattro anni di età. Molti di loro ignorano i rischi che tali comportamenti possono comportare per la sicurezza del singolo e per la sicurezza stradale.

In particolare, gli studi dimostrano che la guida in stato di ebbrezza e sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, sono la principale causa di morte tra i giovani di tutto il mondo, con il picco più elevato nella fascia anagrafica tra i diciotto e i ventiquattro anni.

Dai dati riferiti all’anno 2019 sulle contravvenzioni elevate per guida in stato di ebbrezza e sotto l’effetto di stupefacenti in occasione di incidente stradale, forniti dai carabinieri e dalla polizia stradale, risulta che, in totale, sono 5.117 gli incidenti stradali per i quali almeno uno dei conducenti dei veicoli coinvolti era in stato di ebbrezza su un totale di 58.872 incidenti.

 Nel complesso l’8,7 per cento degli incidenti rilevati risulta essere alcoolcorrelato, un dato stabile rispetto a quello rilevato nel 2018. Esiste, inoltre, un’altra fascia di consumatori di bevande alcoliche che arreca danni non solo a sé stessa ma anche ad altri inconsapevoli e inermi soggetti, del tutto indifesi di fronte alla minaccia dell’alcool.

Minori e alcool: sindrome feto-alcolica

Si tratta delle donne in stato di gravidanza le quali, con il loro comportamento, mettono a rischio la salute del nascituro, compromettendone il normale sviluppo psico-fisico e causando gravi conseguenze a breve e a lungo termine alla sua crescita. Infatti, è accertato che la sindrome feto-alcolica (fetal alcohol syndrome- FAS) è la più grave disabilità permanente che si manifesta nel feto esposto, durante la vita intrauterina, all’alcool consumato dalla madre in gravidanza.

Oltre alla FAS, che è la manifestazione più grave del danno causato dall’alcool al feto, si possono verificare una serie di anomalie strutturali (anomalie cranio- facciali, rallentamento della crescita, eccetera) e disturbi dello sviluppo neurologico che comportano disabilità comportamentali e neuro-cognitive; alterazioni che si possono presentare con modalità diverse tali da comportare un ampio spettro di disordini compresi nell’acronimo “FASD” (fetal alcohol spectrum disorder).

In particolare, l’alcool ingerito dalla madre giunge dopo pochi minuti nel sangue del feto, che, però, non è in grado di metabolizzare l’alcool perché è privo degli enzimi adatti a questo compito e, di conseguenza, l’alcool e i suoi metaboliti si accumulano nel suo sistema nervoso e in altri organi danneggiandoli.

In Italia, secondo i dati dell’Istituto nazionale di statistica, su 450.000 bambini nati nel 2018, circa 3.600 sono affetti da FAS, 16.000 da FAS parziale e oltre 20.000 da FASD.

A livello mondiale si stima che, nella maggior parte delle popolazioni, l’incidenza della FAS oscilli tra lo 0,5 e i 3 casi ogni mille soggetti nati vivi, mentre, per quanto riguarda l’intero spettro dei FASD, esso interessi circa l’1 per cento della popolazione mondiale. Si ritiene che tra le donne che bevono quantità rilevanti di alcool in gravidanza, una percentuale compresa tra il 4 e il 40 per cento partorisca bambini affetti da danni alcool correlati di vario grado.

Minori e alcool e l’OMS

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, nell’Unione europea l’82 per cento delle donne beve alcolici (percentuale in forte aumento) e, considerato che quasi la metà delle gravidanze non è programmata (il 42 per cento), il rischio di consumo di alcool durante le prime fasi della gestazione è altissimo.

La scarsità di informazione e di prevenzione sul tema ha portato a marginalizzare il fenomeno, con il rischio che tale sindrome possa rimanere sottostimata e sottovalutata, nonostante abbia un importante impatto sociale.

Secondo quanto dichiarato dalla dottoressa Stefania Bazzo del comitato scientifico dell’Associazione italiana disordini da esposizione da alcool, in base agli studi dell’epidemiologo Giuseppe Battistella, si può ad oggi ipotizzare un costo sanitario complessivo che oscilla tra 1,5 e 2,6 miliardi di euro.

La diffusione del consumo di birra, superalcolici e vino fra gli adolescenti e le donne in stato di gravidanza è un problema reale che richiede soluzioni mirate ed efficaci quali, in primis, una corretta politica di prevenzione e una completa conoscenza, in particolare da parte degli stessi giovani e delle stesse donne, in stato di gravidanza o che abbiano programmato una gravidanza, delle nefaste conseguenze che derivano dall’assunzione di bevande alcoliche, con specifico riguardo all’età evolutiva e durante tale unico e delicato periodo della gestazione.

Minori e alcool: indicazione dell’Unione Europea

Sulla questione è intervenuto anche il Parlamento europeo, che ha approvato una risoluzione (2015/2543(RSP) del 29 aprile 2015) con cui si chiede formalmente alla Commissione di proporre l’introduzione di un’etichettatura per gli alcolici.

Al momento, infatti, per i produttori europei non esiste alcun obbligo in questo senso, tanto che sulle bottiglie e sulle confezioni di bevande alcoliche raramente sono riportate informazioni presenti, invece, sugli altri prodotti alimentari, come l’elenco degli ingredienti.

La risoluzione del Parlamento non è solo un invito alla Commissione e agli Stati membri a considerare il problema delle etichette degli alcolici e a renderle più utili per il consumatore; si tratta anche di un invito a mettere a punto una nuova strategia in materia di alcool, che sia finalizzata a prevenire il consumo di tutti gli alcolici da parte dei minori e delle future mamme.

La Francia ha introdotto già nel 2007 l’obbligo di riportare su tutte le etichette delle bevande alcoliche, compresi i cosiddetti “alcopops”, un apposito logo che richiama la loro inidoneità per le donne in gravidanza. In Irlanda, il Public Health Alcohol Bill impone di riportare nell’etichetta apposite informazioni sui rischi legati al consumo di alcolici, per la popolazione, in generale, e per le donne in stato di gravidanza.

Inoltre, in Russia, negli Stati Uniti d’America, in Canada, in Israele e in altri Paesi del mondo, dal sud America all’estremo oriente, è stabilito l’obbligo di inserire in etichetta appositi “government warnings”.

In Italia sarebbe auspicabile intervenire su due fronti: l’adozione di adeguate avvertenze sulle etichette delle bevande a contenuto alcolico poste in commercio e la sensibilizzazione mediante campagne di prevenzione e di informazione sugli organi di stampa, sui canali radiofonici e televisivi e sulle piattaforme digitali, nonché incontri e iniziative nelle scuole di ogni ordine e grado.

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