The Best or not the Best?

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george-best1L’irlandese George Best è stato uno dei calciatori più talentuosi del XX secolo, Pallone d’Oro a soli 22 anni.

Best incarnò perfettamente il mito romantico: genio e sregolatezza. Fuoriclasse in campo, assolutamente disordinato nella vita, non riuscì mai a vincere la dipendenza dall’alcol.

Una vita di grandi successi e di grandi eccessi, che lo condussero ad un lento declino, fino al trapianto di fegato nel 2002.

Solo, depresso, povero e dimenticato, morì a Londra nel 2005: su sua esplicita, il tabloid inglese News of the world pubblicò una foto che lo ritraeva sul letto d’ospedale, ormai moribondo, accompagnata dalle sue ultime parole: “Don’t die like me” (”Non morite come me”).

Ancora oggi il mondo del calcio tira giù il cappello quando sente pronunciare il nome di George Best, ma nessuno sa spiegare come sia potuto morire senza niente un uomo che avrebbe potuto avere tutto. Lui la vita la trangugiò come un calice di champagne: scolato l’ultimo sorso d’ebbrezza non resta che il bicchiere vuoto.

L’alcol genera un vuoto incolmabile, un vuoto di disperazione, di solitudine, di dolore, di malattia. Ricordiamo le ultime parole di quel campione, che siano d’esempio per tutti i giovani: “Non morite come me”.

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Liberi di bestemmiare

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Luglio 2015. In Islanda il parlamento approvava la legge presentata dal libertario Partito del Pirati: l’abolizione del reato di blasfemia.

In Islanda esisteva una legge del 1940 che prevedeva anche la reclusione per questo reato. La Chiesa cattolica e la Chiesa pentecostale si erano opposte al provvedimento, sostendo che ciò metteva a rischio l’identità dei credenti. La Chiesa luterana si era invece dichiarata favorevole, sostenendo che una legge di uno stato democratico non poteva limitare la libertà d’espressione dei cittadini.

Diatribe a parte, siamo convinti che non basti una legge ad educare un popolo o ad eliminare un malcostume. Alla legge spesso obbediamo per timore della pena, non per la condivisione degli obblighi che impone.

Prima di obbedire alla legge dello stato, obbediamo alla legge morale che è in noi, la quale ricorda a tutti - sia buoni che cattivi - che la bestemmia è un oltraggio nei confronti degli altri, prima di essere oltraggio nei confronti di Dio.

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