Sballo da alcool, sempre più giovani si ubriacano

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La piaga dell’alcolismo è sempre più diffusa anche tra i giovani della Bassa. Tanto che l’Ulss 9 Scaligera, i Comuni e le scuole del territorio hanno deciso di mantenere alta la guardia verso un fenomeno che coinvolge sempre più adolescenti e ragazzi dei 25 centri del distretto della pianura veronese. Da quest’anno, infatti, l’Azienda sanitaria veronese, attraverso il Dipartimento dipendenze guidato dal dottor Carlo Bossi, che è pure responsabile del Servizio dipendenze (Serd) di via Cadorna a Legnago, ha deciso di ampliare la lotta allo «sballo» provocato dall’assunzione di notevoli quantità di alcolici e superalcolici. Tutto ciò, non solo attraverso il progetto «Giochi puliti», iniziativa rodata negli anni che prevede, in collaborazione con il programma «Safe night» della Regione, l’intervento degli educatori dell’Azienda sanitaria Scaligera nelle discoteche e nei locali pubblici, al fine di sensibilizzare i giovanissimi sui rischi legati all’alcol. Ma anche con il coinvolgimento degli stessi studenti dei vari istituti superiori di Legnago e della Bassa. I «peer», ovvero educatori alla pari, vengono formati per spiegare ai compagni di scuola più giovani i pericoli insiti nell’assunzione di quantità smodate di alcol ma anche in altre criticità, come quelle connesse alle malattie sessualmente trasmissibili e al virus Hiv. Proprio in occasione del convegno sulla «peer education», organizzato nei giorni scorsi nella sala «Campedelli» della palazzina amministrativa di via Gianella (vedi articolo a lato), il dottor Bossi ha fatto il punto della situazione sull’abuso di alcolici e di altre sostanze nell’ex Ulss 21. Per quanto concerne vino, birra e simili, Bossi ha evidenziato: «È preoccupante la modalità di consumo di alcolici da parte di ragazzi e ragazze che ricorrono al “binge drinking”, ovvero una vera e propria abbuffata di alcol nei fine settimana allo scopo di ottenere un effetto sballo. Una tendenza che, oltre a creare danni diretti sul loro organismoin fase di sviluppo, ha effetti dannosi indiretti, come ad esempio quello di favorire gli incidenti stradali quando i giovani si mettono al volante ubriachi». Quindi ha puntualizzato: «L’età di chi preferisce “sballare” si è notevolmente abbassata, coinvolgendo spesso minorenni». Il responsabile del Dipartimento dipendenze mette poi in guardia sull’utilizzo dei cannabinoidi: «Sono estremamente diffusi tra i ragazzi della Bassa e, molto spesso, sottovalutati come nel resto d’Italia. Basti pensare che la cannabis è al primo posto tra le droghe assunte. Tuttavia, tra i pazienti che sono in cura al Serd prevalgono i consumatori di eroina». Riguardo la cura delle varie dipendenze, da parte dei Serd di Legnago e Zevio a servizio della Bassa, lo scorso anno i pazienti presi in carico sono stati, in totale, 1.002, ovvero leggermente inferiori ai 1.026 utenti curati nel 2016. Le persone assistite per la prima volta sono state in tutto 285. A prevalere sono coloro che hanno i problemi di tossicodipendenza, pari a 434, seguiti dagli alcolisti (333), dai tabagisti (149) e dai giocatori d’azzardo patologici (86). «Tra coloro che assumono droghe», sottolinea Bossi, «prevalgono due fasce: quella dei giovani, con primi casi accertati anche tra i 15enni, che assumono sostanze come anfetamine, cocaina e cannabis; ed una di persone più mature, tra i 34 e i 54 anni, con alle spalle storie di tossicodipendenza lunghe»

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Alcolismo e mancanza di unità, gravi minacce per le comunità

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AMERICA/BRASILE - Alcolismo e mancanza di unità, gravi minacce per le comunità indigene

São Gabriel da Cachoeira (Agenzia Fides) - Marcina Alemão Pereira è una ragazza indigena di 21 anni che vive in una comunità nel comune di São Gabriel da Cachoeira, sulle rive del Rio Negro, chiamata Tabocal dos Pereira. Parlando con l’Agenzia Fides sul modo di vivere della sua comunità, spiega che ogni giorno è determinato dal lavoro. La giovane riconosce che le piace vivere nella comunità, anche se non esclude la possibilità di andare in un altro posto. Qualcosa che è sempre più presente nel subconscio delle popolazioni indigene è lo stile di vita occidentale, nonostante gli scarsi contatti che hanno con esso. Tra le difficoltà di vivere in una comunità indigena, Marcina sottolinea all’Agenzia Fides “la mancanza di lavoro retribuito, le cose che non si hanno e anche che è molto difficile studiare”.
Tra i suoi piani futuri c’è infatti il desiderio di studiare. La giovane del popolo Baré ha finito la scuola media l’anno scorso e ora vuole studiare presso la cosiddetta facoltà indigena: “il mio sogno è essere qualcuno che possa aiutare la comunità, come operatore sanitario”. Uno dei grandi problemi presenti nelle comunità indigene, anche tra i giovani, è quello dell’alcolismo, riconosciuto anche dalla giovane: “le bevande alcoliche sono un problema serio, le persone bevono molto, e fumano anche i sigari”. In questo senso, Marcina Pereira, spiega che questo comportamento “causa molti problemi nelle feste patronali, perché gli amici litigano tra loro e smettono di andare d’accordo”.
Secondo Marcina “la mancanza di unione all’interno della comunità da alcuni mesi ha creato malessere e ostacoli al lavoro, anche all’interno della stessa Chiesa”. Per trovare una soluzione, “la comunità deve incontrarsi e parlare su come vivere insieme, gli uni con gli altri, non litigando, ma lavorando insieme, parlando”. “La Chiesa deve aiutare i giovani a unirsi, perché quando i catechisti lasciano la comunità, siamo lasciati senza una testa” sottolinea la giovane a Fides, per lei il Sinodo dell’Amazzonia deve lavorare su questa dimensione, aiutando le comunità e i giovani ad essere sempre più uniti. (LMM) (Agenzia Fides 30/05/2018)

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L’ABUSO DI ALCOL IN ITALIA UCCIDE 20.000 PERSONE ALL’ANNO

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“Stato di ebbrezza” ed emergenza alcol tra i giovanissimi. L’abuso uccide in Italia 20mila persone l’anno.

Con l’alcol non si scherza. L’alcolismo è più diffuso, anche tra i giovanissimi, molto di più di quello che si pensi. E “Stato di ebbrezza”, un film d’autore di Luca Bignoni, realizzato con budget minore ma di grande impatto, tratta, quasi con tono lieve, una realtà drammatica quella che viene chiamata la malattia della solitudine. Ispirato a una storia vera, Maria Rossi, una cabarettista emiliana, passa dal palcoscenico di Zelig all’inferno di un ospedale psichiatrico. Comincia ad avere successo, ma completamente dipendente dall’alcol, si ritrova senza più ingaggi. Viene sottoposta a un trattamento sanitario obbligatorio. La cabarettista, interpretata da una bravissima Francesca Inaudi, inizialmente rifiuta le cure e sopratutto rifiuta di paragonarsi agli altri ricoverati rispetto ai quali si sente “normale”. Nell’istituto è una comica smarrita che cerca di difendersi usando come arma le sue battute, utilizzando il sarcasmo per innalzare una barriera tra lei e gli altri pazienti, non accettando di essere un’alcolista. Con tanta fatica e tanto dolore riesce alla fine a liberarsi dalla catene della dipendenza e dai fantasmi che l’ hanno provocata, ma dovrà affrontare l’ultima prova: riuscirà a ritornare in scena? Riuscirà a far ridere di nuovo il suo pubblico?
Luigi Rainero Fassati, professore di cardiologia all’Università di Milano, direttore scientifico dell’Associazione Italiana per la prevenzione dell’epatite virale Copev, un pioniere del trapianto del fegato, si occupa attivamente della lotta contro l’abuso di alcol da parte dei giovani. Infaticabile gira per le scuole di mezz’Italia e mostra agli studenti raccapriccianti diapositive sui devastanti effetti degli alcolici sul fegato. Racconta storie esemplari di chi ce l’ha fatta a smettere. E di chi non ce l’ha fatta.

È dedicato a uno di loro Mal d’alcol, sottotitolo, il racconto di un medico per non cadere in trappola (Salani Editore). Racconta di un ragazzo ricoverato d’urgenza per un incidente con il motorino. Fegato spappolato, non tanto per l’incidente ma per gli abusi di alcol. Emorragia, trasfusioni, necessita un trapianto. Ma il fegato non si trova. A questo punto il professore tenta l’intentabile, gli “toglie” il fegato e lo mette in “sospensione”. Il ragazzo ha poche ore di sopravvivenza. Alla fine arriva il fegato di un anziano signore. Il trapianto riesce, tutti contenti, il ragazzo torna a casa e promette che non toccherà più una goccia di alcol. Invece riprende a “farsi” di alcol, morirà poco dopo. Alcol e giovani: un binomio ad altissimo rischio. L’abuso di alcolici uccide in Italia all’incirca 20mila persone all’anno. E Fassati punta il dito:” Sono indignato dal fatto che la televisione passi tremila ore all’anno di pubblicità di prodotti che contengono alcol. E trovo vergognoso che, a differenza di molti paesi europei, non venga scritto sull’etichetta della bottiglia che l’alcol è gravemente dannoso per la salute, come avviene per le sigarette”.

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ALCOL, CHE DRAMMA!

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Alcol, che dramma: 8,6 milioni di italiani a rischio, bevitori anche a 11 anni
http://www.today.it/salute/alcol-conseguenze.html

Ben 8,6 milioni di italiani sono considerati consumatori di alcol a rischio, con un particolare allarme tra i più giovani. In questo gruppo, infatti, circa 1,7 milioni sono giovanissimi: tra gli 11 e i 25 anni, con un picco di bevitori tra i 16 e i 17 anni, mentre sono 2,7 milioni gli ultra 65enni. E’ in questa popolazione, in particolare, che si consolidano di anno in anno, nuovi modi di bere: non più il tradizionale bicchiere a tavola in stile mediterraneo, ma sempre più fuori pasto, occasionale e ‘in più’.

Che cos’è il “binge drinking”
Con bevute quotidiane o ‘ricorrenti’, come nella tendenza, trainata dai giovani, al binge drinking, il bere per ubriacarsi, che in Italia provoca ogni anno oltre 40 mila accessi al pronto soccorso per intossicazione. E’ lo scenario tracciato dai dati Istat analizzati dall’Osservatorio nazionale alcol (Ona) dell’Istituto superiore di sanità, presentati in occasione dell’Alcohol Prevention Day che si celebra oggi. Il numero degli italiani che consumano alcol - indicano i dati - è rimasto all’incirca stabile nel corso degli ultimi 3 anni, oscillando intorno ai 35 milioni. In media, quindi, circa il 65% degli italiani consuma bevande alcoliche. Non diminuiscono neanche i consumatori ‘ad alto rischio’, 650 mila (420 mila maschi, pari al 23,2%, e 230 mila femmine, pari all’8,4%), definiti ‘dannosi’ e in necessità di trattamento. Si tratta di quelli che superano i 40 (per le donne) e i 60 (per i maschi) grammi di alcol (un drink in media ne contiene 12 grammi) e combinano questa eccedenza quotidiana all’abitudine al binge drinking.

Patente sospesa per positività all’alcoltest: cosa dice la legge?
Consumatori che andrebbero precocemente identificati e sensibilizzati e che invece restano ‘nascosti’, e vanno a rafforzare quel 90% di alcoldipendenti che non usufruisce di alcun trattamento, perché non richiesto dalla persona né offerto da un professionista della salute che dovrebbe identificare l’individuo a rischio. “L’86% delle malattie cronico-degenerative di cui soffrono gli italiani è causata da un comportamento a rischio, quindi da fattori modificabili, tra cui il consumo eccessivo di alcol”, afferma Walter Ricciardi, presidente dell’Iss. “Un problema - continua Ricciardi - ancora più preoccupante se si pensa che colpisce anche i giovanissimi. E’ necessario impegnarsi ancora di più in strategie di prevenzione e riorganizzazione dei sistemi sanitari per la prevenzione delle patologie da alcol, correlate con un risparmio enorme in termini di costi anche per il Servizio sanitario nazionale. La prevenzione ne garantisce la sostenibilità”.

Alcol nel sangue di una bimba di 4 anni, poi la scoperta: nei guai la nonna e la zia
“Alcol, la prima causa di morte e disabilità tra i giovani fino a 24 anni”
Per Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio nazionale alcol, “nonostante la prevenzione e la sensibilizzazione i giovani restano ancora un obiettivo trascurato della prevenzione vera e multidimensionale, tanto che l’alcol rappresenta in Italia ancora la prima causa di morte e disabilità tra i giovani fino a 24 anni. Ma non è questione che riguarda solo i giovani. L’analisi del trend mostra che, a fronte della diminuzione registrata rispetto agli anni 2007-2011, dal 2012 il consumo a rischio non mostra l’auspicata battuta d’arresto e attesa diminuzione, rimanendo pressoché invariato sia per gli uomini che per le donne. Va perciò ribadita l’urgenza di rinnovati sforzi di iniziative coordinate di prevenzione, comunicazione, informazione rivolte all’intera popolazione e formazione per gli operatori sanitari”.

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ALCOLISMO GIOVANILE

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Alcolismo giovanile, nelle Marche l’11% della popolazione sopra gli 11 anni eccede nel bere
È un “incontro” molto precoce quello tra i giovani e l’alcool: circa l’86,5% degli adolescenti italiani alle medie ha già avuto un primo contatto con l’alcol, un “assaggio” che nel 41,2% dei casi avviene già tra i 10 e i 13 anni di età. Sono questi i dati allarmanti che emergono da un’indagine condotta nel 2017 dall’Osservatorio permanente sui Giovani e l’alcol, riguardo al rapporto tra adolescenti e alcol. Ma il dato più significativo è che è in consistente crescita il consumo di alcool fra le ragazze: oltre i 10 anni di età sono il 36,6% di loro ad aver già consumato l’alcol, anche se la maggiore precocità nell’assunzione è ancora di dominio maschile. In genere il primo “bicchierino” viene consumato in famiglia, alla presenza di genitori e parenti, magari in occasione di cene o ricorrenze, ma poi è nel gruppo degli amici che il fenomeno prende il via, in alcuni casi in quantità smodate.

Secondo il rapporto Istat pubblicato nel 2017, già dai 18-19 anni i valori sul consumo di alcol si avvicinano a quelli della media della popolazione, mentre per le ragazze sono anche più elevati (63,3% contro un valore medio relativo all’intera popolazione femminile di 52,9%). Tra le persone di 25 anni e più, aumenta il consumo di bevande alcoliche al crescere del titolo di studio conseguito, soprattutto tra le donne: consuma alcol almeno una volta all’anno il 51% delle donne con licenza elementare e ben il 70,1% delle laureate. Le differenze di genere si attenuano all’aumentare del titolo di studio, anche a parità di età.
Nelle Marche, circa l’11% della popolazione oltre gli 11 anni, nel 2016, ha ecceduto nel bere in maniera abituale. Una situazione che rispecchia l’andamento nazionale, come precisa Carlo Ciccioli, responsabile del Dipartimento Dipendenze Patologiche di Ancona: «Una tendenza più frequente nelle zone dell’entroterra, dove però il consumo è più controllato perché connaturato alla cultura locale. I giovani nelle Marche bevono soprattutto in maniera occasionale o nei week end. La mancanza del controllo nel quantitativo di alcool assunto è frequentemente legato al consumo concomitante di altre sostanze, soprattutto Cannabis, Anfetamine e Cocaina. Un elemento che comporta spesso ricadute sociali e condotte molto trasgressive, come bullismo, vandalismo, liti e risse, soprattutto nei luoghi della movida.

L’età di più frequente assunzione di alcolici è la tarda adolescenza dai 16-17, ma gli episodi di abuso più pericolosi per la salute avvengono intorno ai 12-13 anni, quando abusano in maniera estrema, in alcuni casi fino addirittura ad arrivare al coma etilico o allo svenimento, in occasioni come feste e compleanni. Un comportamento molto pericoloso, se si considera che a quell’età il metabolismo è più lento e quindi impiegano più tempo per smaltire l’alcool ingerito».

La birra è tra le bevande più consumate dai ragazzi, seguita dai superalcolici, dai soft-drink e dagli aperitivi. Più raro il vino. «Le condotte alcoliche portano più spesso a due tipi di situazioni: risse, accompagnate anche da accoltellamenti e bottigliate con conseguenti lesioni gravi, e gli incidenti stradali, specie se l’alcool è abbinato alle droghe, come la Cannabis, in questo caso i ragazzi perdono spesso il controllo dell’auto finendo fuori strada», spiega Luca Natalucci, segretario provinciale di Polizia Locale di Ancona.
Infatti cocktail, vino e superalcolici sono responsabili della maggior parte degli incidenti stradali, specie durante i week-end, quando i ragazzi si lasciano andare al binge drinking e assumono quantità smodate di alcol tutto in una volta. La legge che regola la guida in stato di ebrezza (Dgls. 285/1992- articolo 186) stabilisce norme severe per chi è sorpreso ubriaco al volante. «Guidare in stato di ebrezza è un reato punito con sanzioni diverse a seconda del tasso alcolemico riscontrato nel sangue – spiega Luca Natalucci – se il conducente viene beccato alla guida con un valore che va da 0,5 a 0,8 grammi per litro (g/l) la legge prevede una sanzione amministrativa da 532 a 2.127 euro e la sospensione della patente di guida da 3 a 6 mesi. Se invece il tasso alcolemico supera gli 0,8 grammi per litro ma non oltrepassa il valore di 1,5 g/l l’ammenda sale e la sanzione da pagare va dagli 800 ai 3.200 euro, con l’arresto fino a sei mesi e la sospensione della patente di guida da 6 mesi ad 1 anno. Nei casi più estremi con valori oltre 1,5 grammi per litro g/l, l’ammenda varia dai 1.500 ai 6.000 euro, con l’arresto da sei mesi a un anno e la sospensione della patente da 1 a 2 anni. Se il veicolo appartiene a persona estranea al reato la durata della sospensione della patente è raddoppiata, inoltre il titolo di guida è sempre revocato in caso di recidiva nello stesso biennio».

Con la sentenza di condanna, anche se è stata disposta la sospensione condizionale della pena, scatta sempre anche la confisca del veicolo, salvo che non appartenga a persona estranea al reato. Nel caso in cui il conducente in stato di ebrezza provochi un incidente in stradale, le sanzioni raddoppiano e viene disposto anche il fermo amministrativo del veicolo per 180 giorni, e se il suo tasso alcolemico supera 1,5 grammi per litro g/l il titolo di guida è sempre revocato.

Pene molto severe che però non fermano ancora le stragi del sabato sera. Serve un cambio di cultura e di abitudini come spiega Luca Natalucci, segretario provinciale di Polizia Locale: «Sarei propenso a seguire la linea di alcuni paesi europeisti dove il tasso alcolemico deve essere pari a zero, ma dove c’è anche una diversa organizzazione tra i ragazzi. Ci sono tante possibilità per divertirsi in maniera sobria senza rischiare, con coscienza e senso di responsabilità che ogni maggiorenne dovrebbe avere, per evitare di uccidere se stessi o gli altri».

Guidatore designato, ricorso ai mezzi pubblici o taxi, sono solo alcune delle soluzioni che possono essere adottate per non rischiare la patente di guida e soprattutto la vita. «Come segretario provinciale di PL – conclude Luca Natalucci – mi sento di rivolgere un ringraziamento alla polizia locale, ai carabinieri, alla polizia stradale, a tutti gli uomini che in divisa svolgono ogni giorno il controllo stradale, garantendo così un grande contributo alla sicurezza di automobilisti e cittadini».

Un fenomeno, quello dell’alcolismo giovanile, incentivato anche dal cattivo rapporto dei ragazzi con le famiglie. «L’alcoolismo giovanile è un fenomeno epocale – sottolinea Ciccioli – che vede nella perdita della relazione dei ragazzi con i genitori, una delle cause maggiori. I genitori sono sempre più spesso assorbiti dal lavoro e in alcuni casi da condizioni di precarietà. Frequentemente si tratta di nuclei familiari dove è presente un solo genitore, perché magari sono figli di coppie separate. I nonni non ci sono e i ragazzi crescono da soli, non ricevono un processo educativo adeguato, anche perché al giorno d’oggi non ci sono più i grandi educatori di un tempo: la famiglia non è più presente, i ragazzi non frequentano gli oratori e neanche i gruppi sportivi e la scuola non educa più è diventata nozionistica. I ragazzi oggi si trovano a crescere da soli e apprendono più spesso dal gruppo dei pari, è in questo che si possono formare leadership positive, quando tendono ad introdurre passioni sportive, musicali, o negative se invece si costituiscono in bande di bulli, delinquenti o trasgressivi».

Una formazione, quella dei coetanei, che può essere positiva o negativa, a seconda delle persone incontrate. «Altro aspetto importante – precisa lo psichiatra – è il ruolo della rete e l’impatto delle nuove tecnologie sui giovani. Un discorso delicato, per molti ragazzi il computer diventa l’altro se, la loro identità si forma con questo, uno strumento che li porta a perdere la capacità di relazionarsi con gli altri, perché la relazione è mediata dal video, da Facebook, dalla connessione ad internet. Tutto questo produce una grande distorsione comunicativa: i ragazzi non sono più se stessi, ma la rappresentazione di come si manifestano su internet e sui social. Non conta più come si è veramente, ma come si appare».

È un vero e proprio allarme quello lanciato da Ciccioli: per alcuni ragazzi, internet rappresenta una parte significativa della giornata, che trascorrono per gran parte inchiodati al pc, con una «Contrapposizione fortissima tra reale e virtuale. Allora sui social si trovano ragazzi molto aggressivi sulla rete, ma molto timidi nella realtà, con tendenze collettive e non individuali. I processi di identificazione risultano disturbati dalla globalità della rete, e ci sono ragazzi che arrivano a compiere azioni solo perché scritto sulla rete, o a mettere in scena gesti estremi solo perché poi saranno condivisi sui social.

Comportamenti dei quali forse non ci si può stupire, se si considera che la maggior parte degli adolescenti è bombardata da una serie enorme di stimoli negativi, che passano spesso anche attraverso i media. Modelli positivi e modelli negativi che vengono continuamente proposti. In questo senso un grande veicolo è la musica, e uno tra i pezzi più popolari ascoltati dai teenagers in questo periodo parla di cocaina.

La musica è sempre stato un veicolo delle emozioni nei giovani. Oggi va molto di moda il rap, una musica ritmica, non melodiosa, dove i testi rappresentano rabbia, rivendicazione, aggressività e a volte anche instabilità e violenza sociale, una rabbia che è tipica dei bambini, quando ancora non riescono ad elaborare le emozioni. In questo senso il rap è una sorta di colonna sonora di una fascia giovanile, della quale esalta i comportamenti trasgressivi, antisociali, di fallimento e insuccesso, di chi non ce la fa, ed ha una forza drammatica dal punto di vista distruttivo e autodistruttivo. Occorre recuperare la relazione e il rapporto con le famiglie, dare senso ai comportamenti e all’agire dei ragazzi. C’è un brano di Vasco Rossi, dove l’artista cantando afferma che “bisogna dare un senso a questa cosa che un senso non ce l’ha”. Ecco questa frase fotografa bene l’esatta condizione dei giovani, che hanno sempre una domanda di senso a cui gli adulti devono dare una risposta. I giovani vivono di emozioni e contenuti, invece gli adulti di abitudini, che possono anche essere prive di senso e di emozioni. Le famiglie devono recuperare la relazione con i figli e ascoltarli, se non è possibile in questi casi è bene rivolgersi ai servizi e cercare di ricostruire la rete di amicizie per i figli. Al dipartimento dipendenze patologiche è attivo un servizio dedicato ai minori».

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BESTEMMIA IN SERIE A

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Serie A, Giudice Sportivo 35ª giornata: BESTEMMIA Cigarini.

Luca Cigarini del Cagliari è l’unico giocatore squalificato per più di una giornata dal Giudice Sportivo, a seguito del quartultimo turno di Serie A: il centrocampista del Cagliari, espulso per doppia ammonizione nella sconfitta per 4-1 contro la Sampdoria, prende una sanzione maggiore per aver BESTEMMIATO all’uscita dal campo.

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ALCOL E GIOVANI: DIMINUISCE IL CONSUMO

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Sempre meno i giovani che fanno uso di alcol in Europa e in Nord-America
Sono sempre meno gli adolescenti che fanno uso di alcol in Europa e in Nord-America e questo dipende a livello nazionale dagli investimenti che si fanno in particolare per i benefit per le famiglie.

Questo quanto emerge da una recente ricerca dell’università di Padova pubblicata su Drug & Alcohol Review, Do public expenditures on health and families relate to alcohol abstaining in adolescents? Multilevel study of adolescents in 24 countries, a firma di Alessio Vieno e Gianmarco Altoè del dipartimento di Psicologia dello sviluppo e della socializzazione dell’università di Padova e in collaborazione con l’università australiana La Trobe University, Melbourne e la canadese McGill University.

Gli adolescenti sono considerati un gruppo ad alto rischio di sviluppo di problemi relati all’uso di sostanze psicotrope e proprio l’alcol è la prima sostanza con cui gli adolescenti ne entrano in contatto. Dal punto di vista della salute pubblica e in accordo con quanto sostiene l’Organizzazione mondiale della sanità è ormai evidente che ritardare quanto più possibile il primo contatto con l’alcol e soprattutto il primo abuso di alcolici nella fase adolescenziale sia essenziale per ridurre tutta una serie di problematiche, soprattutto legate all’uso e all’abuso di sostanze psicotrope in futuro.

“Oltre alle tradizionali caratteristiche individuali e familiari, come la ricerca di sensazioni e l’impulsività o l’uso di sostanze nei familiari – spiega il professor Vieno – sembrano esserci alcuni elementi contestuali molto rilevanti ad aumentare la probabilità che i preadolescenti si astengano dall’uso di alcol. In particolare, sembra che le spese fatte negli ultimi 15 anni a livello statale soprattutto in termini di benefit per la famiglia (asili nido, assistenza alle famiglie ecc.) abbia generato un incremento notevole dei preadolescenti che si astengono dall’entrare in contato con gli alcolici in età precoce”.

Questo è quanto emerso dallo studio pubblicato sulla rivista Drug & Alcohol Review. Gli autori hanno analizzato i dati relativi all’uso di alcolici tra il 2002 e il 2014 di 175.331 studenti 15enni europei e nord-americani (dati raccolti all’interno del sistema di sorveglianza Internazionale Health Behaviour in School-aged Children condotto in collaborazione con l’Organizzazione mondiale della sanità).

Lo studio ha evidenziato un incremento medio di preadolescenti che si astengono dall’uso di alcolici che passa dal 21% nel 2002 al 35% nel 2014. Con eccezione della Grecia (in cui si riscontra un decremento dal 20% al 15%) i risultati sembrano dimostrare questo trend indipendentemente dal genere di appartenenza e dallo status socioeconomico familiare. Agli estremi di questo trend positivo troviamo stati come l’Italia (dove la percentuale di astinenti passa dal 19 al 24%) a stati con un trend molto più pronunciato come i paesi scandinavi (ad esempio la Norvegia passa dal 23% al 56%).

Lo studio ha permesso di mettere in evidenza inoltre che questo trend risulti molto più pronunciato nelle nazioni dove si spende maggiormente in salute pubblica e in particolare in benefit per le famiglie, ovvero trasferimenti che uno stato fa per i contributi alle scuole dell’infanzia, per la gravidanza, per nascite e adozioni ecc.

In definitiva, la ricerca sembra confermare come l’investimento nei benefit per la famiglia sia connesso a dei migliori rapporti tra genitori e figli che in ultima analisi si traducono in una minor predisposizione alla sperimentazione si alcol in giovane età, con importanti ripercussioni in termini di riduzione della spesa pubblica in futuri disagi in particolare legati all’uso e all’abuso di diverse sostanze psicotrope in età adulta.

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Radja Nainggolan non si controlla e bestemmia

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radjaaIl centrocampista belga della Roma di nuovo nell’occhio del ciclone.

Al termine della trionfale gara con il Barcellona il centrocampista belga della Roma si è lasciato andare a un’espressione blasfema mentre stava festeggiando in compagnia di alcuni compagni di squadra: il video, come già successo in passato, è stato poi pubblicato sui social ed è diventato virale.

A gennaio, per un video – incautamente pubblicato su Instagram dallo stesso calciatore – nel quale celebrava il Capodanno con alcol, fumo e bestemmie, l’ex Cagliari venne punito con la mancata convocazione per la gara con l’Atalanta.

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ALLARME BINGE-DRINKING

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A 14 ANNI RISCHIA LA VITA PER TROPPO ALCOL, CASI IN AUMENTO.
Ragazzo in ospedale al limite del coma etilico. Allarme binge-drinking

Rischiare la vita a 14 anni per l’abuso di alcol. L’ultimo caso ha riguardato un ragazzino della provincia di Alessandria, portato in ospedale al limite del coma etilico dopo avere bevuto abbondanti quantità di rum durante una serata con gli amici. Prima di lui, lo scorso gennaio, un’altra quindicenne, a Roma, è stata ricoverata in gravi condizioni sempre dopo una ‘abbuffata’ di alcolici. E non si tratta di casi isolati: il fenomeno, avvertono gli esperti, è infatti in preoccupante aumento.

Nel caso del quattordicenne, a chiamare il 118 è stata la mamma. Le condizioni del ragazzo, riferiscono alla centrale operativa, “erano quasi al limite del coma etilico con un principio di ipotermia. Non sembra comunque in pericolo di vita”. Ma l’abuso di alcol, nel caso di ragazzi giovani e adolescenti, può avere effetti devastanti portando a complicanze gravi e danni irreversibili fino, in alcuni casi, anche alla morte. L’alcol, spiega il gastroenterologo e direttore del Centro per i disturbi da uso di alcol del Policlinico Agostino Gemelli di Roma, Giovanni Addolorato, “ha infatti un effetto tossico sugli organi, in particolare negli adolescenti: l’organismo dei giovani adolescenti, infatti, non ha ancora prodotto gli enzimi che permettono di metabolizzare e ‘digerire’ l’alcol e che si producono intorno ai 18 anni. Ecco perchè gli under-18 non potrebbero assolutamente consumare alcol, dal momento che vanno incontro ad effetti tossici maggiori rispetto agli adulti”.

Gli effetti tossici si manifestano innanzitutto sull’organo bersaglio che è il fegato ma il danno è per tutti gli organi, per l’apparato neurologico ed anche, per le donne, per l’apparato riproduttivo. Il rischio, dunque, è quello di complicanze molto gravi: un’intossicazione acuta, infatti, può determinare anche un’epatite acuta alcolica, che ha un tasso di mortalità fino al 70%, oppure può portare al coma alcolico che può anche essere mortale. Il problema, chiarisce lo specialista, è che “la suscettibilità ai danni da alcol è individuale e, soprattutto nel caso dei giovani, non si può indicare una quantità di alcol ‘limite’ oltre la quale bere diventa pericoloso. Anche una piccola quantità di alcol, su alcuni soggetti potrebbe risultare pericolosa. Per questa ragione, il divieto di alcol per gli adolescenti deve essere totale”.

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GIOVANI E ALCOL, DATI ALLARMANTI

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“ALCOOL E GIOVANI –
La prevenzione parte da noi ragazzi” è stato il titolo della
tavola rotonda promossa ieri mattina dall’Istituto Superiore
di Larino, in collaborazione con la LILT, nell’aula magna
dell’Istituto San Pardo.
Un incontro importante, di profonda valenza sociale, con
l’obiettivo di motivare scuola, istituzioni e società
sull’opportunità di intervenire sul contesto, per facilitare
scelte di vita salutari e verificare la possibilità di creare
spazi di aggregazione giovanile. Partendo dal valorizzare il
ruolo attivo dei giovani, mettendo a confronto, sul tema
dell’alcool, gli studenti, gli adulti, le associazioni di
volontariato, gli enti pubblici e gli amministratori locali.
Presenti alla tavola rotonda in qualità di relatori la
dottoressa Carmela Franchella della LILT, la dottoressa
Marinella Mazzocco del Serd e il Vicesindaco di Larino Assunta
D’Ermes.
L’alcool è una sostanza tossica, psicoattiva che induce
dipendenza e assuefazione, il cui consumo quotidiano può
determinare l’insorgenza di tumori (10%), è stato ricordato
dagli studenti nell’illustrare l’ambito in cui si è sviluppata
la loro ricerca. Nel nostro territorio il 70% dei giovani ha
dichiarato di aver consumato bevande alcoliche nell’ultimo
mese, il 20% ne fa un consumo settimanale; il 10%, un consumo
giornaliero; il 34% ha dichiarato di essersi ubriacato più
volte nell’ultimo anno. Per contrastare il consumo di alcool
nei giovani, il primo dato emerso, è fondamentale il ruolo
della famiglia, della scuola, aumentare il controllo del
territorio e limitarne la disponibilità.
Importanti i risultati del progetto presentato dagli alunni
delle classi terze superiori, nell’evidenziare come nel
follow-up la percentuale di studenti del braccio intervento
che non hanno bevuto nell’ultimo mese è aumentata del 25%,
rispetto al 14% del gruppo di controllo. Nel braccio
intervento è diminuita del 72% la percentuale di chi fa un
consumo alcolico quotidiano, mentre nel braccio di controllo
la percentuale del 5% è rimasta invariata nel follow-up. Tra
le bevande più consumate c’è la birra, ma nel gruppo
intervento diminuisce del 45% nel follow-up il dato inerente
al consumo dei superalcolici.
Nel follow-up vi è stata una riduzione del 34% degli episodi
di ubriacature nel braccio intervento rispetto al 20% del
gruppo di controllo.
Aumenta del 75% la percentuale dei ragazzi che giudica
eccessivo il proprio rapporto con l’alcol nel braccio
intervento rispetto al gruppo di controllo, dove si è ridotto
del 37%.
Per cui, è emerso come lavorare sulle politiche di contesto si
è dimostrato efficace nel prevenire la sperimentazione
dell’alcool nel gruppo degli adolescenti non bevitori, meno
nel ridurre il numero dei ragazzi che consumano alcol
abitualmente. È stato importante, invece, registrare una
riduzione dei comportamenti a rischio sia rispetto al tipo di
bevanda alcolica consumata dai ragazzi, sia rispetto alla
frequenza degli episodi di ubriacatura.
” Davvero molto interessanti e di indubbio valore scientifico
e sociale sono stati i progetti a tema che i ragazzi delle
classi terze superiori hanno presentato per l’occasione,
oggetto poi del confronto nella tavola rotonda dove,
istituzioni, associazioni, scuole e giovani hanno dato vita ad
un dibattito ricco di idee e proposte sulle azioni da mettere
in campo per combattere le dipendenze e godersi appieno la
vita – il commento del Vicesindaco D’Ermes a margine
dell’incontro – Tra le altre cose, forte è stato l’appello per
l’individuazione di luoghi aggregativi e di opportunità di
svago che i giovani fanno fatica a trovare nella nostra
comunità. Su questo fronte, l’impegno dell’amministratore è
quello di sostenere queste necessità facendosene carico e da
parte mia ho assicurato la massima disponibilità nel favorire
luoghi e momenti aggregativi, mettendo a disposizione gli
spazi comunali dove, insieme alle associazioni e ai cittadini
volontari, organizzare corsi gratuiti o semplici momenti
aggregativi intorno a musica, cultura, arte e artigianato.
Perché un’alternativa alle dipendenze c’è sempre. E tutti
insieme, scuole, istituzioni, società, siamo chiamati a
guidare i nostri ragazzi lungo la strada della vita, del
benessere fisico e psicologico, per la costruzione di una
società migliore, che ponga al centro le giovani generazioni,
la salute e il vivere in armonia con sé stessi e con gli altri.

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