INSULTI E BESTEMMIE ANCHE NEL CALCIO FEMMINILE

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Perché fanno notizia gli insulti e le bestemmie nel calcio femminile?
Morace, allenatrice del Milan, accusa le avversarie di aver insultato e bestemmiato in campo. Che a noi sembra la normalità: non si fa, ma succede come con gli uomini

“Sentire le bestemmie è stato uno spettacolo indecoroso”
«Sentire le bestem­mie in campo è stato uno spettacolo indecoroso ­- ha detto­ -. La Pink Bari ha una dirigenza ottima e competente, ma alcune loro gioca­trici non hanno capito che il calcio femminile sta cre­scendo in tutto e devono cambiare atteggiamento». Che è già un ragionamento diverso. Come a dire: occhio che non si può continuare come se non ci seguisse nessuno, perché non è più così. L’Italia femminile si è qualificata per i Mondiali ed è bene che ci si uniformi a regole universalmente riconosciute.

La presidentessa del Bari, Alessandra Signorile, ha poi dichiarato: «Sono rimasta perples­sa dalle sue dichiarazioni. Cre­do siano state davvero eccessi­ve». «Ero in panchina, una partita con sole tre ammonite non può essere definita violenta. C’è stato solo un battibecco poco educato tra Morace e una mia calciatrice, che ha risposto a un epiteto. Inoltre, sapesse quante volte, dagli spalti e in campo, ci dicono “terún”!».

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COME PERDERSI IN UN BICCHIERE

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Come i giovani si perdono in un bicchiere…La piaga sociale dell’alcolismo giovanile

Il consumo di alcol a rischio è un fenomeno in costante evoluzione e una patologia sociale e sanitaria ancora misconosciuta e sottovalutata.

Secondo recenti stime attuate dall’Istat la quota di “consumatori a rischio”, potenzialmente suscettibili di un intervento di carattere sanitario, è in Italia pari a circa 9 milioni di individui, di tutte le fasce d’età e di entrambi i sessi, infatti, al di sotto dell’età legale sono circa 475 mila i minori a rischio. Questi dati fanno dell’Italia la Nazione in cui i bambini sono in assoluto i più precoci d’Europa, in media già consumatori di alcolici verso gli 11 – 12 anni, anche se in realtà, in molti casi, l’approccio è sicuramente più prematuro.

Inoltre, sebbene l’Italia continui a occupare un posto tra i più bassi nella graduatoria europea per consumo annuo pro capite e sia, assieme al Portogallo, il Paese dell’Unione Europea con il più alto numero di astemi, la recente trasformazione avvenuta nei modelli di consumo sembra in parte vanificare la positività di tali dati. I nuovi stili di assunzione di alcolici comportano, infatti, una maggiore esposizione a rischi che riguardano non solo la salute psicofisica, ma anche la sicurezza sociale, soprattutto quando il consumo di alcol si correla a circostanze quali la guida, le attività lavorative, la ricerca dello sballo. Inoltre, è proprio tra i giovani che si attesta la maggiore diffusione di “consumi a rischio”, problema che riguarda circa 1 milione e 200 mila soggetti di 11-24 anni.

Non solo il consumo adulto, ma anche quello giovanile negli ultimi quindici anni è stato caratterizzato da una forte e progressiva ispirazione a modelli nord-europei, si sono affermate abitudini di consumo come il “binge drinking” e l’assunzione di alcolici lontano dai pasti, quest’ultima particolarmente cresciuta soprattutto tra i giovanissimi di 14 – 17 anni e in particolare tra le ragazze, tra cui la prevalenza si è quasi triplicata nell’ultimo quindicennio.

Di recente questi modelli sono stati arricchiti, da una contaminazione in rapida espansione del modello spagnolo di “sballo” alcolico: il “budello”, la damigiana di vino sfuso, spesso di qualità discutibile, di minor costo e sicuramente conveniente, miscelato con superalcolici e consumato in maniera collettiva nelle piazze. Ubriacarsi, purtroppo, non è più un fenomeno occasionale ed isolato, causato dall’imprudenza e a volte dall’inesperienza, ma il risultato di un comportamento intenzionale, spesso ripetuto nel tempo, influenzato dall’esaltazione del valore positivo dell’alcol da parte della pubblicità, ma anche dall’assenza di una doverosa vigilanza da parte della famiglia e della società.

Secondo l’analisi congiunta dell’Osservatorio Nazionale Alcol CNESP, del Centro Oms per la Ricerca sull’Alcol e della Società italiana di Alcologia l’impatto simultaneo della pubblicità, delle strategie di marketing e del mercato della vendita al pubblico, ha contribuito a creare nuove culture e modelli del bere giovanile e contemporaneamente ha reso più accessibile e conveniente acquistare bevande alcoliche più economiche ed accattivanti. Gli spot dei prodotti alcolici sono associati ad un’ampia gamma di piaceri fisici e psicologici, tra cui le relazioni intime. Questo può in parte spiegare la tendenza dei giovani a considerare l’alcol un coadiuvante delle relazioni sociali e sessuali. Dalle ricerche attuate negli ultimi anni, è stato, inoltre, dimostrato che la pubblicità può indurre i non bevitori ad assumere atteggiamenti positivi nei confronti del bere ed a esprimere un interesse nei confronti delle bevande alcoliche, ma anche a spostare le loro preferenze su determinate marche di prodotti da parte giovani che già ne fanno uso. Gli spot televisivi sono particolarmente efficaci, però, soprattutto quando altri agenti di socializzazione e altre fonti di pressione sociale, come genitori, amici, educatori etc., sono poco attivi, in particolare durante i primi anni dell’adolescenza.

Considerando l’impatto che l’assunzione di alcolici ha sul benessere biopsicosociale è importante prestare attenzione al complesso rapporto che intercorre tra alcol e salute. Dalle evidenze scientifiche emerge che spesso si ricorre all’alcol per avere dei benefici sulla sfera sociale e sessuale: sono soprattutto i giovani ad affidarsi alle droghe per migliorare l’umore e ricevere un aiuto psicologico nei rapporti interpersonali. L’assunzione problematica di alcolici aumenta, inoltre, il rischio di incorrere in numerose problematiche sociali, in maniera direttamente proporzionale alle quantità consumate e non ci sono evidenze di esistenza di un effetto soglia. I problemi variano dall’aggressione e dalla violenza scatenate dall’assunzione di alcolici, ai problemi familiari e coniugali, come il maltrattamento su minori, l’intimate partner violence e l’abuso sessuale, a quelli lavorativi. L’alcol è non solo la causa di infortuni e problemi sociali, disordini mentali e comportamentali, ma anche di neoplasie e disturbi fisici, soprattutto gastrointestinali, muscolo scheletrici, cardiovascolari ed emopoietici, immunologici, sessuali (infertilità, disfunzioni sessuali, problemi prenatali, con particolare riferimento alla sindrome alcolica fetale). Tuttavia, numerose evidenze scientifiche dimostrano un miglioramento dello stato di salute in seguito all’interruzione del suo consumo problematico: ridurre il consumo alcolico o smettere di bere produce benefici sullo stato di salute e l’eliminazione dell’alcol causa un’inversione completa del rischio per tutte le patologie correlate descritte.

Risulta, pertanto, evidente che la complessità del rapporto tra i giovani e l’alcol non si può ridurre a problema di tipo esclusivamente medico ed epidemiologico. L’uso e l’abuso sono da indagare prima di tutto in una prospettiva antropologica e sociale. È il rapporto equilibrato fra piacere e rischio ad essere in crisi e non solo in Italia, ma in tutto il mondo. Troppi sono, infatti, i ragazzi candidati all’alcolismo e ai danni alcol correlati, problematiche che esploderanno con tutta la loro evidenza nei prossimi anni. Le modalità da assunzione di alcolici diffusi tra i giovani richiedono, quindi, una particolare attenzione e adeguati interventi, soprattutto per la possibilità di gravi implicazioni di ambito non solo sanitario, ma anche psico-sociale, data la possibile relazione con altri comportamenti a rischio, come l’interruzione precoce degli studi, la riduzione delle prestazioni scolastiche, l’aggressività auto ed etero diretta, i disturbi della condotta e la violenza, oltre alle possibili influenze negative sullo sviluppo cognitivo ed emotivo.

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ALCOL E GIOVANI: E’ ALLARME IN ITALIA

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Alcol già a 11 anni
Gli esperti del settore indicano un preoccupante abbassamento della cosiddetta “età di prima assunzione”: a volte accade che questa avvenga persino fra gli 11 e i 12 anni. “La cosa che più preoccupa è che questo consumo avviene con gli amici fuori casa, nonostante ormai si conoscano i danni che causa l’alcol. Ci sono due aspetti che vanno tenuti presente. Il primo riguarda il tipo di consumo, il secondo ha a che fare con le conseguenze, anche molto gravi che possono verificarsi. Una volta il consumo in famiglia portava a progressivo adattamento e alla capacità di autocontrollarsi, che invece oggi sembra mancare. Va però ricordato che se in passato era considerato normale bere il vino ai pasti, fin da giovani, oggi gli studi hanno dimostrato in modo inequivocabile che l’alcol è dannoso almeno fino ai 18 anni, con conseguenze non solo a carico del fegato, ma anche del cervello e del sistema nervoso” spiega l’esperto.

Perché i ragazzi bevono?
E’ cambiato dunque il modo di bere, ma anche le motivazioni sono differenti. Le informazioni sugli effetti dell’alcol sono note, ma i casi come quello di Busto Arsizio continuano a verificarsi. “Da un lato i danni dell’alcol sono sottovalutati, dall’altro ci sono meccanismi sociali che rendono difficile per un adolescente contrastare la pressione del gruppo dei pari: i ragazzi hanno bisogno di stare con i coetanei e pur di far parte del gruppo si adeguano, non riescono ad opporsi e finiscono con l’omologarsi, imitando i compagni che bevono” spiega Roberto Di Monaco, che insiste sul ruolo delle agenzie
educative: scuola e famiglie.

Che ruolo hanno le famiglie?
“Ciò che più manca è il dialogo, sia con gli insegnanti a scuola, sia con i genitori a casa. Non serve limitarsi a spaventare i ragazzi o impedirgli di uscire, ma non va bene neppure un comportamento troppo permissivo. Occorre, piuttosto, un dialogo più partecipato, specie con la madre. Spesso l’abuso di drink e cocktail è espressione di un disagio, dell’incapacità di contrastare la pressione che arriva dal gruppo dei pari, dei coetanei, non c’è la forza di dire di ‘no’, perché si ha paura di essere isolati. Molti giovani nelle nostre ricerche hanno manifestato la sensazione di sentirsi non valorizzati, sia a scuola che a casa” spiega il sociologo. “Paradossalmente gli studi hanno mostrato come a volte i ragazzi considerino un aiuto l’inapsrimento dei divieti sull’alcol, ma alzare l’età minima non è l’unica soluzione, anche perché le norme vigenti sono già facilmente aggirabili, se c’è un amico maggiorenne che può comprare alcolici. Quello che manca, invece, è la capacità di controllo dei propri comportamenti” dice Di Monaco.

Quali danni: dal fegato al sistema nervoso e cervello
I danni più noti dell’alcol sono quelli a carico del fegato, che insieme all’apparato digerente nei giovani maturano poco prima di 20 anni. Ma anche cervello e sistema nervoso subiscono le conseguenze, spesso irreversibili del consumo di drink alcolici. Se nel breve termine gli effetti possono essere una maggiore fragilità, sbalzi d’umore, riflessi lenti e perdita della memoria breve, ripercussioni si possono avere anche nel lungo periodo: “Gli studi dimostrano che l’alcol interagisce con la rigenerazione delle sinapsi alla base del sistema nervoso e del funzionamento del cervello, in termini di memoria e intelligenza. L’alcol nei giovani, nei quali questi collegamenti sono riorganizzati in modo massiccio, agisce sfoltendo e riducendo questi meccanismi e dunque influendo in modo negativo sulle performance del cervello. Gli effetti si possono notare subito nel rendimento scolastico, ma possono anche trascinarsi nel tempo” spiega Di Monaco.

Particolarmente a rischio sono le femmine, ossia proprio coloro che sempre più spesso bevono per non mangiare, a stomaco vuoto, per sentirsi sazie. Vasi e tessuti nei ragazzi non sono ancora in grado di sostenere lo smaltimento del processo etilico; il loro deterioramento più essere più rapido e può portare a danni anche nel lungo periodo, come la possibilità di tumori al cavo orale. “A volte, però, non occorre attendere del tempo, anche una sola sbornia può portare a coma etilico, specie nelle ragazze” aggiunge Di Monaco.

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ALCOL IN STRADA

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Trastevere, bevono alcol in strada: cinque giovani multati per 750 euro

Bevono alcol in strada a Trastevere e vengono multati per l’ordinanza antialcol. Ad essere sanzionati, cinque giovani: bevevano alcolici e superalcolici in contenitori di vetro e dovranno pagare 750 euro. Anche un pub è stato sanzionato dai militari perché sorpreso a servire bevande alcoliche ai propri clienti dopo le 2 di notte, oltre l’orario consentito dall’ordinanza sindacale, per un importo di 280 euro. I carabinieri hanno ispezionato anche cinque attività commerciali, identificato oltre 200 e controllato oltre 50 mezzi. Solo due le contravvenzioni elevate per infrazioni al Codice della strada.
Durante i controlli del fine settimana, i Carabinieri di Trastevere, coadiuvati dai Carabinieri dall’8° Reggimento Lazio, hanno anche arrestato due ladri, un italiano e un polacco, di 37 anni, entrambi disoccupati e senza fissa dimora, sorpresi a rubare uno scoter. Dopo l’arresto i due sono stati accompagnati in caserma e trattenuti, in attesa del rito direttissimo mentre, lo scooter è stato riconsegnato al legittimo proprietario. Sempre nel corso dei controlli, i militari hanno segnalato alla competente Autorità, quale assuntore, un giovane studente di 15 anni, incensurato, che a seguito della perquisizione personale è stato trovato in possesso di 1 grammo di hashish, ad uso personale.

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SQUALIFICA PER BLASFEMIA

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Bologna Fc, la BESTEMMIA di Poli non sfugge alla prova tv. Un turno di stop

L’espressione blasfema pronunciata nella gara di Coppa Italia contro il Crotone: Poli salterà il match del 13 gennaio contro la Juve. Intanto Inzaghi avrà tutta la rosa a disposizione per l’Empoli
Bologna, 7 dicembre 2018 – Iniziano ad arrivare le prime decisioni del Giudice Sportivo dopo il quarto turno di Coppa Italia, conclusosi ieri sera con la partita tra Torino e Sudtirol. E riguardano anche Andrea Poli, centrocampista del Bologna che, durante la sfida contro il Crotone – vinta agilmente dai rossoblù per 3 a 0 – è stato “chiaramente inquadrato dalle riprese televisive mentre proferiva un’espressione blasfema, individuabile senza margini di ragionevole dubbio”.

Il numero 16 dei felsinei, di conseguenza, dovrà scontare la giornata di squalifica, che gli impedirà di scendere in campo contro la Juventus il 13 gennaio per la partita che vale l’accesso ai quarti di finale. Decisiva la prova tv, che ha inchiodato Poli e che costringerà Inzaghi a pensare ad un sostituto per la gara contro i bianconeri.

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ALCOL E ALCOLISMO

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“Alcol e alcolismo: tra piacere e dipendenza” alla Biblioteca nazionale

La Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III” di Napoli ospita “Alcol e alcolismo: tra piacere e dipendenza”, il nuovo appuntamento delle “Scuole territoriali della salute emotiva e comportamentale”, gli appuntamenti divulgativi per condividere con i cittadini le idee e le buone prassi del benessere psichico, in programma giovedì 29 novembre alle 16.

«Si parla sempre più spesso dell’abitudine dei più giovani di consumare alcol e del rapporto che i ragazzi hanno con le bevande alcoliche e con le bevande energetiche, i cosiddetti “energy drink”, e pare che tra essi il “bere responsabilmente” non sia quasi per nulla contemplato – afferma il dottor Barretta –. Quasi 4 giovani su 10 non hanno idea dei danni che comporta l’assunzione di un mix di alcol ed energy drink. Mentre, negli Stati Uniti, l’abuso di alcolici non solo è la terza causa prevenibile di morte, ma è anche uno dei motivi più comuni di morti premature, con circa 88mila decessi l’anno stimati tra il 2006 e il 2010».

Le “Scuole territoriali della salute emotiva e comportamentale” sono promosse da “Health Point”, il progetto ideato dal direttore scientifico del Centro Noesis di Napoli, lo psichiatra Vincenzo Barretta, col sostegno del Rotary Club Napoli “Castel dell’Ovo”. L’iniziativa si avvale anche del supporto della Fondazione Istituto Antoniano, del Centro Studi “AdAstra”, della Fondazione Pellegrini e di Asso.Gio.Ca.

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ABUSO DI ALCOL: UNA PIAGA SOCIALE

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Qualche bevuta il venerdì sera con gli amici, un goccetto in più a tavola per festeggiare un evento importante o, magari, un calice di vino la sera per rilassarsi dopo una giornata stressante. Abitudini legate alla nostra cultura, piccoli vizi che, se vissuti con responsabilità e moderazione, sembrano essere quasi innocui. Ma in alcuni casi, e purtroppo se ne contano tanti, può diventare una vera e propria dipendenza. Uno dei tanti modi per sfuggire alle preoccupazioni di una società in crisi, unica via per far svanire, almeno per qualche ora, la sofferenza, i sintomi della depressione o anche una semplice timidezza.

Dopo la ‘puntata’ dedicata all’uso e all’abuso di sostanze stupefacenti, il viaggio di Lucca in Diretta nel fenomeno delle dipendenze continua con un’altra grande problematica che, purtroppo, da tempo non riesce a scollarsi dalla nostra civiltà: l’alcol.
E i dati, anche se non sono allarmanti quanto le dipendenze da droghe, meritano senza dubbio di essere presi in considerazione. Sempre grazie alla guida della dottoressa Ellena Pioli, responsabile dell’unità funzionale sulle dipendenze della zona distretto della Piana di Lucca, i numeri saltano subito all’occhio: ben 183 i casi presi in carico dall’Asl, di cui – almeno fino al 30 settembre scorso - 136 uomini e 47 donne. Una disparità molto marcata, quella che si legge nelle tabelle, che segnalano anche una piccola ‘sorpresa’: abituati forse ai pregiudizi e alle pagine di cronaca, sfogliando il dossier ci si aspetterebbe di trovare un numero elevato di casi tra i giovani, ma non è così. Sono ‘solo’ 15, infatti, i soggetti tra i 20 e i 29 anni presi in carico dal servizio sanitario nazionale, mentre sotto i venti anni – almeno per adesso – non sono mai stati segnalati casi (anche se questo non esclude il fenomeno diffuso del binge drinking anche nei giovanissimi, ovvero l’assunzione in unbreve periodo di tempo di una grande quantità di alcol).

La dipendenza da alcol risulta infatti più marcata nelle fasce di età comprese tra i 40 e i 49 anni (ben 58 casi), seguiti dalla fascia 50-59 (47 casi) e da quella 30-39 che conta oggi 32 casi. Sono 31, invece, i casi tra gli over 60, di cui 4 sono addirittura ultrasettantenni. Come mai? Lo spiega la dottoressa Pioli: “I giovani arrivano qui da noi solo se segnalati dalle forze dell’ordine, nel maggiore dei casi quando devono recuperare la patente e frequentare obbligatoriamente un corso di recupero. Nei soggetti più anziani invece oltre al problema della dipendenza sorgono anche problemi di salute: oltre alla cosìddetta ‘demenza alcolica’ che tra i casi ha senza dubbio una percentuale minore, sono i danni epatici gli effetti dell’alcol più preoccupanti. Nella maggior parte dei casi i soggetti dipendenti da questa sostanza sono accompagnati qui dalla famiglia, l’unica a rendersi davvero conto della gravità della situazione. Molti dei casi arrivano qui quasi inconsapevoli di avere un problema”.

Anche nei casi presi in carico per età si nota una forte disparità tra uomini e donne (nella fascia 20-29 troviamo solo una giovane donna, mentre gli uomini sono ben 14). I casi presi in carico dal Sert sono tutti individui che bevono almeno un litro di alcol al giorno, compresi superalcolici. E’ il vino la bevanda più utilizzata: sono infatti ben 125 su 183 i soggetti che abusano di questa sostanza (di cui 92 uomini e 33 donne). La ragione è molto semplice: in questi tempi di crisi, sia economica che sociale, il vino è senza dubbio l’alcolico più economico messo in commercio. A farne uso, purtroppo, sia per riscaldarsi nei mesi invernali che per alleviare le pene della solitudine, anche i senzatetto e le persone in gravi situazioni di povertà, spesso prese in carico dai volontari dell’unità di strada della Croce Rossa di Lucca che all’interno del suo comitato ha organizzato anche diversi corsi di sensibilizzazione al problema della dipendenza da alcol. A seguire, tra le sostanze alcoliche più ‘gettonate’, senza dubbio la birra (con 40 casi), superalcolici (12 casi) e cocktail vari (6 casi). Ma, come ha sostenuto anche la dottoressa Pioli, i soggetti affetti da dipendenza da alcol fanno abuso di più di una di queste sostanze. Le statistiche, infatti, rilevano solo il ‘male’ peggiore dei casi. Chi beve superalcolici, ad esempio, durante la giornata abusa anche di vino o di birra. L’alcol, molto spesso, diventa anche un modo per ‘rimpiazzare’ altre dipendenze: come noto, molti dipendenti da eroina consumano questa droga mixandola con alcolici o, come spesso accade, l’alcol diviene proprio una nuova dipendenza in periodi di recupero, in assenza di sostanze stupefacenti.

Uno sguardo va anche alla nazionalità dei casi presi in carico dall’Asl: tra i 183 casi 146 sono italiani (di cui 109 uomini e 37 donne), mentre gli stranieri sono 37 (27 uomini e 10 donne). Tra gli stranieri la nazionalità prevalente è quella marocchina, che conta 9 casi, a seguire quella polacca (4 casi) e quella rumena (4 casi). Sono 22, invece, le nazionalità che presentano meno incidenza: tra i più giovani si notano soggetti provenienti dai paesi dell’est Europa e dal centro Africa, ma non mancano all’appello anche il sud America e i paesi del nord Europa.

È molto raro che i casi presi in carico dall’Asl debbano frequentare una comunità di recupero. Solitamente, come ha spiegato la dottoressa Pioli, queste persone entrano a far parte di gruppi seguiti da educatori, una vera e propria equipe specializzata per questo tipo di dipendenze che aiuta a far comprendere quanto l’alcol possa creare non solo problemi sociali ma anche di salute. I danni al fegato, come molte altre patologie, tendono a emergere circa dieci anni dopo l’inizio dell’abuso. Non da sottovalutare il fatto che molti alcolisti spesso fanno anche uso di nicotina. Un mix micidiale che, a lungo andare, può portare conseguenze anche molto gravi e altamente disabilitanti. L’abuso a lungo termine di alcol può infatti causare cirrosi epatica, pancreatite cronica, epilessia, polineuropatia, ma anche malattie cardiache, carenze nutrizionali e persino disfunzioni sessuali. Talvolta queste complicanze possono portare ad un esito fatale. Nei gruppi di ascolto e in quelli organizzati dal personale sanitario, esistono soprattutto programmi indirizzati alla riduzione del rischio di recidive. Questi gruppi di ‘supporto’, se così si vogliono definire, spesso vengono organizzati anche per i familiari dei soggetti dipendenti, spesso le uniche vere grandi ‘vittime’ di questo abuso. Nella Piana, oltre al gruppo di alcolisti anonimi e al Cat, il club alcolisti in trattamento, esistono anche numerosi punti di ascolto: per citarne alcuni, il centro del distretto di Marlia, quello del Campo di Marte e il centro al Piaggione, tutti con la presenza di operatori dell’Acat (Associazione dei club alcologici territoriali).

Un problema, quello dell’abuso di alcol, che necessita ancora di molta sensibilizzazione. Gli alcolisti più anziani iniziano a bere in modo inadeguato in risposta per lo più a fattori di stress psicosociale e a situazioni di generico disagio esistenziale. La perdita di un ruolo forte nella società con l’arrivo della pensione, la solitudine, rimpianti ma anche rimorsi. Tra i più giovani invece, oltre allo sballo, tra alcune cause dell’alcolismo senza dubbio la perdita del posto di lavoro o un lavoro precario e i traumi legati alle separazioni. Leggendo gli ultimi dati della Caritas in merito al problema dell’emarginazione sociale e della povertà, purtroppo l’alcolismo sembra essere ancora un mostro quasi impossibile da sconfiggere, legato profondamente alla crisi economica e sociale dei nostri tempi. Nessuna ordinanza contro il degrado o provocazione politica, di fatti, è ancora riuscita a alleviare il problema.

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UN QUINDICENNE SU 4 SI DROGA

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Un quindicenne su 4 si droga
Il 10% fuma tabacco, il 25% beve

A 15 anni il 10% dei ragazzi trentini fuma abitualmente (il 43% ha sperimentato il fumo di sigaretta). Già un giovane su quattro (il 25%) assume alcol settimanalmente. «Magari in piccole dosi, ma sappiamo già che questi dati presuppongono un consumo cronico di alcolici. Parecchio diffusa in Trentino anche la moda di “assumere smodatamente diversi bicchieri di alcolici in una sola volta” (binge drinking)», precisa Silva Franchini del Dipartimento di prevenzione dell’Apss.

Ancora, il 39% dei nostri 15enni afferma di essersi ubriacato almeno una volta nella sua vita. Mentre il 40% dei tredicenni ed il 12% degli undicenni dichiarano di aver «provato» l’alcol.

Il quadro tracciato ieri in occasione del convegno «Ricostruiamo una comunità educante - La prevenzione del disagio nei giovani» delinea uno stato di allerta (non di emergenza). All’interno del quale non manca una marcata attenzione al problema delle droghe. «Almeno un quindicenne su quattro - aggiunge Franchini - fa uso di droga. E questo consumo non è solo sporadico, ma ripetuto nel tempo. Non solo è aumentata la quota dei “curiosi”, ma anche di chi riferisce di averla consumata per più di due volte (si tratta del 9%)».

Dall’indagine Hbsc 2014 sui comportamenti collegati alla salute dei ragazzi in età scolare a cura dell’Osservatorio provinciale per la salute emergono anche alcuni dati sul bullismo inteso nella sua accezione più ampia (qualsiasi atto che crea disagio, anche momento di esclusione): il 25% dei giovani a 11 anni lo ha subìto, mentre a 13 anni un ragazzo su quattro ha partecipato ad un episodio di bullismo. E, a quindici anni, sempre il 25% dei giovani dichiara di aver partecipato ad una rissa o ad un contrasto fisico.

Ecco, quindi, che il Comune di Trento insieme a vari soggetti pubblici, privati e del terzo settore ha sottoscritto ieri l’accordo preliminare per la realizzazione del progetto #Daimuoviamoci. Il quale ha come obiettivo principale quello di «prevenire le dipendenze ed il disagio giovanile attraverso una serie di azioni mirate in grado di promuovere stili di vita sani e «alternative positive» a tutto ciò che crea dipendenza (alcol, droga, bullismo, fumo, ritiro sociale, autolesionismo, dipendenza da internet o da relazioni virtuali)».

In particolare, ad apporre la firma sul documento insieme all’amministrazione comunale sono stati: l’Azienda provinciale per i servizi sanitari (Apss) e l’Associazione auto mutuo aiuto (Ama), il Punto famiglie e il Centro servizi volontariato Trentino (Csv), l’associazione Uisp del Trentino e il Comitato provinciale del Coni, il Forum delle associazioni familiari del Trentino.

Da sottolineare che durante il convegno è stato presentato il modello islandese «Planet Youth». «Grazie a cui in soli vent’anni - dice la presidente dell’Ama Cecilia Dalrì - il dilagare delle problematiche adolescenziali di alcol, fumo e droga è stato notevolmente ridotto, arrivando a percentuali più basse che nel resto di Europa. E questo anche con metodi «duri, quali l’introduzione del coprifuoco dai 13 ai 16 anni e la collaborazione stretta tra mondo scolastico e genitori, l’introduzione di divieti e la creazione di attività extrascolastiche che coinvolgono appieno i ragazzi».

Va detto che nel maggio del 2012 l’amministrazione comunale ha sottoscritto un’«alleanza» che ha consentito di promuovere azioni e buone prassi nell’ottica di prevenzione delle dipendenze dal gioco d’azzardo.

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RIGORE CONCESSO PER BESTEMMIA: ERRORE TECNICO?

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ERRORE TECNICO? - Rigore concesso per bestemmia. Ma il regolamento….

Un nuovo caso nel calcio piemontese: un rigore concesso al Bacigalupo in Prima girone D a seguito di una bestemmia pronunciata, che è costata una giornata di squalifica al giocatore.

Dove sta il problema, al di là della bestemmia pronunciata o meno, dello “zio” che diventa “Dio” e di situazioni che si ripetono ogni domenica? Lo ricorda il regolamento Figc alla regola numero 12 del capitolo “falli e comportamento antisportivo”, comma 4.

“Se il giuoco viene interrotto perchè un giocatore viene espulso per le infrazioni “o” (”Usa un linguaggio offensivo, ingiurioso o minaccioso”) o “p” senza che siano state commesse ulteriori infrazioni alle Regole del Giuoco, il giuoco viene ripreso con un calcio di punizione indiretto, assegnato alla squadra avversaria, dal punto in cui è stata commessa l’infrazione”. Aggiungiamo: nel caso di episodio all’interno dell’area di rigore la punizione a due andrà battuta dal limite dell’area.

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GIOVANI SEMPRE PIU A RISCHIO DIPENDENZE

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Giovani sempre più a rischio dipendenze: non solo alcol e droghe, anche web e sport

A dirlo è lo studio condotto dalla Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS e coordinato da Marco Di Nicola e Luigi Janiri
Chiariamolo subito: no, non si tratta del solito articolo volto a mostrare come le nuove generazioni siano sempre più dipendenti dall’uso (eccessivo) di alcool e droghe. Questo articolo vuole invece far emergere altri tipi di dipendenze, maggiormente in penombra rispetto a quelle già citate ma comunque dannose per la salute dei giovani, i quali spesso non si rendono nemmeno conto di averle.

Uno studio pubblicato dalla rivista “Frontiers in Psychiatry” e condotto dalla Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS – Università Cattolica ha infatti portato alla luce alcuni dati molto interessanti. Basandosi su un campione di 996 ragazzi (240 maschi e 756 femmine con un’età media di 16 anni) è emerso che il 22.1% di loro è soggetto ad un uso problematico di Internet e che il 6,2% pratica attività fisica con modalità disfunzionali.

“Non possono fare a meno di allenarsi – spiega lo psichiatra Marco Di Nicola, coordinatore dello studio assieme a Luigi Janiri – e hanno un grado di coinvolgimento nelle attività sportive che diventa quasi ossessivo. Ciò comporta ripercussioni negative sulla vita quotidiana e sulle relazioni interpersonali, oltre che sull’umore, quando i giovani non possono allenarsi come vorrebbero”.

A questa valutazione finale si è giunti mediante la compilazione di questionari volti a raccogliere informazioni sui vari comportamenti che possono condurre ad una dipendenza: erano sì presenti abitudine al fumo, uso di alcolici e di altre sostanze, ma anche rendimento scolastico e sia rapporto con Internet sia con l’esercizio fisico.

Ciò che è emerso, come anticipato in precedenza mediante i dati statistici, è quanto sia sbagliato e riduttivo circoscrivere le dipendenze dei giovani ad alcool e droghe – che rimangono comunque le più frequenti – poiché gli adolescenti sono troppo “legati” anche all’uso di Internet e alla partica di attività sportiva.

Sembra quasi che tra i giovani ci sia una norma generale che impone lo “strafare”, l’eccedere, il fare più del necessario: ti piace praticare un determinato sport? Bene, allora fallo sette giorni su sette dedicando le tue giornate solo a quello. L’invenzione e l’utilizzo di Internet hanno reso più comoda la vita quotidiana? E allora tu usalo tutto il tempo, in qualsiasi situazione, in qualsiasi modo, su qualsiasi strumento e piattaforma.

Lo scrittore francese Georges Bataille diceva che “nella natura dell’uomo vi è e continua a sussistere una tendenza perenne all’eccesso”. Siamo sicuri che sia però corretto?

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