Il contrasto dell’abuso di alcol e droghe da parte di giovani nei locali di svago e aggregazione sociale

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Divertimento sicuro:
Il contrasto dell’abuso di alcol e droghe da parte di giovani nei locali di svago e aggregazione sociale

Aumentare la consapevolezza sui fenomeni di dipendenza da alcol e droghe per i giovani, informare e responsabilizzare i giovani e le loro famiglie sui danni per la salute e per la vita relazionale derivanti dall’assunzione di alcol e sostanze illegali, sui comportamenti a rischio correlati alla guida dopo l’assunzione di sostanze alcoliche e psicotrope. Ancora, dare contributi ai gestori di locali di intrattenimento che provvedano a dotare il loro esercizio di uno o più defibrillatori semiautomatici, a seconda della capienza autorizzata del locale e di apparati di video sorveglianza all’esterno e all’interno dei locali, gestiti da addetti al controllo, oltreché dispositivi per contapersone e controlli sul livello di alcol.

Questi i contenuti della proposta di legge “Disposizioni regionali per il divertimento sicuro” presentata in Consiglio regionale dal capogruppo di Italia Viva Stefano Scaramelli. “Abbiamo lavorato e analizzato il tema dello ’sballo’ dei giovani mediante l’uso di alcol e droghe. Un tema – dice Scaramelli – che dovrebbe occupare l’attenzione e l’impegno di tutti, a partire dalla politica, ben oltre i giorni successivi all’ennesima tragedia del ‘sabato sera’. Questa legge può aiutare, spero, i ragazzi e le loro famiglie ad essere e sentirsi sicuri nei giorni e nei luoghi in cui dovrebbero divertirsi e vivere”. Secondo i dati del Ministero della Salute spesso già a 12 anni arriva la prima sbornia e il 55% degli adolescenti dai 14 ai 19 anni beve alcolici, il 24% ne ha abusato fino a star male.

“Dati allarmanti che si legano agli incidenti stradali alcol correlati – continua Scaramelli, che aggiunge - la legge punta a informare ma anche a comunicare ovvero non solo a dare conto dei rischi ma anche dell’importanza di essere consapevoli del divertimento. È evidente che il problema è culturale ma anche sociale e psicologico. Per questo la legge non si ferma a normare e promuovere un nuovo approccio al divertimento del sabato sera, ma anche a formare il personale dei locali. Ad esempio gli alcol test all’ingresso, la presenza di soccorritori di livello avanzato, associazioni di volontariato fuori dalle discoteche. Ma anche anticipare l’ingresso e la chiusura di locali, dotare le strutture di strumenti di video sorveglianza e di defibrillatori con personale formato per utilizzarlo. Ma anche strumenti come il conta persone e i metal detector. Su questi punti, che saranno oggetto del “Codice di informazione e comportamento” che dovrà essere siglato tra le associazioni rappresentative di categoria dei gestori dei locali di intrattenimento, la Regione Toscana concederà finanziamenti e un logo che potrà essere esposto per informare i giovani e le loro famiglie delle regole che all’esterno e all’interno di quel locale si devono rispettare”.

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Direttore di gara bestemmia durante il match

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Direttore di gara bestemmia durante il match, all.Sorrento: «Mai vista una cosa del genere. Arbitro vergognoso»

Episodio infelice quello accaduto nel corso della partita tra Sorrento e Agropoli. Al termine della gara vinta dai costieri, Vincenzo Maiuri, allenatore della formazione di casa, ha aspramente criticato il comportamento tenuto dal direttore di gara Lorenzo Vacca della sezione di Saronno, accusato di avergli rivolto più volte delle bestemmie: «Vorrei sottolineare un arbitraggio vergognoso da una parte e dall’altra. La gara è stata diretta da un ragazzino inesperto e che ha bestemmiato in campo almeno 7-8 volte e questa è una cosa, ripeto, vergognosa! Non c’è risultato negativo del Sorrento che possa valere quanto le bestemmie di un arbitro. Sono 33 anni che vivo il mondo del calcio e non ho mai sentito un arbitro bestemmiare in campo. L’arbitro dovrebbe essere esempio di correttezza, fair play ed invece l’episodio di oggi è stato una sconfitta vergognosa per tutto il mondo del calcio che non merita di essere rappresentato da personaggi come questo. Al termine della gara ho provato a chiedere spiegazioni all’arbitro e questo ancora continuava a bestemmiare dicendomi che con me non voleva parlare perché gli ero antipatico. Ho voluto precisare questa cosa perché nel calcio c’è gente che mette soldi, ragazzi che per amore di questo sport fanno sacrifici, tifosi che pagano il biglietto e onestamente lo spettacolo del calcio non può essere rovinato da personaggi che con questo sport non hanno nulla a che fare». Questo quanto evidenziato da “Tuttoseried.com”.

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Insulti e bestemmia: tre giornate e 2mila euro di multa a Ninkovic

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Nikola Ninkovic, trequartista dell’Ascoli, è stato squalificato per tre giornate. Sostituito al 71esimo, nel ko contro il Pordenone, l’ex Genoa si è scagliato contro l’arbitro una volta uscita dal campo. Questo quando scritto dal Giudice Sportivo: “per comportamento scorretto nei confronti di un avversario (Settima sanzione); per avere, al 25° del secondo tempo, rivolto ingiustificatamente ad un Assistente un epiteto insultante e un’espressione blasfema, per avere, inoltre, all’atto del provvedimento di espulsione, reiterato la sua condotta offensiva e ingiuriosa mentre veniva allontanato con forza negli spogliatoi”. Tre giornate e 2mila euro di multa.

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Alcol, binge drinking già a 13 anni. Ecco come evitare i rischi

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GIA’ a 13 anni passano le serate bevendo molto per sballarsi. Cinque, sei, sette drink uno dietro l’altro in velocità. Un gioco pericoloso perché i singoli episodi si trasformano presto in una cattiva abitudine che nel tempo mette a rischio la salute. Parliamo di binge drinking, un fenomeno del sabato sera che spaventa sempre più le famiglie e che può avere conseguenze gravi. “Lo scompenso acuto da alcol è un fenomeno preoccupate e insidioso, che si fatica a spiegare. Fra l’altro ha effetti diversi da paziente a paziente perché alcune persone bevono molto, regolarmente, per decenni prima di avere problemi, e ad altre basta un fine settimana di eccessi per sviluppare un danno simile? Si fatica a capirlo, ma si pensa che entrino in gioco fattori genetici. Inoltre in un caso su due questi giovani pazienti ricoverati con forme acute muoiono”, spiega Patrizia Burra, direttore dell’Unità Trapianto multiviscerale Azienda ospedaliero universitaria di Padova.
Un appuntamento per il 43% dei maschi 15enni
Sono preoccupanti i dati relativi a questi episodi di ubriacatura concentrati in singole occasioni, che interessano piu’ di 8 milioni di persone in Italia, inclusa la fascia giovanile tra i 18 ed i 24 anni. I maschi sono più coinvolti delle femmine: nel 2018, il 43% dei 15enni e il 37% delle 15enni ha fatto ricorso al binge drinking. Dello stesso parere anche il professor Antonio Graxì, gastroenterologo dell’università di Palermo. “Il problema è che, anche in Italia, è cambiata la modalità di consumo degli alcolici. Già a 13-14 anni – conferma Craxì – un terzo dei ragazzi e delle ragazze almeno una volta a settimana supera la dose di alcol raccomandata. Come ha dimostrato un recente studio condotto dal Policlinico Gemelli di Roma”, l’1,2% dei ragazzi tra 13 e 20 anni presentava una diagnosi di dipendenza da alcol. “E il danno legato agli alcolici lo vediamo in corsia: un quarto dei letti è occupato da pazienti sotto i 40 anni, spesso sotto i 30 anni. Pazienti con epatiti alcoliche acute e danno epatico, pronti al trapianto. Basti pensare che su 33.000 morti l’anno per cirrosi, 5000 sono legate all’alcol”, aggiunge Craxì.
Un nuovo modo di stare insieme
Per molti giovanissimi il binge drinking è diventato un nuovo modo per stare insieme, in gruppo, con il bicchiere in mano, alle feste, in discoteca, ai ritrovi nelle strade e nelle piazze, ma anche a casa, quando i genitori sono assenti. Ma perché il binge drinking mette così a rischio la salute degli adolescenti? “Perché l’alcol viene metabolizzato per l’80-90% a livello del fegato, dove sono presenti tre sistemi enzimatici che a vari livelli sono responsabili del metabolismo ed eliminazione dell’alcol, che non sono disponibili nell’adolescente, come pure sono presenti sotto forma di isoenzimi variabili in alcune popolazioni piu’ a rischio di altre di sviluppare danni da alcol, vedi gli indiani pellerossa, vedi i giapponesi. Significa che la stessa quantità di alcol ingerito - spiega ancora Burra - che potrebbe venir metabolizzata ed eliminata in un soggetto, non lo e’ in un altro di etnia diversa e cosi pure non lo e’ nell’adolescente verso l’adulto”.

I rischi non solo per il fegato
E così sempre di più medici ospedalieri segnalano un incremento dei casi di giovani adulti che vengono inviati in reparto soprattutto da altri ospedali, in quanto presentano forme acute di insufficienza epatica causate dall’abuso di bevande alcoliche. “Questi casi hanno un rischio di mortalità a sei mesi del 60% dei casi, in quanto le terapie mediche approvate non sempre sono risolutive. Sono pazienti a rischio di morte per insufficienza epatica e per infezioni, ad esempio polmoniti severe, in quanto il sistema immunitario e’ alterato dal consumo di alcol e dalla malattia epatica”, aggiunge Burra. Ma quali sono i danni irreversibili per l’organismo? “Il fegato è la principale sede del metabolismo dell’alcol, pertanto è anche l’organo primariamente colpito in questi casi. Però l’alcol puo’ influire negativamente anche su altri organi, come il cuore, il pancreas, il sistema nervoso centrale e periferico”.
Non si rischia solo il coma etilico
Non si tratta solo di un problema italiano. Secondo un report inglese dell’Office of National Statistics del 2018, in Gran Bretagna il 57% delle persone di eta’ superiore a 16 anni, assume bevande alcoliche, più di 29 milioni di persone. Un dato positivo è che i giovani tra 16 e 24 anni bevono meno degli adulti, ma quando lo fanno, le quantità sono molto più elevate. Nelle situazioni più estreme questi ragazzini rischiano il coma etilico e la vita. Chi riesce a riprendersi deve comunque affrontare problemi seri di salute. “L’assunzione di quantità esagerate di alcol nei giovani può causare alterazioni neurologiche severe, fino al coma. Questo è il rischio più comune. Poi ovviamente nel tempo possono andare incontro ad insufficienza della funzione del fegato ed arrivano alla nostra osservazione con epatite acuta, ittero, astenia franca. Il rischio di mortalità è del 60% a 6 mesi, ed e’ su questa base che il nostro centro a Padova coordina uno studio pilota sul trapianto di fegato precoce in casi selezionati di epatite acuta alcolica”.
Un fenomeno in crescita
L’alcol continua a fare danni e se ne parla ancora troppo poco. Un problema globale che coinvolge milioni di persone. Secondo un recente studio, pubblicato su The Lancet, entro il 2030 la metà degli adulti in tutto il mondo sarà considerata bevitrice (dal 45% del 1990) mentre solo il 40% non toccherà mai un alcolico. E fra una decina di anni il binge drinking coinvolgerà il 23% degli adulti almeno una volta al mese (nel 1990 erano il 18,5%).
Puntare sulla prevenzione
Per evitare che soprattutto i più giovani mettano inconsapevolmente a rischio la loro salute è bene lavorare sulla prevenzione. Ricordare quanto bere alcolici e superalcolici provochi danni alla salute. Perché spesso i ragazzini sono inconsapevoli dei rischi che affrontano durante le loro bevute. Molto possono fare le famiglie, ma anche a scuola. “La prevenzione va fatta andando nelle scuole. I medici della nostra unità per oltre 20 anni - conclude Burra - sono andati nelle scuole per fare prevenzione sulle sostanze da abuso, incluso l’alcol, in accordo con gli insegnanti ed i presidi. In alcuni incontri sono stati invitati anche i genitori, perché la cultura dello stile di vita degli adolescenti va diffusa in accordo con i genitori e gli insegnanti. Alcol, fumo, droghe, alimentazione, attività fisica e sportiva.

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Fenomeno abuso alcool notte capodanno, 26 giovani in ospedale

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Nessun ferito grave da scoppio di petardi nella notte di San Silvestro : è quanto emerge daile segnalazioni giunte al 118 regionale dell’Umbria, che ha il quadro completo riguardo agli eventi di urgenza-emergenza. Identico risultato, come informa una nota dell’ospedale di Perugia, dagli accessi presso il Pronto Soccorso dove, in alcuni casi negli anni passati, qualche ferito veniva accompagnato da mezzi privati in caso di ustioni di modesta entità.

L’unico caso di ferite di modesta entità è segnalato dal Pronto soccorso dell’ospedale di Assisi dove è stata medicata una donna di 63 anni che, poco prima della mezza notte, mentre si trovava in strada a Bastia Umbra, ha riportato leggere abrasioni causate da una piccola scheggia di un petardo. Le lesioni, come riferisce il dottor Borgognoni, hanno riguardato il collo della donna, che dopo la medicazione è stata subito dimessa.

Prevalente è stata invece l’attività di soccorso per abuso di bevande alcoliche. L’ attività della centrale del 118 regionale – prosegue la nota dell’ospedale di Perugia – ha riguardato essenzialmente proprio questo fenomeno, sempre di difficile gestione , viste anche le numerose richieste di intervento arrivate dalle più diverse località della regione.

“ i nostri infermieri della centrale 118 hanno intercettato 26 richieste di soccorso – sintetizza l’attività degli operatori sanitari del turno di notte il responsabile della Centrale Francesco Borgognoni-: in alcuni casi è stato necessario l’intervento dei nostri operatori, con trasferimento in ospedale di persone di più fasce di età, essenzialmente giovani, tra cui sei ragazze, negli ospedali di Perugia, Branca, Foligno e Terni. Per i casi meno gravi, il trasporto in ospedale o direttamente nelle abitazioni è avvenuto con autovetture di parenti e amici”.

Al Pronto soccorso di Perugia- dove ha svolto servizio un’equipe composta da personale femminile, le dottoresse Iolanda Levato e Paola Lepri e le infermiere Anastasia Baldoni, Nicoletta Pericoli,

Giulia Belleri, Chiara Casciari, Alessandra Pieroni- i ricoveri per disturbi legati al l’abuso di alcool hanno riguardato sei giovani, di età compresa tra i 16 e 32 anni. Le loro condizioni, riferiscono i sanitari, non sono gravi. Verranno trattenuti in osservazione per tutta la giornata presso la unità di degenza dello stesso Pronto soccorso.

Viene infine segnalata una rissa che ha visto coinvolti due giovani di 33 e 29 anni, che si trovavano in un locale del comune di Assisi : trasportati al Pronto soccorso di Perugia sono stati medicati per traumi provocati da calci e pugni.

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Alcol venduto ai minorenni. Licenza sospesa al pub

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PALERMO - Nell’ambito delle attività di controllo per il contrasto all’abusivismo commerciale svolte dalla la Polizia di Stato, in sinergia con l’amministrazione comunale ed il Corpo di polizia municipale di Palermo, è stata sospesa ieri, per la durata di tre mesi, la licenza per la somministrazione di alimenti e bevande al titolare del Pub “Sottocapo” di piazza Monte di Pietà.

Alla base del provvedimento restrittivo, emesso dal Suap del Comune di Palermo, le reiterate violazioni amministrative accertate, sanzionate e segnalate, nel corso degli ultimi mesi, dai poliziotti della Divisione Polizia Amministrativa e Sociale della Questura.

I poliziotti hanno accertato e come nel locale venissero somministrate bevande alcoliche a minori, senza averne preventivamente accertata l’età, come prescritto dalla legge. Gli agenti, infatti, in più occasioni, hanno notato fuori dal locale numerosi giovani, minori degli anni diciotto, intenti a consumare alcolici, per poi documentare anche, attraverso appositi servizi di osservazione la mescita di bevande alcoliche da parte del barman ad altri minori.

PALERMO - Nell’ambito delle attività di controllo per il contrasto all’abusivismo commerciale svolte dalla la Polizia di Stato, in sinergia con l’amministrazione comunale ed il Corpo di polizia municipale di Palermo, è stata sospesa ieri, per la durata di tre mesi, la licenza per la somministrazione di alimenti e bevande al titolare del Pub “Sottocapo” di piazza Monte di Pietà.

Alla base del provvedimento restrittivo, emesso dal Suap del Comune di Palermo, le reiterate violazioni amministrative accertate, sanzionate e segnalate, nel corso degli ultimi mesi, dai poliziotti della Divisione Polizia Amministrativa e Sociale della Questura.

I poliziotti hanno accertato e come nel locale venissero somministrate bevande alcoliche a minori, senza averne preventivamente accertata l’età, come prescritto dalla legge. Gli agenti, infatti, in più occasioni, hanno notato fuori dal locale numerosi giovani, minori degli anni diciotto, intenti a consumare alcolici, per poi documentare anche, attraverso appositi servizi di osservazione la mescita di bevande alcoliche da parte del barman ad altri minori.

Per tali violazioni erano state comminate sanzioni amministrative al titolare per complessivi mille euro. Ora è arrivata la sospensione della licenza.

Nel recente passato il proprietario del pub era stato sanzionato anche per altre irregolarità, quali l’assenza del prescritto etilometro e la mancata esposizione delle tabelle sul divieto di fumo; lo stesso inoltre, a ottobre era stato segnalato per il reato di occupazione abusiva di suolo pubblico, poiché ne aveva occupato una porzione ben più ampia rispetto a quella per cui risultava autorizzato.

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Nicola Legrottaglie: ‘nella mia vita voglio servire Dio’

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In tanti campi la fede può essere motivo di scontro ed inimicizia con altre persone, ma quando questa si presenta in un campo da calcio…lì viene messa ancora di più alla prova.

Legrottaglie, ex calciatore ed ora allenatore, non ha mai nascosto la sua fede, anzi la professava quando il suo mondo, quello dello sport, lo derideva e lo definiva diverso.

Riprendendo un’intervista de “Il Posticipo” fatta all’attuale allenatore del Primavera Pescara, leggiamo che ancor prima che calciatore, si presenta come “Servitore di Dio nel sociale”, in un’intervista afferma che “organizzo incontri sui valori e sui principi cristiani. Anche qui a Cagliari cerco di dare la possibilità alle persone di conoscersi, di vivere una vita più piena. Aiutarli a vivere una relazione spirituale con sé stessi, in modo da godere appieno del mondo che li circonda.”

La sua fede, mai nascosta nel campo da calcio, gli è valsa l’appellativo molto spesso del “diverso” ma il calciatore ricorda queste persone come maleducate e arrabbiate con sé stesse, per cui nelle trappole che gli tendevano “i bulli” come lui stesso li definisce, non lo hanno mai fatto cadere anzi afferma “Non mi sono mai vergognato e mai lo farò. Non certo perché qualcuno mi definisce diverso da lui.”.

Commentando il nuovo regolamento del calcio che prevede il cartellino rosso e le squalifiche per chi bestemmia in campo, si esprime cosi “Metterei dei paletti su tutto ciò che concerne l’insegnamento e l’educazione. Non solo per la bestemmia. Anche per la maleducazione. Abolirei inoltre tante altri atteggiamenti di dubbio gusto: simulazioni, perdite di tempo. Spesso vedo raccattapalle che rubano secondi nascondendo i palloni. È una cultura che mira a ‘fregare’ l’avversario. È gravemente antisportivo. Il calcio è uno degli sport dove c’è meno fair play. In altre discipline c’è molta più onestà. Noi dobbiamo crescere anche in questo.”

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GIOVANI E ABUSO DI ALCOL

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Giovani e abuso di alcol: a risentirne è il fegato

Uno dei comportamenti più a rischio per la salute del fegato è il consumo di alcol, che, nel nostro Paese è spaccato tra gli anziani e i giovanissimi. I consumatori a rischio, secondo i dati del Ministero della Salute, per patologie e problematiche alcol-correlate sono circa 700mila minorenni e 2milioni e 700mila ultra sessantacinquenni. L’abuso di alcol è più frequente negli uomini rispetto alle donne.
Inoltre tra i giovani è sempre più diffuso il fenomeno definito come binge drinking, cioè l’assunzione di numerose unità alcoliche al di fuori dei pasti e in un breve arco di tempo. Questo comportamento aumenta nell’adolescenza e raggiunge i valori massimi tra i 18-24enni per poi diminuire nuovamente nelle età più anziane. Le percentuali di binge drinker di sesso maschile è statisticamente superiore al sesso femminile in ogni classe di età ad eccezione dei minorenni.
Un’altra abitudine in grande tendenza, è quella del consumo congiunto di vino, birra, aperitivi, amari e superalcolici.
«Sono sempre di più i giovani che abusano di alcol» spiega Tiziana Semplici, specialista in gastroenterologia «Spesso non ne sono consapevoli, e il problema viene sottovalutato anche dalla famiglia, perché viene ritenuto normale bere al sabato con gli amici. I sintomi per cui si rivolgono al medico è il reflusso gastrico, un sintomo poco comune in età adolescenziale o giovanile». I giovani adulti invece sono per lo più bevitori sociali «risvegli notturni o sonnolenza durante il giorno sono correlati ad un consumo di alcol cosiddetto sociale: l’aperitivo con i colleghi, la birra con gli amici: si arriva ad una notevole quantità di alcol senza rendersene conto».

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No, i giovani in Italia non bevono sempre più alcol

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No, i giovani in Italia non bevono sempre più alcol
«I ragazzi, se andiamo a verificare, purtroppo sempre più in giovane età fanno ricorso anche all’alcol, e anche l’alcol è vietato fino ai 18 anni»

Il 24 novembre, la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese è stata ospite di Mezz’ora in più su Rai3, in quella che secondo la conduttrice Lucia Annunziata è stata «la prima intervista televisiva» da ministra dell’ex prefetta di Milano e Venezia.

Nel commentare la diffusione del consumo di droga in Italia, Lamorgese ha aggiunto (min. -43:21) che «i ragazzi, se andiamo a verificare, purtroppo sempre più in giovane età fanno ricorso anche all’alcol, e anche l’alcol è vietato fino ai 18 anni».

Ma è davvero così? I giovani bevono sempre più alcol? Siamo andati a verificare, come suggerito dalla ministra, e abbiamo scoperto che Lamorgese è imprecisa. Vediamo perché.

I dati dell’Istituto superiore di sanità

Ogni anno, l’Osservatorio nazionale alcol (Ona) dell’Istituto superiore di sanità (Iss) organizza il convegno Alcohol prevention day (Adp), un evento in cui vengono presentati le elaborazioni più recenti dei dati Istat e del Ministero della Salute per quanto riguarda il consumo di alcol nel nostro Paese.

Il 15 maggio scorso, all’Adp 2019 sono state presentate le statistiche più aggiornate sul tema, poi raccolte nel rapporto “Epidemiologia e monitoraggio alcol-correlato in Italia e nelle Regioni” dell’Istituto superiore di sanità.

Un intero capitolo della ricerca è dedicata al consumo di alcol tra i giovani.

«Nel 2017, il 52,5 per cento dei ragazzi e il 42,3 per cento delle ragazze di età compresa tra 11 e 25 anni ha consumato almeno una bevanda alcolica nel corso dell’anno», si legge nel rapporto. «Rispetto alla precedente rilevazione non si rilevano variazioni significative dei consumatori di bevande alcoliche né tra i ragazzi né tra le ragazze».

Questa statistica fa generalmente riferimento a chi nei 12 mesi precedenti la rilevazione ha bevuto almeno una bevanda con alcol, sia esso vino, birra, super alcolico o amaro.

Ma «variazioni significative rispetto all’ultima rilevazione», spiega il rapporto, non ci sono neanche se si guarda al cosiddetto fenomeno del binge drinking, inteso come «l’assunzione in un’unica occasione di consumo di elevate quantità di alcol».

Secondo le elaborazioni più recenti dell’Istituto superiore di sanità, in Italia non sembra esserci stato dunque un aumento di ricorso all’alcol tra i giovani, come indicato da Lamorgese. I dati dicono la stessa cosa se si analizzano più nel dettaglio le diverse categorie di età?

Tra i giovani con un’età compresa tra gli 11 e i 17 anni, «il 9,7 per cento dei ragazzi e il 7,3 per cento delle ragazze hanno dichiarato di aver consumato bevande alcoliche lontano dai pasti e una quota minore ha dichiarato di aver praticato il binge drinking e non si registrano variazioni statisticamente significative rispetto allo scorso anno». Stesso discorso vale per la classe di età 18-20 anni e quella 21-25 anni.

Se si amplia l’orizzonte temporale, si scopre che tra il 2007 e il 2017, nelle 10 categorie di tipologia di consumo monitorate dal rapporto, i maschi (11-25 anni) hanno aumentato il consumo solo per gli “aperitivi alcolici”, mentre il consumo di vino e birra e il binge drinking è diminuito.

Per esempio, il consumo almeno di una bevanda alcolica tra i giovani maschi nel 2007 era al 59,1 per cento, dieci anni dopo sceso al 52,5 per cento visto prima.

Discorso diverso vale per le femmine (11-25 anni). Rispetto al 2007, nel 2017 si sono confermati alcuni trend di crescita – come quello del binge drinking – iniziati negli ultimi anni. Ma anche qui, per quanto riguarda le bevande alcoliche la percentuale nel 2007 era al 45,9 per cento, nel 2017 sceso al 42,3 per cento citato in precedenza.

Lo studio dell’Oms sull’Europa

In generale, la riduzione del consumo di alcol registrata negli ultimi 10 anni in Italia è confermata anche dalle statistiche pubblicate nel 2018 dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), in uno studio su 30 Paesi europei.

Secondo l’Oms, per quanto riguarda i giovani (15-24 anni) che si sono dichiarati astemi negli ultimi 12 mesi, tra il 2010 e il 2016 in Italia c’è stato un aumento delle percentuali, sia per maschi che per femmine, con percentuali migliori della media europea.

Stesso discorso vale per il consumo pro capite di alcol e la diffusione di alto consumo episodico di alcol.

Che cosa dice la legge

Lamorgese sbaglia dunque quando dice che i giovani fanno sempre più consumo di alcol, ma ha ragione quando afferma che «l’alcol è vietato fino ai 18 anni»?

In Italia, la “Legge quadro in materia di alcol e di problemi alcolcorrelati” (n. 125 del 2001) è stata modificata nel corso degli anni per normare nello specifico la vendita e la somministrazione di alcol, e non il suo consumo in generale. Con somministrazione si intende la vendita di un prodotto fatta per consumarlo sul posto.

Nel 2012, la conversione in legge del decreto n. 58 ha introdotto nella legge quadro il divieto di vendita di bevande alcoliche ai minori di 18 anni, mentre a febbraio 2017 il cosiddetto “decreto Minniti” – dal nome dell’allora ministro dell’Interno – ha esteso (art. 7, co. 2) questo divieto anche a chi somministra alcol ai minorenni.

In breve: chi vende o somministra alcol a minori di 18 anni commette un illecito di natura amministrativa, punita con una sanzione pecuniaria (che in caso di recidività può arrivare a 2.000 euro). Se la sola somministrazione (e non la vendita) coinvolge minori di 16 anni, entra in gioco il codice penale (art. 689), che sanziona questo reato «con l’arresto fino a un anno».

Il verdetto

Nella sua prima intervista televisiva da ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese ha detto che «i ragazzi, se andiamo a verificare, purtroppo sempre più in giovane età fanno ricorso anche all’alcol, e anche l’alcol è vietato fino ai 18 anni».

Per quanto riguarda l’aumento del consumo di alcolici tra i giovani, le elaborazioni statistiche più recenti non hanno rilevato una crescita tra maschi e femmine con un’età compresa tra gli 11 e i 25 anni. Anzi, negli ultimi 10 anni c’è un trend generale di decrescita, a parte alcune sottocategorie di consumo.

Per quanto riguarda le normative vigenti, è vero che l’alcol «è vietato fino ai 18 anni», ma in un senso specifico, e non il suo consumo in generale. La legge infatti punisce chi vende o somministra alcol ai minorenni, con maggiore severità a seconda che siano coinvolti o meno giovani con meno di 16 anni.

In conclusione, Lamorgese si merita un “Pinocchio andante”.

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ALCOL TRA I GIOVANI

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Messina – Arginare il dilagante fenomeno della diffusione di alcool tra i giovani. È uno degli obiettivi di “non mi bevo il cervello” il protocollo sottoscritto dal Comune di Messina con Confesercenti, Concommercio e Confartigianato Messina.
Tra le novità introdotte c’è il divieto di accesso ai minori nelle feste con alcolici e la creazione di uno spazio per sensibilizzare sui rischi delle droghe. Nel caso in cui le feste siano destinati a minori o ne è prevista la presenza, non saranno somministrati alcolici neanche agli adulti e questo dovrà essere specificato al momento dell’organizzazione dell’evento e contemplata nel contratto.

Qualunque esercente munito di licenza per intrattenimento danzante potrà sottoscrivere il codice ed esibire la propria partecipazione al progetto. Chi sceglie di aderire dovrà comunicare un referente ed un recapito telefonico che sarà inserito in una chat amministrata da un rappresentante dell’amministrazione comunale che dovrà comunicare eventuali violazioni da chiunque segnalate. Alla terza comunicazione, l’esercente sarà espulso dalla lista degli aderenti.

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