LOTTA ALL’ALCOLISMO TRA I GIOVANI: quattro persone denunciate e un locale chiuso

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I Carabinieri della Stazione di Ozzano Emilia hanno denunciato quattro bengalesi, tre uomini e una donna, di età compresa tra i ventidue e i quarantuno anni, per concorso in somministrazione di bevande alcoliche a minori o a infermi di mente, Art. 689 del Codice Penale. La denuncia è scaturita a seguito delle indagini che i Carabinieri hanno avviato qualche tempo fa, dopo che i genitori di due quattordicenni si erano rivolti all’Arma per denunciare che i loro figli si erano ubriacati e sentiti male a causa di una bottiglia di vodka che gli era stata illecitamente venduta in un negozio di bengalesi situato sulla via Emilia.

Uno dei due giovani si era sentito talmente male che era stato trasportato d’urgenza al Pronto Soccorso. Sottoposto alle analisi del sangue, il minorenne era risultato positivo all’alcol con un valore di 2,1 g/l. Venuto a conoscenza dei fatti, uno dei quattro bengalesi era andato a cercare la madre del quattordicenne per scusarsi dell’accaduto.

La bottiglia di vodka, vuota ovviamente, è stata ritrovata e sequestrata dai Carabinieri che, dopo aver informato l’Autorità di pubblica sicurezza, hanno proceduto alla chiusura del locale ai sensi dell’Art. 100 del TULPS: “Oltre i casi indicati dalla legge, il questore può sospendere la licenza di un esercizio nel quale siano avvenuti tumulti o gravi disordini, o che sia abituale ritrovo di persone pregiudicate o pericolose o che, comunque, costituisca un pericolo per l’ordine pubblico, per la moralità pubblica e il buon costume o per la sicurezza dei cittadini. Qualora si ripetano i fatti che hanno determinata la sospensione, la licenza può essere revocata”. Su ordine del Questore di Bologna, i militari hanno notificato alla titolare del locale un decreto di sospensione della licenza per sette giorni, in particolare per non aver vigilato i lavoratori alle sue dipendenze.

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RISCHIO ALCOOL: GIOVANI E ADOLESCENTI A RISCHIO CELEBRALE

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Uno studio condotto nella Finlandia orientale ha dimostrato che il consumo moderato-pesante tra i giovani adulti è associato a cambiamenti nel loro profilo metabolico. La ricerca ha anche dimostrato che alcune delle concentrazioni di metaboliti alterate erano correlate con riduzioni del volume di materia grigia del cervello, in particolare tra le giovani donne che bevevano molto. I risultati fanno luce sulle implicazioni biologiche del consumo di alcol durante l’adolescenza e potrebbero contribuire allo sviluppo di nuove terapie. Lo studio ha coinvolto 37 giovani adulti che vivono nella Finlandia orientale con una storia di dieci anni di consumo di alcool moderato-pesante.

L’autore dello studio Noor Heikkinen (Università della Finlandia orientale) e colleghi hanno utilizzato la spettrometria di massa con cromatografia liquida mirata per determinare i profili metabolici del siero e la risonanza magnetica (MRI) per valutare il volume di materia grigia nel cervello. Come riportato nella rivista Alcohol, i cambiamenti nel profilo degli aminoacidi e il metabolismo energetico sono stati osservati tra il gruppo di bere moderato-pesante, rispetto al gruppo di controllo. È stato riscontrato che il gruppo da moderato a pesante ha aumentato le concentrazioni sieriche di 1-metilistamina, un composto formato nel cervello dall’istamina. Inoltre, questo aumento di 1-metilistamina, così come un aumento della creatina (un composto coinvolto nella fornitura di energia) sono stati associati con una riduzione del volume di materia grigia di cervello tra le donne. Heikkinen ha speigato: “I nostri risultati suggeriscono che la produzione di istamina è aumentata nel cervello degli adolescenti che bevono alcolici. Questa osservazione può aiutare nello sviluppo di metodi che consentano di rilevare gli effetti avversi causati dall’alcol in una fase molto precoce. Forse, potrebbe anche contribuire allo sviluppo di nuovi trattamenti per mitigare questi effetti avversi “. Heikkinen sottolinea inoltre che le alterazioni nel profilo dei metaboliti sono state osservate anche tra gli adolescenti che consumavano alcolici a un livello socialmente accettabile e nessuno dei partecipanti era stato diagnosticato come dipendente dall’alcol. I risultati suggeriscono che il consumo di alcol, anche a un livello basso può avere un effetto negativo sui giovani, sia sul loro metabolismo che sul loro volume di materia grigia.

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GIOVANI E ALCOL: UNA PIAGA

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Giovani e alcol: una piaga. Esperti a convegno a Perugia

PERUGIA – Un fenomeno, quello dell’alcolismo che sta prendendo sempre più piede presso le nuove generazioni, affrontato in tutte le sue sfaccettature. Un convegno, quello organizzato dal tribunale dei diritti del malato di Perugia nel residence Daniele Chianelli, che ha visto fotografare con dati allarmanti la situazione, con un abbassamento preoccupante della età dei consumatori di bevande alcoliche in eccesso. Ha aperto i lavori la coordinatrice del Tdm, Miranda Parroni, che ha sottolineato come al pronto soccorso dell’ospedale di Perugia, ricorrono sempre più giovani anche in periodi non festivi, a conferma della radicalizzazione del trend. Luciano Bondi, responsabile dei servizi di Alcologia della Usl Umbria 1 ha comunicato i dati statistici del comportamento trasgressivo tenuto tanto da adulti, che di una quota sempre più crescente di minori.

«La metà dei nostri utenti, non si presenta spontaneamente ai nostri servizi, è necessario l’aiuto della famiglia o dello intervento di associazioni di volontariato. I risultati ottenuti oggi sono incoraggianti, anche se il percorso terapeutico, che si avvale di uno staff di figure professionali qualificate e multidisciplinari, è superiore ai sei mesi. L’esperienza di chi esce dal tunnel – ha voluto sottolineare Luciano Bondi – rappresenta un testimonial efficace anche presso i giovani».

L’unire tutte le componenti della società civile sia nella fase di comunicazione del fenomeno dell’alcolismo che della tutela legale da parte dell’Autorità Giudiziaria , è stato il tema centrale dell’intervento del Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Perugia Fausto Cardella. Il parterre dei relatori ha visto in prima fila il Presidente della CEI Cardinale Gualtiero Bassetti, che così ha sintetizzato: «Dobbiamo partire dallo stato di solitudine in cui vivono i nostri ragazzi, aprirci all’ ascolto delle loro richieste di aiuto tendere loro una mano. Non facciamo come gli struzzi, poniamo argine prima che sia troppo tardi; piange il cuore- ha aggiunto il Cardinale- vedere questi giovani scivolare verso l’abuso di alcool, senza alcun freno».

Al convegno – riferisce una nota stampa dell’Azienda ospedaliera di Perugia – erano presenti, oltre al personale sanitario, anche il sindaco di Perugia Andrea Romizi, e rappresentanti delle forze dell’ordine, con il questore di Perugia, Giuseppe Bisogno, il dirigente di polizia stradale Elena De Angelis e il tenente colonnello Carlo Sfacteria, comandante del nucleo radiomobile dei carabinieri. L’assessore regionale alla Salute Luca Barberini ha annunciato che si darà corso ad un rafforzamento dei servizi per tutte le dipendenze (droghe, alcol, ludopatia) sia in fase di prevenzione che di cura, ma «occorre unire le forze, chiamare in causa famiglia e scuola, perché senza il loro apporto nella gestione del problema l’impresa di recupero non è fattibile».

Il ritorno ad antichi valori educativi è l’auspicio dell’assessore Antonio Bartolini, che ha aderito alla proposta degli organizzatori del convegno di far partire un progetto multidisciplinare che chiama in causa scuola e parrocchie per attenzionare maggiormente il fenomeno e attivare un servizio di accoglienza e di pratica sportiva negli oratori. Le preoccupazioni più forti in tema di salute sono state espresse dall’epatologo Antonio Morelli e dallo psichiatra Alfonso Tortorella: «Iniziare a bere al di sotto dei 18 anni vuol dire condannare a un inesorabile declino un organismo già in giovane età».

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Sballo da alcool, sempre più giovani si ubriacano

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La piaga dell’alcolismo è sempre più diffusa anche tra i giovani della Bassa. Tanto che l’Ulss 9 Scaligera, i Comuni e le scuole del territorio hanno deciso di mantenere alta la guardia verso un fenomeno che coinvolge sempre più adolescenti e ragazzi dei 25 centri del distretto della pianura veronese. Da quest’anno, infatti, l’Azienda sanitaria veronese, attraverso il Dipartimento dipendenze guidato dal dottor Carlo Bossi, che è pure responsabile del Servizio dipendenze (Serd) di via Cadorna a Legnago, ha deciso di ampliare la lotta allo «sballo» provocato dall’assunzione di notevoli quantità di alcolici e superalcolici. Tutto ciò, non solo attraverso il progetto «Giochi puliti», iniziativa rodata negli anni che prevede, in collaborazione con il programma «Safe night» della Regione, l’intervento degli educatori dell’Azienda sanitaria Scaligera nelle discoteche e nei locali pubblici, al fine di sensibilizzare i giovanissimi sui rischi legati all’alcol. Ma anche con il coinvolgimento degli stessi studenti dei vari istituti superiori di Legnago e della Bassa. I «peer», ovvero educatori alla pari, vengono formati per spiegare ai compagni di scuola più giovani i pericoli insiti nell’assunzione di quantità smodate di alcol ma anche in altre criticità, come quelle connesse alle malattie sessualmente trasmissibili e al virus Hiv. Proprio in occasione del convegno sulla «peer education», organizzato nei giorni scorsi nella sala «Campedelli» della palazzina amministrativa di via Gianella (vedi articolo a lato), il dottor Bossi ha fatto il punto della situazione sull’abuso di alcolici e di altre sostanze nell’ex Ulss 21. Per quanto concerne vino, birra e simili, Bossi ha evidenziato: «È preoccupante la modalità di consumo di alcolici da parte di ragazzi e ragazze che ricorrono al “binge drinking”, ovvero una vera e propria abbuffata di alcol nei fine settimana allo scopo di ottenere un effetto sballo. Una tendenza che, oltre a creare danni diretti sul loro organismoin fase di sviluppo, ha effetti dannosi indiretti, come ad esempio quello di favorire gli incidenti stradali quando i giovani si mettono al volante ubriachi». Quindi ha puntualizzato: «L’età di chi preferisce “sballare” si è notevolmente abbassata, coinvolgendo spesso minorenni». Il responsabile del Dipartimento dipendenze mette poi in guardia sull’utilizzo dei cannabinoidi: «Sono estremamente diffusi tra i ragazzi della Bassa e, molto spesso, sottovalutati come nel resto d’Italia. Basti pensare che la cannabis è al primo posto tra le droghe assunte. Tuttavia, tra i pazienti che sono in cura al Serd prevalgono i consumatori di eroina». Riguardo la cura delle varie dipendenze, da parte dei Serd di Legnago e Zevio a servizio della Bassa, lo scorso anno i pazienti presi in carico sono stati, in totale, 1.002, ovvero leggermente inferiori ai 1.026 utenti curati nel 2016. Le persone assistite per la prima volta sono state in tutto 285. A prevalere sono coloro che hanno i problemi di tossicodipendenza, pari a 434, seguiti dagli alcolisti (333), dai tabagisti (149) e dai giocatori d’azzardo patologici (86). «Tra coloro che assumono droghe», sottolinea Bossi, «prevalgono due fasce: quella dei giovani, con primi casi accertati anche tra i 15enni, che assumono sostanze come anfetamine, cocaina e cannabis; ed una di persone più mature, tra i 34 e i 54 anni, con alle spalle storie di tossicodipendenza lunghe»

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Alcolismo e mancanza di unità, gravi minacce per le comunità

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AMERICA/BRASILE - Alcolismo e mancanza di unità, gravi minacce per le comunità indigene

São Gabriel da Cachoeira (Agenzia Fides) - Marcina Alemão Pereira è una ragazza indigena di 21 anni che vive in una comunità nel comune di São Gabriel da Cachoeira, sulle rive del Rio Negro, chiamata Tabocal dos Pereira. Parlando con l’Agenzia Fides sul modo di vivere della sua comunità, spiega che ogni giorno è determinato dal lavoro. La giovane riconosce che le piace vivere nella comunità, anche se non esclude la possibilità di andare in un altro posto. Qualcosa che è sempre più presente nel subconscio delle popolazioni indigene è lo stile di vita occidentale, nonostante gli scarsi contatti che hanno con esso. Tra le difficoltà di vivere in una comunità indigena, Marcina sottolinea all’Agenzia Fides “la mancanza di lavoro retribuito, le cose che non si hanno e anche che è molto difficile studiare”.
Tra i suoi piani futuri c’è infatti il desiderio di studiare. La giovane del popolo Baré ha finito la scuola media l’anno scorso e ora vuole studiare presso la cosiddetta facoltà indigena: “il mio sogno è essere qualcuno che possa aiutare la comunità, come operatore sanitario”. Uno dei grandi problemi presenti nelle comunità indigene, anche tra i giovani, è quello dell’alcolismo, riconosciuto anche dalla giovane: “le bevande alcoliche sono un problema serio, le persone bevono molto, e fumano anche i sigari”. In questo senso, Marcina Pereira, spiega che questo comportamento “causa molti problemi nelle feste patronali, perché gli amici litigano tra loro e smettono di andare d’accordo”.
Secondo Marcina “la mancanza di unione all’interno della comunità da alcuni mesi ha creato malessere e ostacoli al lavoro, anche all’interno della stessa Chiesa”. Per trovare una soluzione, “la comunità deve incontrarsi e parlare su come vivere insieme, gli uni con gli altri, non litigando, ma lavorando insieme, parlando”. “La Chiesa deve aiutare i giovani a unirsi, perché quando i catechisti lasciano la comunità, siamo lasciati senza una testa” sottolinea la giovane a Fides, per lei il Sinodo dell’Amazzonia deve lavorare su questa dimensione, aiutando le comunità e i giovani ad essere sempre più uniti. (LMM) (Agenzia Fides 30/05/2018)

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L’ABUSO DI ALCOL IN ITALIA UCCIDE 20.000 PERSONE ALL’ANNO

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“Stato di ebbrezza” ed emergenza alcol tra i giovanissimi. L’abuso uccide in Italia 20mila persone l’anno.

Con l’alcol non si scherza. L’alcolismo è più diffuso, anche tra i giovanissimi, molto di più di quello che si pensi. E “Stato di ebbrezza”, un film d’autore di Luca Bignoni, realizzato con budget minore ma di grande impatto, tratta, quasi con tono lieve, una realtà drammatica quella che viene chiamata la malattia della solitudine. Ispirato a una storia vera, Maria Rossi, una cabarettista emiliana, passa dal palcoscenico di Zelig all’inferno di un ospedale psichiatrico. Comincia ad avere successo, ma completamente dipendente dall’alcol, si ritrova senza più ingaggi. Viene sottoposta a un trattamento sanitario obbligatorio. La cabarettista, interpretata da una bravissima Francesca Inaudi, inizialmente rifiuta le cure e sopratutto rifiuta di paragonarsi agli altri ricoverati rispetto ai quali si sente “normale”. Nell’istituto è una comica smarrita che cerca di difendersi usando come arma le sue battute, utilizzando il sarcasmo per innalzare una barriera tra lei e gli altri pazienti, non accettando di essere un’alcolista. Con tanta fatica e tanto dolore riesce alla fine a liberarsi dalla catene della dipendenza e dai fantasmi che l’ hanno provocata, ma dovrà affrontare l’ultima prova: riuscirà a ritornare in scena? Riuscirà a far ridere di nuovo il suo pubblico?
Luigi Rainero Fassati, professore di cardiologia all’Università di Milano, direttore scientifico dell’Associazione Italiana per la prevenzione dell’epatite virale Copev, un pioniere del trapianto del fegato, si occupa attivamente della lotta contro l’abuso di alcol da parte dei giovani. Infaticabile gira per le scuole di mezz’Italia e mostra agli studenti raccapriccianti diapositive sui devastanti effetti degli alcolici sul fegato. Racconta storie esemplari di chi ce l’ha fatta a smettere. E di chi non ce l’ha fatta.

È dedicato a uno di loro Mal d’alcol, sottotitolo, il racconto di un medico per non cadere in trappola (Salani Editore). Racconta di un ragazzo ricoverato d’urgenza per un incidente con il motorino. Fegato spappolato, non tanto per l’incidente ma per gli abusi di alcol. Emorragia, trasfusioni, necessita un trapianto. Ma il fegato non si trova. A questo punto il professore tenta l’intentabile, gli “toglie” il fegato e lo mette in “sospensione”. Il ragazzo ha poche ore di sopravvivenza. Alla fine arriva il fegato di un anziano signore. Il trapianto riesce, tutti contenti, il ragazzo torna a casa e promette che non toccherà più una goccia di alcol. Invece riprende a “farsi” di alcol, morirà poco dopo. Alcol e giovani: un binomio ad altissimo rischio. L’abuso di alcolici uccide in Italia all’incirca 20mila persone all’anno. E Fassati punta il dito:” Sono indignato dal fatto che la televisione passi tremila ore all’anno di pubblicità di prodotti che contengono alcol. E trovo vergognoso che, a differenza di molti paesi europei, non venga scritto sull’etichetta della bottiglia che l’alcol è gravemente dannoso per la salute, come avviene per le sigarette”.

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ALCOL, CHE DRAMMA!

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Alcol, che dramma: 8,6 milioni di italiani a rischio, bevitori anche a 11 anni
http://www.today.it/salute/alcol-conseguenze.html

Ben 8,6 milioni di italiani sono considerati consumatori di alcol a rischio, con un particolare allarme tra i più giovani. In questo gruppo, infatti, circa 1,7 milioni sono giovanissimi: tra gli 11 e i 25 anni, con un picco di bevitori tra i 16 e i 17 anni, mentre sono 2,7 milioni gli ultra 65enni. E’ in questa popolazione, in particolare, che si consolidano di anno in anno, nuovi modi di bere: non più il tradizionale bicchiere a tavola in stile mediterraneo, ma sempre più fuori pasto, occasionale e ‘in più’.

Che cos’è il “binge drinking”
Con bevute quotidiane o ‘ricorrenti’, come nella tendenza, trainata dai giovani, al binge drinking, il bere per ubriacarsi, che in Italia provoca ogni anno oltre 40 mila accessi al pronto soccorso per intossicazione. E’ lo scenario tracciato dai dati Istat analizzati dall’Osservatorio nazionale alcol (Ona) dell’Istituto superiore di sanità, presentati in occasione dell’Alcohol Prevention Day che si celebra oggi. Il numero degli italiani che consumano alcol - indicano i dati - è rimasto all’incirca stabile nel corso degli ultimi 3 anni, oscillando intorno ai 35 milioni. In media, quindi, circa il 65% degli italiani consuma bevande alcoliche. Non diminuiscono neanche i consumatori ‘ad alto rischio’, 650 mila (420 mila maschi, pari al 23,2%, e 230 mila femmine, pari all’8,4%), definiti ‘dannosi’ e in necessità di trattamento. Si tratta di quelli che superano i 40 (per le donne) e i 60 (per i maschi) grammi di alcol (un drink in media ne contiene 12 grammi) e combinano questa eccedenza quotidiana all’abitudine al binge drinking.

Patente sospesa per positività all’alcoltest: cosa dice la legge?
Consumatori che andrebbero precocemente identificati e sensibilizzati e che invece restano ‘nascosti’, e vanno a rafforzare quel 90% di alcoldipendenti che non usufruisce di alcun trattamento, perché non richiesto dalla persona né offerto da un professionista della salute che dovrebbe identificare l’individuo a rischio. “L’86% delle malattie cronico-degenerative di cui soffrono gli italiani è causata da un comportamento a rischio, quindi da fattori modificabili, tra cui il consumo eccessivo di alcol”, afferma Walter Ricciardi, presidente dell’Iss. “Un problema - continua Ricciardi - ancora più preoccupante se si pensa che colpisce anche i giovanissimi. E’ necessario impegnarsi ancora di più in strategie di prevenzione e riorganizzazione dei sistemi sanitari per la prevenzione delle patologie da alcol, correlate con un risparmio enorme in termini di costi anche per il Servizio sanitario nazionale. La prevenzione ne garantisce la sostenibilità”.

Alcol nel sangue di una bimba di 4 anni, poi la scoperta: nei guai la nonna e la zia
“Alcol, la prima causa di morte e disabilità tra i giovani fino a 24 anni”
Per Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio nazionale alcol, “nonostante la prevenzione e la sensibilizzazione i giovani restano ancora un obiettivo trascurato della prevenzione vera e multidimensionale, tanto che l’alcol rappresenta in Italia ancora la prima causa di morte e disabilità tra i giovani fino a 24 anni. Ma non è questione che riguarda solo i giovani. L’analisi del trend mostra che, a fronte della diminuzione registrata rispetto agli anni 2007-2011, dal 2012 il consumo a rischio non mostra l’auspicata battuta d’arresto e attesa diminuzione, rimanendo pressoché invariato sia per gli uomini che per le donne. Va perciò ribadita l’urgenza di rinnovati sforzi di iniziative coordinate di prevenzione, comunicazione, informazione rivolte all’intera popolazione e formazione per gli operatori sanitari”.

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ALCOLISMO GIOVANILE

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Alcolismo giovanile, nelle Marche l’11% della popolazione sopra gli 11 anni eccede nel bere
È un “incontro” molto precoce quello tra i giovani e l’alcool: circa l’86,5% degli adolescenti italiani alle medie ha già avuto un primo contatto con l’alcol, un “assaggio” che nel 41,2% dei casi avviene già tra i 10 e i 13 anni di età. Sono questi i dati allarmanti che emergono da un’indagine condotta nel 2017 dall’Osservatorio permanente sui Giovani e l’alcol, riguardo al rapporto tra adolescenti e alcol. Ma il dato più significativo è che è in consistente crescita il consumo di alcool fra le ragazze: oltre i 10 anni di età sono il 36,6% di loro ad aver già consumato l’alcol, anche se la maggiore precocità nell’assunzione è ancora di dominio maschile. In genere il primo “bicchierino” viene consumato in famiglia, alla presenza di genitori e parenti, magari in occasione di cene o ricorrenze, ma poi è nel gruppo degli amici che il fenomeno prende il via, in alcuni casi in quantità smodate.

Secondo il rapporto Istat pubblicato nel 2017, già dai 18-19 anni i valori sul consumo di alcol si avvicinano a quelli della media della popolazione, mentre per le ragazze sono anche più elevati (63,3% contro un valore medio relativo all’intera popolazione femminile di 52,9%). Tra le persone di 25 anni e più, aumenta il consumo di bevande alcoliche al crescere del titolo di studio conseguito, soprattutto tra le donne: consuma alcol almeno una volta all’anno il 51% delle donne con licenza elementare e ben il 70,1% delle laureate. Le differenze di genere si attenuano all’aumentare del titolo di studio, anche a parità di età.
Nelle Marche, circa l’11% della popolazione oltre gli 11 anni, nel 2016, ha ecceduto nel bere in maniera abituale. Una situazione che rispecchia l’andamento nazionale, come precisa Carlo Ciccioli, responsabile del Dipartimento Dipendenze Patologiche di Ancona: «Una tendenza più frequente nelle zone dell’entroterra, dove però il consumo è più controllato perché connaturato alla cultura locale. I giovani nelle Marche bevono soprattutto in maniera occasionale o nei week end. La mancanza del controllo nel quantitativo di alcool assunto è frequentemente legato al consumo concomitante di altre sostanze, soprattutto Cannabis, Anfetamine e Cocaina. Un elemento che comporta spesso ricadute sociali e condotte molto trasgressive, come bullismo, vandalismo, liti e risse, soprattutto nei luoghi della movida.

L’età di più frequente assunzione di alcolici è la tarda adolescenza dai 16-17, ma gli episodi di abuso più pericolosi per la salute avvengono intorno ai 12-13 anni, quando abusano in maniera estrema, in alcuni casi fino addirittura ad arrivare al coma etilico o allo svenimento, in occasioni come feste e compleanni. Un comportamento molto pericoloso, se si considera che a quell’età il metabolismo è più lento e quindi impiegano più tempo per smaltire l’alcool ingerito».

La birra è tra le bevande più consumate dai ragazzi, seguita dai superalcolici, dai soft-drink e dagli aperitivi. Più raro il vino. «Le condotte alcoliche portano più spesso a due tipi di situazioni: risse, accompagnate anche da accoltellamenti e bottigliate con conseguenti lesioni gravi, e gli incidenti stradali, specie se l’alcool è abbinato alle droghe, come la Cannabis, in questo caso i ragazzi perdono spesso il controllo dell’auto finendo fuori strada», spiega Luca Natalucci, segretario provinciale di Polizia Locale di Ancona.
Infatti cocktail, vino e superalcolici sono responsabili della maggior parte degli incidenti stradali, specie durante i week-end, quando i ragazzi si lasciano andare al binge drinking e assumono quantità smodate di alcol tutto in una volta. La legge che regola la guida in stato di ebrezza (Dgls. 285/1992- articolo 186) stabilisce norme severe per chi è sorpreso ubriaco al volante. «Guidare in stato di ebrezza è un reato punito con sanzioni diverse a seconda del tasso alcolemico riscontrato nel sangue – spiega Luca Natalucci – se il conducente viene beccato alla guida con un valore che va da 0,5 a 0,8 grammi per litro (g/l) la legge prevede una sanzione amministrativa da 532 a 2.127 euro e la sospensione della patente di guida da 3 a 6 mesi. Se invece il tasso alcolemico supera gli 0,8 grammi per litro ma non oltrepassa il valore di 1,5 g/l l’ammenda sale e la sanzione da pagare va dagli 800 ai 3.200 euro, con l’arresto fino a sei mesi e la sospensione della patente di guida da 6 mesi ad 1 anno. Nei casi più estremi con valori oltre 1,5 grammi per litro g/l, l’ammenda varia dai 1.500 ai 6.000 euro, con l’arresto da sei mesi a un anno e la sospensione della patente da 1 a 2 anni. Se il veicolo appartiene a persona estranea al reato la durata della sospensione della patente è raddoppiata, inoltre il titolo di guida è sempre revocato in caso di recidiva nello stesso biennio».

Con la sentenza di condanna, anche se è stata disposta la sospensione condizionale della pena, scatta sempre anche la confisca del veicolo, salvo che non appartenga a persona estranea al reato. Nel caso in cui il conducente in stato di ebrezza provochi un incidente in stradale, le sanzioni raddoppiano e viene disposto anche il fermo amministrativo del veicolo per 180 giorni, e se il suo tasso alcolemico supera 1,5 grammi per litro g/l il titolo di guida è sempre revocato.

Pene molto severe che però non fermano ancora le stragi del sabato sera. Serve un cambio di cultura e di abitudini come spiega Luca Natalucci, segretario provinciale di Polizia Locale: «Sarei propenso a seguire la linea di alcuni paesi europeisti dove il tasso alcolemico deve essere pari a zero, ma dove c’è anche una diversa organizzazione tra i ragazzi. Ci sono tante possibilità per divertirsi in maniera sobria senza rischiare, con coscienza e senso di responsabilità che ogni maggiorenne dovrebbe avere, per evitare di uccidere se stessi o gli altri».

Guidatore designato, ricorso ai mezzi pubblici o taxi, sono solo alcune delle soluzioni che possono essere adottate per non rischiare la patente di guida e soprattutto la vita. «Come segretario provinciale di PL – conclude Luca Natalucci – mi sento di rivolgere un ringraziamento alla polizia locale, ai carabinieri, alla polizia stradale, a tutti gli uomini che in divisa svolgono ogni giorno il controllo stradale, garantendo così un grande contributo alla sicurezza di automobilisti e cittadini».

Un fenomeno, quello dell’alcolismo giovanile, incentivato anche dal cattivo rapporto dei ragazzi con le famiglie. «L’alcoolismo giovanile è un fenomeno epocale – sottolinea Ciccioli – che vede nella perdita della relazione dei ragazzi con i genitori, una delle cause maggiori. I genitori sono sempre più spesso assorbiti dal lavoro e in alcuni casi da condizioni di precarietà. Frequentemente si tratta di nuclei familiari dove è presente un solo genitore, perché magari sono figli di coppie separate. I nonni non ci sono e i ragazzi crescono da soli, non ricevono un processo educativo adeguato, anche perché al giorno d’oggi non ci sono più i grandi educatori di un tempo: la famiglia non è più presente, i ragazzi non frequentano gli oratori e neanche i gruppi sportivi e la scuola non educa più è diventata nozionistica. I ragazzi oggi si trovano a crescere da soli e apprendono più spesso dal gruppo dei pari, è in questo che si possono formare leadership positive, quando tendono ad introdurre passioni sportive, musicali, o negative se invece si costituiscono in bande di bulli, delinquenti o trasgressivi».

Una formazione, quella dei coetanei, che può essere positiva o negativa, a seconda delle persone incontrate. «Altro aspetto importante – precisa lo psichiatra – è il ruolo della rete e l’impatto delle nuove tecnologie sui giovani. Un discorso delicato, per molti ragazzi il computer diventa l’altro se, la loro identità si forma con questo, uno strumento che li porta a perdere la capacità di relazionarsi con gli altri, perché la relazione è mediata dal video, da Facebook, dalla connessione ad internet. Tutto questo produce una grande distorsione comunicativa: i ragazzi non sono più se stessi, ma la rappresentazione di come si manifestano su internet e sui social. Non conta più come si è veramente, ma come si appare».

È un vero e proprio allarme quello lanciato da Ciccioli: per alcuni ragazzi, internet rappresenta una parte significativa della giornata, che trascorrono per gran parte inchiodati al pc, con una «Contrapposizione fortissima tra reale e virtuale. Allora sui social si trovano ragazzi molto aggressivi sulla rete, ma molto timidi nella realtà, con tendenze collettive e non individuali. I processi di identificazione risultano disturbati dalla globalità della rete, e ci sono ragazzi che arrivano a compiere azioni solo perché scritto sulla rete, o a mettere in scena gesti estremi solo perché poi saranno condivisi sui social.

Comportamenti dei quali forse non ci si può stupire, se si considera che la maggior parte degli adolescenti è bombardata da una serie enorme di stimoli negativi, che passano spesso anche attraverso i media. Modelli positivi e modelli negativi che vengono continuamente proposti. In questo senso un grande veicolo è la musica, e uno tra i pezzi più popolari ascoltati dai teenagers in questo periodo parla di cocaina.

La musica è sempre stato un veicolo delle emozioni nei giovani. Oggi va molto di moda il rap, una musica ritmica, non melodiosa, dove i testi rappresentano rabbia, rivendicazione, aggressività e a volte anche instabilità e violenza sociale, una rabbia che è tipica dei bambini, quando ancora non riescono ad elaborare le emozioni. In questo senso il rap è una sorta di colonna sonora di una fascia giovanile, della quale esalta i comportamenti trasgressivi, antisociali, di fallimento e insuccesso, di chi non ce la fa, ed ha una forza drammatica dal punto di vista distruttivo e autodistruttivo. Occorre recuperare la relazione e il rapporto con le famiglie, dare senso ai comportamenti e all’agire dei ragazzi. C’è un brano di Vasco Rossi, dove l’artista cantando afferma che “bisogna dare un senso a questa cosa che un senso non ce l’ha”. Ecco questa frase fotografa bene l’esatta condizione dei giovani, che hanno sempre una domanda di senso a cui gli adulti devono dare una risposta. I giovani vivono di emozioni e contenuti, invece gli adulti di abitudini, che possono anche essere prive di senso e di emozioni. Le famiglie devono recuperare la relazione con i figli e ascoltarli, se non è possibile in questi casi è bene rivolgersi ai servizi e cercare di ricostruire la rete di amicizie per i figli. Al dipartimento dipendenze patologiche è attivo un servizio dedicato ai minori».

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BESTEMMIA IN SERIE A

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Serie A, Giudice Sportivo 35ª giornata: BESTEMMIA Cigarini.

Luca Cigarini del Cagliari è l’unico giocatore squalificato per più di una giornata dal Giudice Sportivo, a seguito del quartultimo turno di Serie A: il centrocampista del Cagliari, espulso per doppia ammonizione nella sconfitta per 4-1 contro la Sampdoria, prende una sanzione maggiore per aver BESTEMMIATO all’uscita dal campo.

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ALCOL E GIOVANI: DIMINUISCE IL CONSUMO

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Sempre meno i giovani che fanno uso di alcol in Europa e in Nord-America
Sono sempre meno gli adolescenti che fanno uso di alcol in Europa e in Nord-America e questo dipende a livello nazionale dagli investimenti che si fanno in particolare per i benefit per le famiglie.

Questo quanto emerge da una recente ricerca dell’università di Padova pubblicata su Drug & Alcohol Review, Do public expenditures on health and families relate to alcohol abstaining in adolescents? Multilevel study of adolescents in 24 countries, a firma di Alessio Vieno e Gianmarco Altoè del dipartimento di Psicologia dello sviluppo e della socializzazione dell’università di Padova e in collaborazione con l’università australiana La Trobe University, Melbourne e la canadese McGill University.

Gli adolescenti sono considerati un gruppo ad alto rischio di sviluppo di problemi relati all’uso di sostanze psicotrope e proprio l’alcol è la prima sostanza con cui gli adolescenti ne entrano in contatto. Dal punto di vista della salute pubblica e in accordo con quanto sostiene l’Organizzazione mondiale della sanità è ormai evidente che ritardare quanto più possibile il primo contatto con l’alcol e soprattutto il primo abuso di alcolici nella fase adolescenziale sia essenziale per ridurre tutta una serie di problematiche, soprattutto legate all’uso e all’abuso di sostanze psicotrope in futuro.

“Oltre alle tradizionali caratteristiche individuali e familiari, come la ricerca di sensazioni e l’impulsività o l’uso di sostanze nei familiari – spiega il professor Vieno – sembrano esserci alcuni elementi contestuali molto rilevanti ad aumentare la probabilità che i preadolescenti si astengano dall’uso di alcol. In particolare, sembra che le spese fatte negli ultimi 15 anni a livello statale soprattutto in termini di benefit per la famiglia (asili nido, assistenza alle famiglie ecc.) abbia generato un incremento notevole dei preadolescenti che si astengono dall’entrare in contato con gli alcolici in età precoce”.

Questo è quanto emerso dallo studio pubblicato sulla rivista Drug & Alcohol Review. Gli autori hanno analizzato i dati relativi all’uso di alcolici tra il 2002 e il 2014 di 175.331 studenti 15enni europei e nord-americani (dati raccolti all’interno del sistema di sorveglianza Internazionale Health Behaviour in School-aged Children condotto in collaborazione con l’Organizzazione mondiale della sanità).

Lo studio ha evidenziato un incremento medio di preadolescenti che si astengono dall’uso di alcolici che passa dal 21% nel 2002 al 35% nel 2014. Con eccezione della Grecia (in cui si riscontra un decremento dal 20% al 15%) i risultati sembrano dimostrare questo trend indipendentemente dal genere di appartenenza e dallo status socioeconomico familiare. Agli estremi di questo trend positivo troviamo stati come l’Italia (dove la percentuale di astinenti passa dal 19 al 24%) a stati con un trend molto più pronunciato come i paesi scandinavi (ad esempio la Norvegia passa dal 23% al 56%).

Lo studio ha permesso di mettere in evidenza inoltre che questo trend risulti molto più pronunciato nelle nazioni dove si spende maggiormente in salute pubblica e in particolare in benefit per le famiglie, ovvero trasferimenti che uno stato fa per i contributi alle scuole dell’infanzia, per la gravidanza, per nascite e adozioni ecc.

In definitiva, la ricerca sembra confermare come l’investimento nei benefit per la famiglia sia connesso a dei migliori rapporti tra genitori e figli che in ultima analisi si traducono in una minor predisposizione alla sperimentazione si alcol in giovane età, con importanti ripercussioni in termini di riduzione della spesa pubblica in futuri disagi in particolare legati all’uso e all’abuso di diverse sostanze psicotrope in età adulta.

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