GIOVANI E ALCOL: UNA PIAGA

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Giovani e alcol: una piaga. Esperti a convegno a Perugia

PERUGIA – Un fenomeno, quello dell’alcolismo che sta prendendo sempre più piede presso le nuove generazioni, affrontato in tutte le sue sfaccettature. Un convegno, quello organizzato dal tribunale dei diritti del malato di Perugia nel residence Daniele Chianelli, che ha visto fotografare con dati allarmanti la situazione, con un abbassamento preoccupante della età dei consumatori di bevande alcoliche in eccesso. Ha aperto i lavori la coordinatrice del Tdm, Miranda Parroni, che ha sottolineato come al pronto soccorso dell’ospedale di Perugia, ricorrono sempre più giovani anche in periodi non festivi, a conferma della radicalizzazione del trend. Luciano Bondi, responsabile dei servizi di Alcologia della Usl Umbria 1 ha comunicato i dati statistici del comportamento trasgressivo tenuto tanto da adulti, che di una quota sempre più crescente di minori.

«La metà dei nostri utenti, non si presenta spontaneamente ai nostri servizi, è necessario l’aiuto della famiglia o dello intervento di associazioni di volontariato. I risultati ottenuti oggi sono incoraggianti, anche se il percorso terapeutico, che si avvale di uno staff di figure professionali qualificate e multidisciplinari, è superiore ai sei mesi. L’esperienza di chi esce dal tunnel – ha voluto sottolineare Luciano Bondi – rappresenta un testimonial efficace anche presso i giovani».

L’unire tutte le componenti della società civile sia nella fase di comunicazione del fenomeno dell’alcolismo che della tutela legale da parte dell’Autorità Giudiziaria , è stato il tema centrale dell’intervento del Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Perugia Fausto Cardella. Il parterre dei relatori ha visto in prima fila il Presidente della CEI Cardinale Gualtiero Bassetti, che così ha sintetizzato: «Dobbiamo partire dallo stato di solitudine in cui vivono i nostri ragazzi, aprirci all’ ascolto delle loro richieste di aiuto tendere loro una mano. Non facciamo come gli struzzi, poniamo argine prima che sia troppo tardi; piange il cuore- ha aggiunto il Cardinale- vedere questi giovani scivolare verso l’abuso di alcool, senza alcun freno».

Al convegno – riferisce una nota stampa dell’Azienda ospedaliera di Perugia – erano presenti, oltre al personale sanitario, anche il sindaco di Perugia Andrea Romizi, e rappresentanti delle forze dell’ordine, con il questore di Perugia, Giuseppe Bisogno, il dirigente di polizia stradale Elena De Angelis e il tenente colonnello Carlo Sfacteria, comandante del nucleo radiomobile dei carabinieri. L’assessore regionale alla Salute Luca Barberini ha annunciato che si darà corso ad un rafforzamento dei servizi per tutte le dipendenze (droghe, alcol, ludopatia) sia in fase di prevenzione che di cura, ma «occorre unire le forze, chiamare in causa famiglia e scuola, perché senza il loro apporto nella gestione del problema l’impresa di recupero non è fattibile».

Il ritorno ad antichi valori educativi è l’auspicio dell’assessore Antonio Bartolini, che ha aderito alla proposta degli organizzatori del convegno di far partire un progetto multidisciplinare che chiama in causa scuola e parrocchie per attenzionare maggiormente il fenomeno e attivare un servizio di accoglienza e di pratica sportiva negli oratori. Le preoccupazioni più forti in tema di salute sono state espresse dall’epatologo Antonio Morelli e dallo psichiatra Alfonso Tortorella: «Iniziare a bere al di sotto dei 18 anni vuol dire condannare a un inesorabile declino un organismo già in giovane età».

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Sballo da alcool, sempre più giovani si ubriacano

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La piaga dell’alcolismo è sempre più diffusa anche tra i giovani della Bassa. Tanto che l’Ulss 9 Scaligera, i Comuni e le scuole del territorio hanno deciso di mantenere alta la guardia verso un fenomeno che coinvolge sempre più adolescenti e ragazzi dei 25 centri del distretto della pianura veronese. Da quest’anno, infatti, l’Azienda sanitaria veronese, attraverso il Dipartimento dipendenze guidato dal dottor Carlo Bossi, che è pure responsabile del Servizio dipendenze (Serd) di via Cadorna a Legnago, ha deciso di ampliare la lotta allo «sballo» provocato dall’assunzione di notevoli quantità di alcolici e superalcolici. Tutto ciò, non solo attraverso il progetto «Giochi puliti», iniziativa rodata negli anni che prevede, in collaborazione con il programma «Safe night» della Regione, l’intervento degli educatori dell’Azienda sanitaria Scaligera nelle discoteche e nei locali pubblici, al fine di sensibilizzare i giovanissimi sui rischi legati all’alcol. Ma anche con il coinvolgimento degli stessi studenti dei vari istituti superiori di Legnago e della Bassa. I «peer», ovvero educatori alla pari, vengono formati per spiegare ai compagni di scuola più giovani i pericoli insiti nell’assunzione di quantità smodate di alcol ma anche in altre criticità, come quelle connesse alle malattie sessualmente trasmissibili e al virus Hiv. Proprio in occasione del convegno sulla «peer education», organizzato nei giorni scorsi nella sala «Campedelli» della palazzina amministrativa di via Gianella (vedi articolo a lato), il dottor Bossi ha fatto il punto della situazione sull’abuso di alcolici e di altre sostanze nell’ex Ulss 21. Per quanto concerne vino, birra e simili, Bossi ha evidenziato: «È preoccupante la modalità di consumo di alcolici da parte di ragazzi e ragazze che ricorrono al “binge drinking”, ovvero una vera e propria abbuffata di alcol nei fine settimana allo scopo di ottenere un effetto sballo. Una tendenza che, oltre a creare danni diretti sul loro organismoin fase di sviluppo, ha effetti dannosi indiretti, come ad esempio quello di favorire gli incidenti stradali quando i giovani si mettono al volante ubriachi». Quindi ha puntualizzato: «L’età di chi preferisce “sballare” si è notevolmente abbassata, coinvolgendo spesso minorenni». Il responsabile del Dipartimento dipendenze mette poi in guardia sull’utilizzo dei cannabinoidi: «Sono estremamente diffusi tra i ragazzi della Bassa e, molto spesso, sottovalutati come nel resto d’Italia. Basti pensare che la cannabis è al primo posto tra le droghe assunte. Tuttavia, tra i pazienti che sono in cura al Serd prevalgono i consumatori di eroina». Riguardo la cura delle varie dipendenze, da parte dei Serd di Legnago e Zevio a servizio della Bassa, lo scorso anno i pazienti presi in carico sono stati, in totale, 1.002, ovvero leggermente inferiori ai 1.026 utenti curati nel 2016. Le persone assistite per la prima volta sono state in tutto 285. A prevalere sono coloro che hanno i problemi di tossicodipendenza, pari a 434, seguiti dagli alcolisti (333), dai tabagisti (149) e dai giocatori d’azzardo patologici (86). «Tra coloro che assumono droghe», sottolinea Bossi, «prevalgono due fasce: quella dei giovani, con primi casi accertati anche tra i 15enni, che assumono sostanze come anfetamine, cocaina e cannabis; ed una di persone più mature, tra i 34 e i 54 anni, con alle spalle storie di tossicodipendenza lunghe»

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Alcolismo e mancanza di unità, gravi minacce per le comunità

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AMERICA/BRASILE - Alcolismo e mancanza di unità, gravi minacce per le comunità indigene

São Gabriel da Cachoeira (Agenzia Fides) - Marcina Alemão Pereira è una ragazza indigena di 21 anni che vive in una comunità nel comune di São Gabriel da Cachoeira, sulle rive del Rio Negro, chiamata Tabocal dos Pereira. Parlando con l’Agenzia Fides sul modo di vivere della sua comunità, spiega che ogni giorno è determinato dal lavoro. La giovane riconosce che le piace vivere nella comunità, anche se non esclude la possibilità di andare in un altro posto. Qualcosa che è sempre più presente nel subconscio delle popolazioni indigene è lo stile di vita occidentale, nonostante gli scarsi contatti che hanno con esso. Tra le difficoltà di vivere in una comunità indigena, Marcina sottolinea all’Agenzia Fides “la mancanza di lavoro retribuito, le cose che non si hanno e anche che è molto difficile studiare”.
Tra i suoi piani futuri c’è infatti il desiderio di studiare. La giovane del popolo Baré ha finito la scuola media l’anno scorso e ora vuole studiare presso la cosiddetta facoltà indigena: “il mio sogno è essere qualcuno che possa aiutare la comunità, come operatore sanitario”. Uno dei grandi problemi presenti nelle comunità indigene, anche tra i giovani, è quello dell’alcolismo, riconosciuto anche dalla giovane: “le bevande alcoliche sono un problema serio, le persone bevono molto, e fumano anche i sigari”. In questo senso, Marcina Pereira, spiega che questo comportamento “causa molti problemi nelle feste patronali, perché gli amici litigano tra loro e smettono di andare d’accordo”.
Secondo Marcina “la mancanza di unione all’interno della comunità da alcuni mesi ha creato malessere e ostacoli al lavoro, anche all’interno della stessa Chiesa”. Per trovare una soluzione, “la comunità deve incontrarsi e parlare su come vivere insieme, gli uni con gli altri, non litigando, ma lavorando insieme, parlando”. “La Chiesa deve aiutare i giovani a unirsi, perché quando i catechisti lasciano la comunità, siamo lasciati senza una testa” sottolinea la giovane a Fides, per lei il Sinodo dell’Amazzonia deve lavorare su questa dimensione, aiutando le comunità e i giovani ad essere sempre più uniti. (LMM) (Agenzia Fides 30/05/2018)

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