L’ABUSO DI ALCOL IN ITALIA UCCIDE 20.000 PERSONE ALL’ANNO

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“Stato di ebbrezza” ed emergenza alcol tra i giovanissimi. L’abuso uccide in Italia 20mila persone l’anno.

Con l’alcol non si scherza. L’alcolismo è più diffuso, anche tra i giovanissimi, molto di più di quello che si pensi. E “Stato di ebbrezza”, un film d’autore di Luca Bignoni, realizzato con budget minore ma di grande impatto, tratta, quasi con tono lieve, una realtà drammatica quella che viene chiamata la malattia della solitudine. Ispirato a una storia vera, Maria Rossi, una cabarettista emiliana, passa dal palcoscenico di Zelig all’inferno di un ospedale psichiatrico. Comincia ad avere successo, ma completamente dipendente dall’alcol, si ritrova senza più ingaggi. Viene sottoposta a un trattamento sanitario obbligatorio. La cabarettista, interpretata da una bravissima Francesca Inaudi, inizialmente rifiuta le cure e sopratutto rifiuta di paragonarsi agli altri ricoverati rispetto ai quali si sente “normale”. Nell’istituto è una comica smarrita che cerca di difendersi usando come arma le sue battute, utilizzando il sarcasmo per innalzare una barriera tra lei e gli altri pazienti, non accettando di essere un’alcolista. Con tanta fatica e tanto dolore riesce alla fine a liberarsi dalla catene della dipendenza e dai fantasmi che l’ hanno provocata, ma dovrà affrontare l’ultima prova: riuscirà a ritornare in scena? Riuscirà a far ridere di nuovo il suo pubblico?
Luigi Rainero Fassati, professore di cardiologia all’Università di Milano, direttore scientifico dell’Associazione Italiana per la prevenzione dell’epatite virale Copev, un pioniere del trapianto del fegato, si occupa attivamente della lotta contro l’abuso di alcol da parte dei giovani. Infaticabile gira per le scuole di mezz’Italia e mostra agli studenti raccapriccianti diapositive sui devastanti effetti degli alcolici sul fegato. Racconta storie esemplari di chi ce l’ha fatta a smettere. E di chi non ce l’ha fatta.

È dedicato a uno di loro Mal d’alcol, sottotitolo, il racconto di un medico per non cadere in trappola (Salani Editore). Racconta di un ragazzo ricoverato d’urgenza per un incidente con il motorino. Fegato spappolato, non tanto per l’incidente ma per gli abusi di alcol. Emorragia, trasfusioni, necessita un trapianto. Ma il fegato non si trova. A questo punto il professore tenta l’intentabile, gli “toglie” il fegato e lo mette in “sospensione”. Il ragazzo ha poche ore di sopravvivenza. Alla fine arriva il fegato di un anziano signore. Il trapianto riesce, tutti contenti, il ragazzo torna a casa e promette che non toccherà più una goccia di alcol. Invece riprende a “farsi” di alcol, morirà poco dopo. Alcol e giovani: un binomio ad altissimo rischio. L’abuso di alcolici uccide in Italia all’incirca 20mila persone all’anno. E Fassati punta il dito:” Sono indignato dal fatto che la televisione passi tremila ore all’anno di pubblicità di prodotti che contengono alcol. E trovo vergognoso che, a differenza di molti paesi europei, non venga scritto sull’etichetta della bottiglia che l’alcol è gravemente dannoso per la salute, come avviene per le sigarette”.

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ALCOL, CHE DRAMMA!

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Alcol, che dramma: 8,6 milioni di italiani a rischio, bevitori anche a 11 anni
http://www.today.it/salute/alcol-conseguenze.html

Ben 8,6 milioni di italiani sono considerati consumatori di alcol a rischio, con un particolare allarme tra i più giovani. In questo gruppo, infatti, circa 1,7 milioni sono giovanissimi: tra gli 11 e i 25 anni, con un picco di bevitori tra i 16 e i 17 anni, mentre sono 2,7 milioni gli ultra 65enni. E’ in questa popolazione, in particolare, che si consolidano di anno in anno, nuovi modi di bere: non più il tradizionale bicchiere a tavola in stile mediterraneo, ma sempre più fuori pasto, occasionale e ‘in più’.

Che cos’è il “binge drinking”
Con bevute quotidiane o ‘ricorrenti’, come nella tendenza, trainata dai giovani, al binge drinking, il bere per ubriacarsi, che in Italia provoca ogni anno oltre 40 mila accessi al pronto soccorso per intossicazione. E’ lo scenario tracciato dai dati Istat analizzati dall’Osservatorio nazionale alcol (Ona) dell’Istituto superiore di sanità, presentati in occasione dell’Alcohol Prevention Day che si celebra oggi. Il numero degli italiani che consumano alcol - indicano i dati - è rimasto all’incirca stabile nel corso degli ultimi 3 anni, oscillando intorno ai 35 milioni. In media, quindi, circa il 65% degli italiani consuma bevande alcoliche. Non diminuiscono neanche i consumatori ‘ad alto rischio’, 650 mila (420 mila maschi, pari al 23,2%, e 230 mila femmine, pari all’8,4%), definiti ‘dannosi’ e in necessità di trattamento. Si tratta di quelli che superano i 40 (per le donne) e i 60 (per i maschi) grammi di alcol (un drink in media ne contiene 12 grammi) e combinano questa eccedenza quotidiana all’abitudine al binge drinking.

Patente sospesa per positività all’alcoltest: cosa dice la legge?
Consumatori che andrebbero precocemente identificati e sensibilizzati e che invece restano ‘nascosti’, e vanno a rafforzare quel 90% di alcoldipendenti che non usufruisce di alcun trattamento, perché non richiesto dalla persona né offerto da un professionista della salute che dovrebbe identificare l’individuo a rischio. “L’86% delle malattie cronico-degenerative di cui soffrono gli italiani è causata da un comportamento a rischio, quindi da fattori modificabili, tra cui il consumo eccessivo di alcol”, afferma Walter Ricciardi, presidente dell’Iss. “Un problema - continua Ricciardi - ancora più preoccupante se si pensa che colpisce anche i giovanissimi. E’ necessario impegnarsi ancora di più in strategie di prevenzione e riorganizzazione dei sistemi sanitari per la prevenzione delle patologie da alcol, correlate con un risparmio enorme in termini di costi anche per il Servizio sanitario nazionale. La prevenzione ne garantisce la sostenibilità”.

Alcol nel sangue di una bimba di 4 anni, poi la scoperta: nei guai la nonna e la zia
“Alcol, la prima causa di morte e disabilità tra i giovani fino a 24 anni”
Per Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio nazionale alcol, “nonostante la prevenzione e la sensibilizzazione i giovani restano ancora un obiettivo trascurato della prevenzione vera e multidimensionale, tanto che l’alcol rappresenta in Italia ancora la prima causa di morte e disabilità tra i giovani fino a 24 anni. Ma non è questione che riguarda solo i giovani. L’analisi del trend mostra che, a fronte della diminuzione registrata rispetto agli anni 2007-2011, dal 2012 il consumo a rischio non mostra l’auspicata battuta d’arresto e attesa diminuzione, rimanendo pressoché invariato sia per gli uomini che per le donne. Va perciò ribadita l’urgenza di rinnovati sforzi di iniziative coordinate di prevenzione, comunicazione, informazione rivolte all’intera popolazione e formazione per gli operatori sanitari”.

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LA SALVEZZA ARRIVA ALL’ULTIMA GIORNATA

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GROTTESE - PALMENSE 0 - 0
GROTTESE: Coda, Pallotti (71′ Troka), Elezi, Traini, Moscetta, Del Dotto, Vallati (64′ Donzelli), Verducci, Pezzani (90′ De Simone), Ricci (59′ Costi), Liberati (77′ Jommi). All. Moscetta.
PALMENSE: Scorolli, Perticarini (53′ Fabiani), Baldo, Cocciaretto (57′ Marcatili), Mattioli, Ledda (53′ Croceri), Camaioni, Palloni, Sciarresi (57′ Mauro), Santagata (87′ Fagiani), Sanniola. All. Cipolletta.
ARBITRO: Curia di Ascoli Piceno
Grottazzolina
Termina senza reti la sfida tra Grottese e Palmense. Locali che festeggiano la matematica salvezza mentre gli ospiti già da una settimana avevano festeggiato la vittoria del campionato ed il conseguente passaggio in Promozione. Partita povera di occasioni nella prima frazione di gara con i due portieri che risultano inoperosi. Nella ripresa spinge di più la Palmense ma la difesa di casa riesce a contenere l’avanzata ospite, portando in dote un punto che consente ai ragazzi di mister Moscetta di raggiungere una meritatissima salvezza diretta, senza dover aspettare i risultati dagli altri campi. Un traguardo, quello della Grottese, raggiunto al termine di una stagione in cui i giallorossi hanno sempre tenuto un andamento al di fuori della zona playout nonostante un budget molto ridotto rispetto alle altre concorrenti in lotta; un merito da condividere insieme tra allenatore, giocatori, società con tutti gli appassionati che seppur non in grande numero hanno sempre seguito le sorti della squadra di Grottazzolina. I complimenti vanno fatti anche alla Palmense per la meritata vittoria del campionato con la squadra di mister Cipolletta che ha mantenuto la testa della classifica dall’inizio alla fine. Ottimo l’arbitraggio della signorina Curia della sezione di Ascoli Piceno.

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ALCOLISMO GIOVANILE

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Alcolismo giovanile, nelle Marche l’11% della popolazione sopra gli 11 anni eccede nel bere
È un “incontro” molto precoce quello tra i giovani e l’alcool: circa l’86,5% degli adolescenti italiani alle medie ha già avuto un primo contatto con l’alcol, un “assaggio” che nel 41,2% dei casi avviene già tra i 10 e i 13 anni di età. Sono questi i dati allarmanti che emergono da un’indagine condotta nel 2017 dall’Osservatorio permanente sui Giovani e l’alcol, riguardo al rapporto tra adolescenti e alcol. Ma il dato più significativo è che è in consistente crescita il consumo di alcool fra le ragazze: oltre i 10 anni di età sono il 36,6% di loro ad aver già consumato l’alcol, anche se la maggiore precocità nell’assunzione è ancora di dominio maschile. In genere il primo “bicchierino” viene consumato in famiglia, alla presenza di genitori e parenti, magari in occasione di cene o ricorrenze, ma poi è nel gruppo degli amici che il fenomeno prende il via, in alcuni casi in quantità smodate.

Secondo il rapporto Istat pubblicato nel 2017, già dai 18-19 anni i valori sul consumo di alcol si avvicinano a quelli della media della popolazione, mentre per le ragazze sono anche più elevati (63,3% contro un valore medio relativo all’intera popolazione femminile di 52,9%). Tra le persone di 25 anni e più, aumenta il consumo di bevande alcoliche al crescere del titolo di studio conseguito, soprattutto tra le donne: consuma alcol almeno una volta all’anno il 51% delle donne con licenza elementare e ben il 70,1% delle laureate. Le differenze di genere si attenuano all’aumentare del titolo di studio, anche a parità di età.
Nelle Marche, circa l’11% della popolazione oltre gli 11 anni, nel 2016, ha ecceduto nel bere in maniera abituale. Una situazione che rispecchia l’andamento nazionale, come precisa Carlo Ciccioli, responsabile del Dipartimento Dipendenze Patologiche di Ancona: «Una tendenza più frequente nelle zone dell’entroterra, dove però il consumo è più controllato perché connaturato alla cultura locale. I giovani nelle Marche bevono soprattutto in maniera occasionale o nei week end. La mancanza del controllo nel quantitativo di alcool assunto è frequentemente legato al consumo concomitante di altre sostanze, soprattutto Cannabis, Anfetamine e Cocaina. Un elemento che comporta spesso ricadute sociali e condotte molto trasgressive, come bullismo, vandalismo, liti e risse, soprattutto nei luoghi della movida.

L’età di più frequente assunzione di alcolici è la tarda adolescenza dai 16-17, ma gli episodi di abuso più pericolosi per la salute avvengono intorno ai 12-13 anni, quando abusano in maniera estrema, in alcuni casi fino addirittura ad arrivare al coma etilico o allo svenimento, in occasioni come feste e compleanni. Un comportamento molto pericoloso, se si considera che a quell’età il metabolismo è più lento e quindi impiegano più tempo per smaltire l’alcool ingerito».

La birra è tra le bevande più consumate dai ragazzi, seguita dai superalcolici, dai soft-drink e dagli aperitivi. Più raro il vino. «Le condotte alcoliche portano più spesso a due tipi di situazioni: risse, accompagnate anche da accoltellamenti e bottigliate con conseguenti lesioni gravi, e gli incidenti stradali, specie se l’alcool è abbinato alle droghe, come la Cannabis, in questo caso i ragazzi perdono spesso il controllo dell’auto finendo fuori strada», spiega Luca Natalucci, segretario provinciale di Polizia Locale di Ancona.
Infatti cocktail, vino e superalcolici sono responsabili della maggior parte degli incidenti stradali, specie durante i week-end, quando i ragazzi si lasciano andare al binge drinking e assumono quantità smodate di alcol tutto in una volta. La legge che regola la guida in stato di ebrezza (Dgls. 285/1992- articolo 186) stabilisce norme severe per chi è sorpreso ubriaco al volante. «Guidare in stato di ebrezza è un reato punito con sanzioni diverse a seconda del tasso alcolemico riscontrato nel sangue – spiega Luca Natalucci – se il conducente viene beccato alla guida con un valore che va da 0,5 a 0,8 grammi per litro (g/l) la legge prevede una sanzione amministrativa da 532 a 2.127 euro e la sospensione della patente di guida da 3 a 6 mesi. Se invece il tasso alcolemico supera gli 0,8 grammi per litro ma non oltrepassa il valore di 1,5 g/l l’ammenda sale e la sanzione da pagare va dagli 800 ai 3.200 euro, con l’arresto fino a sei mesi e la sospensione della patente di guida da 6 mesi ad 1 anno. Nei casi più estremi con valori oltre 1,5 grammi per litro g/l, l’ammenda varia dai 1.500 ai 6.000 euro, con l’arresto da sei mesi a un anno e la sospensione della patente da 1 a 2 anni. Se il veicolo appartiene a persona estranea al reato la durata della sospensione della patente è raddoppiata, inoltre il titolo di guida è sempre revocato in caso di recidiva nello stesso biennio».

Con la sentenza di condanna, anche se è stata disposta la sospensione condizionale della pena, scatta sempre anche la confisca del veicolo, salvo che non appartenga a persona estranea al reato. Nel caso in cui il conducente in stato di ebrezza provochi un incidente in stradale, le sanzioni raddoppiano e viene disposto anche il fermo amministrativo del veicolo per 180 giorni, e se il suo tasso alcolemico supera 1,5 grammi per litro g/l il titolo di guida è sempre revocato.

Pene molto severe che però non fermano ancora le stragi del sabato sera. Serve un cambio di cultura e di abitudini come spiega Luca Natalucci, segretario provinciale di Polizia Locale: «Sarei propenso a seguire la linea di alcuni paesi europeisti dove il tasso alcolemico deve essere pari a zero, ma dove c’è anche una diversa organizzazione tra i ragazzi. Ci sono tante possibilità per divertirsi in maniera sobria senza rischiare, con coscienza e senso di responsabilità che ogni maggiorenne dovrebbe avere, per evitare di uccidere se stessi o gli altri».

Guidatore designato, ricorso ai mezzi pubblici o taxi, sono solo alcune delle soluzioni che possono essere adottate per non rischiare la patente di guida e soprattutto la vita. «Come segretario provinciale di PL – conclude Luca Natalucci – mi sento di rivolgere un ringraziamento alla polizia locale, ai carabinieri, alla polizia stradale, a tutti gli uomini che in divisa svolgono ogni giorno il controllo stradale, garantendo così un grande contributo alla sicurezza di automobilisti e cittadini».

Un fenomeno, quello dell’alcolismo giovanile, incentivato anche dal cattivo rapporto dei ragazzi con le famiglie. «L’alcoolismo giovanile è un fenomeno epocale – sottolinea Ciccioli – che vede nella perdita della relazione dei ragazzi con i genitori, una delle cause maggiori. I genitori sono sempre più spesso assorbiti dal lavoro e in alcuni casi da condizioni di precarietà. Frequentemente si tratta di nuclei familiari dove è presente un solo genitore, perché magari sono figli di coppie separate. I nonni non ci sono e i ragazzi crescono da soli, non ricevono un processo educativo adeguato, anche perché al giorno d’oggi non ci sono più i grandi educatori di un tempo: la famiglia non è più presente, i ragazzi non frequentano gli oratori e neanche i gruppi sportivi e la scuola non educa più è diventata nozionistica. I ragazzi oggi si trovano a crescere da soli e apprendono più spesso dal gruppo dei pari, è in questo che si possono formare leadership positive, quando tendono ad introdurre passioni sportive, musicali, o negative se invece si costituiscono in bande di bulli, delinquenti o trasgressivi».

Una formazione, quella dei coetanei, che può essere positiva o negativa, a seconda delle persone incontrate. «Altro aspetto importante – precisa lo psichiatra – è il ruolo della rete e l’impatto delle nuove tecnologie sui giovani. Un discorso delicato, per molti ragazzi il computer diventa l’altro se, la loro identità si forma con questo, uno strumento che li porta a perdere la capacità di relazionarsi con gli altri, perché la relazione è mediata dal video, da Facebook, dalla connessione ad internet. Tutto questo produce una grande distorsione comunicativa: i ragazzi non sono più se stessi, ma la rappresentazione di come si manifestano su internet e sui social. Non conta più come si è veramente, ma come si appare».

È un vero e proprio allarme quello lanciato da Ciccioli: per alcuni ragazzi, internet rappresenta una parte significativa della giornata, che trascorrono per gran parte inchiodati al pc, con una «Contrapposizione fortissima tra reale e virtuale. Allora sui social si trovano ragazzi molto aggressivi sulla rete, ma molto timidi nella realtà, con tendenze collettive e non individuali. I processi di identificazione risultano disturbati dalla globalità della rete, e ci sono ragazzi che arrivano a compiere azioni solo perché scritto sulla rete, o a mettere in scena gesti estremi solo perché poi saranno condivisi sui social.

Comportamenti dei quali forse non ci si può stupire, se si considera che la maggior parte degli adolescenti è bombardata da una serie enorme di stimoli negativi, che passano spesso anche attraverso i media. Modelli positivi e modelli negativi che vengono continuamente proposti. In questo senso un grande veicolo è la musica, e uno tra i pezzi più popolari ascoltati dai teenagers in questo periodo parla di cocaina.

La musica è sempre stato un veicolo delle emozioni nei giovani. Oggi va molto di moda il rap, una musica ritmica, non melodiosa, dove i testi rappresentano rabbia, rivendicazione, aggressività e a volte anche instabilità e violenza sociale, una rabbia che è tipica dei bambini, quando ancora non riescono ad elaborare le emozioni. In questo senso il rap è una sorta di colonna sonora di una fascia giovanile, della quale esalta i comportamenti trasgressivi, antisociali, di fallimento e insuccesso, di chi non ce la fa, ed ha una forza drammatica dal punto di vista distruttivo e autodistruttivo. Occorre recuperare la relazione e il rapporto con le famiglie, dare senso ai comportamenti e all’agire dei ragazzi. C’è un brano di Vasco Rossi, dove l’artista cantando afferma che “bisogna dare un senso a questa cosa che un senso non ce l’ha”. Ecco questa frase fotografa bene l’esatta condizione dei giovani, che hanno sempre una domanda di senso a cui gli adulti devono dare una risposta. I giovani vivono di emozioni e contenuti, invece gli adulti di abitudini, che possono anche essere prive di senso e di emozioni. Le famiglie devono recuperare la relazione con i figli e ascoltarli, se non è possibile in questi casi è bene rivolgersi ai servizi e cercare di ricostruire la rete di amicizie per i figli. Al dipartimento dipendenze patologiche è attivo un servizio dedicato ai minori».

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GROTTESE E SANTA CATERINA NON VANNO OLTRE IL PARI

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GROTTESE - SANTA CATERINA 1 - 1
GROTTESE: Coda, Pallotti, Vallati, Traini, Del Dotto, Salvatori, Liberati N.(72′ Jommi), Costi (75′ Ricci), Pezzani, Koita, Verducci R.. All. Moscetta.
SANTA CATERINA: Tofoni, Verducci S., Scafa, Mazzoleni, Torresi, Liberati D., Zamar, Cordola, Goglia, Giacinti (51′ Frittella), Valle Indiani. All. Concetti.
ARBITRO: Mancini di Ancona

RETI:12′ Torresi, 37′ Costi

NOTE: espulso Mazzoleni al 61′ per doppia ammonizione

Grottazzolina

Termina in parità la sfida tra Grottese e Santa Caterina. Risultato giusto che accontenta di più gli ospiti rispetto ai locali in virtù del fatto che la squadra di casa ha giocato l’ultima mezz’ora di partita in superiorità numerica per l’espulsione del numero 4 ospite Mazzoleni. Prima frazione di gioco molto combattuta col Santa Caterina che al 12′ alla prima proiezione offensiva sblocca il risultato. Punizione dalla trequarti e colpo di testa vincente di Torresi lasciato troppo solo in area di rigore. La Grottese reagisce ed al 37′ il match torna di nuovo in parità. Costi con un tocco in area in mischia infila la sfera alle spalle del portiere Tofoni. Il primo tempo termina col risultato di 1 a 1. Nella ripresa le due squadre continuano a fronteggiarsi a viso aperto ed al 61′ il Santa Caterina resta in 10 per l’espulsione di Mazzoleni per doppia ammonizione. Nei restanti trenta minuti la Grottese cerca di realizzare il gol del vantaggio ma la difesa ospite riesce a salvarsi, rischiando molto soltanto in un’occasione quando il tiro a botta sicura di Ricci, destinato a terminare in rete, viene respinto provvidenzialmente da un difensore ospite. La partita termina in parità sull’ 1 a 1 con le due squadre che rimangono in piena bagarre salvezza, in vista delle ultime due giornate che restano al termine del campionato.

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BESTEMMIA IN SERIE A

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Serie A, Giudice Sportivo 35ª giornata: BESTEMMIA Cigarini.

Luca Cigarini del Cagliari è l’unico giocatore squalificato per più di una giornata dal Giudice Sportivo, a seguito del quartultimo turno di Serie A: il centrocampista del Cagliari, espulso per doppia ammonizione nella sconfitta per 4-1 contro la Sampdoria, prende una sanzione maggiore per aver BESTEMMIATO all’uscita dal campo.

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