Il calcio deve essere GRATUITO perché patrimonio di tutti soprattutto dei bambini, anche quelli con famiglie povere

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Il calcio, patrimonio di tutti

Se date una palla ad un bambino piccolo, la prima cosa che farà sarà quella di calciarla. E’ una questione di puro istinto che travalica le epoche, le differenze etniche, le culture.

I bambini amano giocare a calcio senza perché e senza ma, con la più assoluta innocenza. Cosa c’è di più bello che vedere bimbi di tre anni rincorrere il pallone, passare agli amichetti e lanciare in porta? Cosa c’è di più bello che sentire le loro voci esultare e ridere felici durante i pomeriggi di allenamento?

Purtroppo negli ultimi anni sempre meno famiglie si sono potute permettere il lusso di iscrivere i propri figli presso un’associazione sportiva, la cui retta può arrivare anche a 350-400 euro. Pensate al dolore di un padre che sa di non poter concedere al proprio figlio la felicità di inseguire un pallone all’aria aperta….!

Si tratta di una vera e propria ingiustizia sociale, perché tutti i bambini dovrebbero avere il diritto di giocare senza impedimenti e scorrazzare liberi per il campo. Per questo motivo l’Asd Grottese ha osato andare là ove nessuno è arrivato: concedere a tutti i bambini di giocare gratis. Sì, gratis, senza chiedere un centesimo!

Nella foto che vedete, su cinquanta bambini, almeno trenta non sarebbero lì, se le loro famiglie avessero dovuto pagare l’iscrizione. Non sarebbe stato terribile?

Per questo motivo, noi continueremo a garantire la gratuità della Scuola Calcio per tutti i bambini che vorranno cominciare a giocare.

Il calcio è patrimonio di tutti, non privilegio di pochi.

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ANCORA UNA VITTORIA TRA LE MURA AMICHE

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GROTTESE - MONTOTTONE 1 - 0

GROTTESE: De Simone, Pallotti, Liberati, Traini, Del Dotto, Tiberi, Elezi I. (88′ Costi), Cappella Moreno, Pezzani (93′ Elezi E.), Ricci (79′ Jommi), Verducci. All. Moscetta.
MONTOTTONE: Remia, Carelli, Corradini, Monaldi, Rapazzetti (73′ Sabatini), Cappella Marco, Verdicchio, Pistelli (76′ Laurenzi), Vittori, Corradetti (89′ Botticelli), Borraccini. All. Calvaresi.
ARBITRO: Abruzzese di San Benedetto del Tronto

RETI: 62′ Pezzani

Grottazzolina

Vittoria meritata per la Grottese contro un combattivo Montottone. Approcciano l’incontro meglio gli ospiti ma da metà frazione in poi i locali cominciano a prendere il pallino del gioco in mano sfiorando il gol in due circostanze. Al 25′ punizione dalla fascia destra di Elezi I. colpo di testa di Cappella Moreno e bellissima respinta del portiere ospite Remia, la sfera arriva poi tra i piedi di Traini che in precario equilibrio calcia alto sopra lo specchio della porta. Al 31′ colpo di testa di Pezzani e palla che colpisce in pieno la traversa a Remia battuto. Termina cosi in parità sullo 0 a 0 un primo tempo vivace e combattuto. Nella ripresa sono i grottesi a partire meglio ma al 51′ Borraccini per il Montottone si rende pericoloso calciando alto da buona posizione. La squadra di Grottazzolina non si scompone e nonostante il pericolo occorso continua ad attaccare e vede premiati i propri sforzi al 62′ con Pezzani che di testa, su perfetto cross dalla fascia sinistra di Liberati, infila la sfera alle spalle dell’incolpevole estremo difensore montottonese. La squadra ospite cerca di reagire ma la difesa di casa fa buona guardia e non corre particolari rischi se si eccettua un tiro-cross dalla fascia destra di Vittori che scheggia la traversa. Nel finale la partita si innervosisce ma non accadde nulla di rilevante e la Grottese può cosi festeggiare la vittoria e la conquista dei tre punti.

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LE PREOCCUPANTI TENDENZE DEI GIOVANI

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Giovani tutto sesso, droga, alcol e rock’n roll.

Bevono alcolici, fumano canne e iniziano a fare sesso precocemente alquanto sopra la media dei loro coetanei in Toscana. È il sommario ritratto della “gioventù bruciata” della Maremma che emerge dall’elaborazione fatta dall’Ars (agenzia regionale della sanità) dei dati dell’indagine Edit, epidemiologia dei determinanti di infortunistica stradale in Toscana. Studio che nel 2015 ha coinvolto 5.077 studenti di 57 istituti della scuola secondaria superiore dai 14 ai 19 anni – 373 i grossetani – ai quali sono stati somministrati questionari a risposta anonima*.

Naturalmente la locuzione gioventù bruciata è solo una provocazione per richiamare l’attenzione su un fenomeno, quello del disagio giovanile e adolescenziale, che meriterebbe molta più attenzione di quanta non gliene venga data. Attenzione che si manifesta quasi esclusivamente in modo peloso sotto forma d’indignazione per episodi di teppismo, sballo da weekend, bullismo e similari. Ubriacarsi, farsi le canne e avere i primi approcci sessuali, d’altra parte, non è necessariamente patologico o espressione di disagio, ma fa parte di quei riti di iniziazione all’età adulta che caratterizzano l’adolescenza. E che dalla notte dei tempi si perpetrano uguali a sé stesi nel loro significato simbolico, variando in relazione a usi e costumi sociali dei diversi periodi storici. Cosa logica di per sé, anche se non basta a governare le ansie legittime dei genitori di qualunque generazione.

Sia come sia, dall’indagine che ha coinvolto poco più di 5.000 studenti toscani dai 14 ai 19 anni d’età (54.2% maschi e 45.8% femmine), emergono informazioni utili a disegnare la cornice della condizione giovanile in provincia di Grosseto. I ragazzi grossetani, che occupano il primo posto in tutte le graduatorie dei comportamenti a rischio, ad esempio, bevono molto sopra la media dei loro coetanei toscani. Basta guardare al fenomeno del cosiddetto binge drinking, ovverosia l’abitudine di ingurgitare in poco tempo più tipi di bevande alcoliche per sballarsi – almeno sei unità di alcool puro (12 gr. di alcool a unità alcolica). Se in provincia di Grosseto nel 2005 il 28% (26.1% in Toscana) degli intervistati dichiarava di aver avuto almeno un fenomeno di binge drinking, nel 2015 si è passati al 41.2% del campione a fronte di una media regionale del 33.5%. Con i maschi che arrivano al 47% (37% la media regionale) e le femmine al 35% (29%). Complessivamente 4.400 giovani.

Stessa tendenza degli studenti che hanno dichiarato di essersi ubriacati almeno una volta nell’ultimo anno: il 61% in Maremma a fronte di una media toscana del 51%. Con un accorciamento della forbice fra i comportamenti dei maschi (63%) e delle femmine (59%). Anche la percentuale di studenti che dichiarano di aver guidato dopo aver assunto alcool nell’ultimo anno, vede Grosseto (27.9%) più alta della media Toscana (24.2%), così come per quelli che hanno guidato dopo aver assunto sostanze psicotrope illegali (18.9% – 18.3%).

Dati onestamente preoccupanti, che però non chiamano in causa solo i giovani, i loro stili di vita e modelli di consumo, ma anche il mondo “adulto” dei gestori dei locali e l’approccio mercantile che incentiva il consumo di alcool con bevute a basso costo. Gli “shottini” alcoolici che riproducono il modello delle mini dosi di coca ed eroina, distribuite a prezzi modici proprio per motivare all’assunzione. Tema scabroso e di difficile quadratura, perché investe sia la responsabilità individuale di chi consuma che quella sociale di chi vende un servizio.

Andando oltre. I ragazzi e le ragazze grossetani che dichiarano di aver provato a fumare sigarette sono il 27% (media Toscana 21%). Mentre coloro che hanno provato l’ebrezza di assumere sostanze illegali almeno una volta nella vita sono il 45.5% (39.1%), e nell’ultimo anno il 38.3% (31.7%). Se poi guardiamo al mese precedente l’intervista, l’assunzione di droghe riguarda il 28.4% (21.9%). Per il 90-95% di loro – metà dei quali entro l’età di quindici anni – si è trattato di cannabis. Un’esperienza che ha riguardato circa 3.000 studenti. Questo dato, peraltro, è coerente con il boom di consumo di droghe leggere e pesanti, di vecchia e nuova generazione, che viene percepito a livello epidermico sia a Grosseto che in provincia. Dove evidentemente c’è un mercato perché ci sono molti consumatori, giovani e meno giovani. Mercato che con ogni probabilità è a fisarmonica, perché risente dell’impatto delle presenze turistiche estive. Alle quali in ogni parte d’Italia è associato un maggior consumo di droga e quindi di occasioni per provarla.

Anche in questo caso la demonizzazione non basta. Perché il tema degli stili di vita e dei modelli di consumo che influenzano i comportamenti dei ragazzi, richiede strumenti raffinati di analisi e non è semplificabile con gli slogan. Come quelli che tendono a colpevolizzare sic et simpliciter la scuola o la famiglia.

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ALCOL E DROGHE

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L’abuso di marijuana o alcol da adolescenti riduce le probabilità di riuscire nella vita

ESAGERARE con alcol e marijuana da teenager riduce le probabilità di sposarsi, di ottenere un diploma universitario, un lavoro sicuro e una buona condizione economica da adulti. Non si tratta delle parole di minaccia di genitori esasperati da figli adolescenti sorpresi tra canne e bicchieri di super alcolici, ma dei risultati di uno studio presentato al Meeting annuale dell’American Public Health Association, ad Atlanta. Gli autori, ricercatori dell’UConn Health dell’Università del Connecticut, sono arrivati a queste conclusioni analizzando un campione molto alto di persone: circa 1200 giovani uomini e donne raccolti nello studio COGA, Collaborative Studies on Genetics of Alcoholism. Il COGA è un progetto del National Institute of Health statunitense, avviato nel 1989 e ancora in corso, che indaga il peso della genetica nello sviluppo delle dipendenze da alcol in particolare nelle famiglie in cui l’alcolismo è più presente.Lo studio della UConn ha riguardato per la precisione 1.165 maschi e femmine le cui abitudini ed esperienze di vita sono state valutate a partire dai 12 anni e a intervalli di due anni fino ai 34.

POCO ISTRUITI. I risultati sono chiari: coloro che durante gli anni dell’adolescenza abusavano di sostanze hanno raggiunto in media livelli più bassi di istruzione, hanno avuto meno accesso a impieghi a tempo pieno, si sono sposati e realizzati meno sul piano socio-economico di quanto mediamente abbiano fatto quelli che nel corso della loro adolescenza, e anche dopo, hanno seguito diciamo stili di vita diversi. “Questo studio - ha detto Elizabeth Harari, psichiatra alla UConn e autore dello studio - ha dimostrato che l’uso cronico della marijuana in età adolescenziale si associa negativamente al raggiungimento di traguardi importanti”. La consapevolezza di questi effetti potenzialmente dannosi andranno studiati meglio, ha continuato l’esperta, “data l’attuale tendenza negli Usa di legalizzare la sostanza sia per uso medicinale che eventualmente ricreativo” .

MASCHI PIU’ A RISCHIO. L’uso cronico di marijuana ha ricadute diverse a seconda del genere: sarebbero i maschi a pagare prezzi più alti alle dipendenze precoci. In questo studio sono infatti i giovani uomini a fallire più spesso in tutti e quattro i “traguardi” (relazioni sentimentale stabili, educazione universitaria, lavoro a tempo pieno e potenziale socioeconomico) considerati. Le donne, anche se addicted, hanno sì meno probabilità di ottenere diplomi universitari e di accedere una buona condizione socio-economica, ma si sposano e lavorano a tempo pieno come le loro coetanee diciamo più virtuose. Lo studio è tuttora in corso. Il prossino
passo di Harari e dei suoi colleghi sarà capire perché le dipendenze precoci provocano effetti diversi a seconda dei sessi, e definire eventuali differenze tra uso cronico di alcol o di marijuana nella capacità di influenzare il raggiungimento di obiettivi futuri.

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