Un’esuberante Grottese batte la Cuprense per 2 - 0

Postato in: News |

GROTTESE - CUPRENSE 2 - 0
GROTTESE: De Simone, Vallati, Liberati (74′ Traini J.), Traini M., Del Dotto, Tassotti, Koita, Verducci (91′ Biancucci), Pezzani, Scriboni (83′ Troka), Cappella. All. Moscetta.
CUPRENSE: Paolini, Del Zompo, Venanzetti, Deogratias, Carboni, Ruggieri, Di Girolamo (62′ Lucidi), Belardinelli (83′ Massei), Dimitri, Pignotti, Sgariglia (62′ Zahraoui). All. Ciarrocchi (squalificato).

ARBITRO: Mancini di Macerata

RETI: 26′ e 85′ Koita

Grottazzolina, 11 febbraio. Vittoria meritata della Grottese che batte per 2 a 0 una coriacea Cuprense. Nella prima parte di gara il match si mantiene in equilibrio con scarse occasioni da gol sia da una parte sia dall’altra. Con il passare dei minuti la Grottese si fa più intraprendente e riesce a portarsi in vantaggio al 26′ con lo splendido pallonetto di Koita. La rete galvanizza i locali ed un minuto più tardi Scriboni, in contropiede, sfiora il gol del raddoppio.

La prima frazione di gioco si conclude con la squadra di casa che controlla senza patemi il vantaggio. Nella ripresa la Cuprense cerca di creare grattacapi alla difesa locale, senza creare particolari pericoli dalle parti del portiere De Simone. Al 65′ la squadra di mister Moscetta sfiora il gol del raddoppio: Scriboni, in azione personale, sorpassa l’intera difesa avversaria, ma l’estremo difensore della Cuprense riesce a deviare in angolo.

A cinque minuti dal novantesimo, Koita, al termine di una mischia sugli sviluppi di un calcio d’angolo, riesce a trovare il pertugio giusto siglando la rete del 2 a 0. La Grottese può cosi festeggiare la vittoria e la conquista di tre punti importanti soprattutto perchè ottenuti in uno scontro diretto. Ottimo l’arbitraggio della signorina Mancini della sezione di Macerata. F. M.

Comments Off

Lettera di una Mamma qualunque

Postato in: Blog Nobestemmia.it |

Invito tutti coloro che vedono nel calcio solo una valvola di sfogo per cafonaggine, ignoranza, volgarità, a leggere la seguente lettera, pubblicata sulla pagina Facebook “Romanzo Calcistico”.

“Appena ho appreso la notizia di Mattia Perin ho pianto.

Io lascerei a coloro che dicono e pensano “guadagna i milioni, che vuoi che sia…” l’indifferenza che meritano, tanto non potranno mai capire. E provo a spiegarvi cosa intendo.

Negli occhi di questo ragazzo ho rivissuto la stessa disperazione che ho provato quando un tragico infortunio, in una brutta ed inutile amichevole precampionato, ha messo la parola fine alla passione di mio figlio.

Inutile forse è la parola sbagliata, perché per un giocatore di calcio nulla lo è, dalla partita al campetto dell’oratorio alla finale di un torneo per l’eccellenza.

I suoi 13 anni di attività calcistica sono stati il periodo più bello della mia vita, anche se di calcio non è che me ne intenda molto. Forse questo è un bene, perché mi ha esentata dal fanatismo che purtroppo infetta migliaia di genitori.

Sugli spalti mi sono abbronzata e spesso congelata, a volte imbarazzata quando oltre al “hai giocato bene” e “sei stato bravo” non sapevo dire, mentre gli altri bambini venivano catechizzati dai papini che gli schemi di gioco li conoscevano a menadito.

Mio figlio indossava la maglia numero 5 con la stessa serietà che lo contraddistingue anche adesso. Era ed è molto serio: non è il tipo che si lascia andare a sentimentalismi, per questo non sono mai riuscita a raccontargli di quella volta che entrai in una specie di trance.

Era una giornata di primavera e lui avrà avuto 13/14 anni.

Dal momento che sugli spalti non c’era nemmeno una mamma con cui scambiare una ricetta, mi fermai a bordo campo e… Cominciai a guardarlo come non avevo mai fatto fino a quel momento.

Lo sguardo si posò sui polpacci duri come il marmo e sui muscoli delle gambe che sembravano scoppiare. I compagni lo guardavano, aspettavano indicazioni e lui le impartiva come se fosse il capitano di un veliero. Sudava come un matto e aveva uno sguardo duro ed inespressivo che non conoscevo: difendeva la porta come se dal risultato dipendesse la sua stessa vita. Ormai avevo quasi i segni della rete sul viso quando, al fischio finale dagli spalti partì il coro “un capitano c’è solo un capitano”, mi ridestai da quel torpore, mi passò quell’inspiegabile dolore muscolare e sorrisi.

Mio figlio era diventato un leader: ed era già la seconda volta che me lo dicevano. La prima fu in quarta elementare, quando la maestra di matematica mi chiamò a rapporto e disse: “Signora, suo figlio ha la stoffa del leader e mi da grandi soddisfazioni, ma ultimamente sta facendo troppo il buffoncello trascinandosi dietro tutta la classe, mi dia una mano a farlo tornare un esempio positivo”.

Forse fu una delle poche volte in cui mi costrinse a fare il genitore. Lo sgridai e lui, orgoglioso com’era, tornò sulla retta via.

Cominciai ad andare meno alle partite, soprattutto quando sapevo che giocavano contro quella squadra conosciuta nella zona come “i cecchini”.

Non accettavo la violenza di quello che finora avevo visto come un gioco, anche se non gli spiegai mai il motivo della mia decisione.

Quella triste sera però sugli spalti c’ero, perché giocavano dietro casa. Mio figlio verso la fine del primo tempo smise di essere giocatore ancora prima di raggiungere il sogno.

Una madre certe cose le capisce anche se di calcio non ne capisce nulla. Lo capisce ancora prima che arrivi l’ambulanza. L’ho capito quando ho sentito il rumore delle ossa che andavano in frantumi. E mio figlio piangeva proprio come Mattia Perin perché aveva già capito, per il dolore invece imprecava come non l’avevo mai sentito fare.

Io non credo che sia solo una questione di soldi, per tornare all’oggetto che mi ha spinto a scrivere. I soldi facili si fanno con i colpi di fortuna. Se un uomo dedica gli anni più belli alla fatica e all’allenamento, si tratta di amore e di passione e se poi ha l’opportunità di guadagnare, diventa anche professione.

Del calcio credo di aver capito che è amore puro, che anche quando smetti di giocare non lo lasci mai del tutto.

Perché il calcio è uno sport magico, che va oltre le più improbabili delle barriere.

Lettera di una mamma qualunque…”

Comments Off

Il metodo Milkman, un esempio da seguire

Postato in: Blog Nobestemmia.it |

Harvey Milkman è un professore di psicologia che condusse alcuni decenni fa uno studio sulle tossicodipendenze. I suoi studi dimostrarono che le persone consumavano eroina o anfetamine a seconda della loro predisposizione nella gestione dello stress. Chi usava l’eroina voleva un effetto di stordimento, chi assumeva anfetamine voleva stordimento, chi consumava alcol voleva un effetto sedante.

La sua ricerca aveva come scopo l’individuazione di surrogati degli stupefacenti che non avessero gli effetti collaterali degli stupefacenti.

L’Islanda, che aveva agli inizi degli anni Novanta un tasso altissimo di alcolismo giovanile (quasi il 48% nel 1998), invitò Milkman per discutere il suo approccio al problema.

Grazie alla sua consulenza, l’Islanda ha individuato nello sport e nelle attive creative l’arma per combattere l’alcolismo, con risultati miracolosi. Ad oggi, in Islanda, meno del 5% dei ragazzi consuma alcol.

Comments Off

Grottese - Palmense, una delle più avvincenti partite del campionato

Postato in: News |

GROTTESE - PALMENSE 1 - 1
GROTTESE: De Simone, Vallati, Liberati, Traini, Del Dotto, Tassotti, Koita (74′ Elezi), Verducci, Pezzani, Scriboni (88′ Costi), Cappella. All. Moscetta.
PALMENSE: Camaioni, Mattioli, Ferramondo, Capretti, Cipolloni, Iacopini (87′ Fabiani), Amadio, Biagioli, Guermandi (84′ Mudimbi), Raffaeli, Rosetti (54′ Bernabei). All. Cipolletta.

ARBITRO: Paoloni di Ascoli Piceno

RETI: 55′ Vallati, 60′ autogol Koita

NOTE: Al 9′ De Simone para calcio di rigore a Rosetti

Grottazzolina, 28 gennaio. Termina in parità la sfida tra Grottese e Palmense: un match bello ed avvincente con entrambe le squadre che hanno cercato fino all’ultimo la vittoria. L’incontro sarebbe potuto finire con qualsiasi risultato viste le occasioni da gol create dalle due contendenti, ma il pareggio forse è il risultato più giusto.

La prima occasione gol capita per gli ospiti con Raffaeli che si conquista con astuzia un dubbio calcio di rigore decretato dal direttore di gara per un fallo di Vallati; dal dischetto però Rosetti si fa ipnotizzare dall’ottimo De Simone che respinge la conclusione dell’attaccante della Palmense.

Al 24′ risponde la Grottese con Del Dotto che su calcio di punizione colpisce la traversa. Al 32′ sono gli ospiti a colpire la traversa con un tiro da fuori area di Biagioli deviato sul montante dal portiere De Simone. Al 38′ fulminea ripartenza dei locali con Traini che mette in mezzo un bel cross per Vallati che all’interno dell’area di rigore calcia alto sopra la traversa.

Nella ripresa arriva al 55′ il vantaggio della Grottese: splendida azione personale di Vallati che supera tutta la retroguardia della Palmense e con un tiro lento ma preciso infila la sfera alle spalle dell’estremo difensore Camaioni. Passano appena cinque minuti e la squadra di mister Cipolletta riagguanta il pareggio con una sfortunata autorete di Koita .

Al 64′ sempre sugli sviluppi di un calcio piazzato, Cipolloni stacca bene di testa ma il portiere locale è strepitoso nel deviare la sfera sopra la traversa. All’81′ la squadra di mister Moscetta colpisce un’altra traversa ancora con un calcio di punizione tirato dal neo-entrato Elezi. Quattro minuti più tardi è Raffaeli ad avere una grandissima occasione da rete, ma anche questa volta l’estremo difensore locale De Simone è superlativo nel respingere d’istinto la conclusione sopra la traversa.

Al 92′ la Grottese sfiora la vittoria con un rapido contropiede: Elezi fornisce un assist d’oro all’interno dell’area rigore a Verducci, ma il centrocampista di casa arriva stanco alla conclusione calciando sopra la traversa e sprecando una ghiotta chance.

Termina così col risultato di parità la divertente sfida tra Grottese e Palmense.

Comments Off