Il goal non sente alibi

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Alcuni dicono che in passato era più semplice fare goal.

Per me quest’affermazione è sempre stata un alibi: l’uomo è sempre le stesso; dunque anche le occasioni sono sempre le stesse.

Ho trovato la conferma quando ho letto queste parole, pronunciate da Joseph Bican, il calciatore che ha segnato più goal nella storia, più di 805 in partite ufficiali:

“Ho sentito molte volte la teoria secondo la quale era più facile segnare ai miei tempi, ma le occasioni erano le stesse anche cento anni fa e saranno le stesse anche tra cento anni. La situazione è identica e tutti dovrebbero concordare sul fatto che un’occasione dovrebbe trasformarsi in un gol. Se avevo cinque occasioni facevo cinque gol, se ne avevo sette ne segnavo sette” (uefa.com).

Meditiamo, gente, meditiamo.

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Drunkoressia, quando le ragazze smettono di mangiare ma non di bere

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Negli ultimo 6-7, si è diffusa un nuovo disturbo psicosomatico: la drunkoressia. Questo neologismo è nato negli USA unendo il participio passato inglese del verbo bere e il termine anorexia.

Non ancora riconosciuto a livello ufficiale, la drunkoressia consiste in nell’associazione dell’anoressia con l’abuso di alcol. Come l’anoressia, colpisce in maggioranza le ragazze, le quali per vincere i morsi della fame e perdere peso, consumano alcol durante il giorno a stomaco vuoto.

La drunkoressia è presente anche in Italia, anche se ne parla poco. Inutile dire che sia devastante.

Le nostre ragazze sono particolarmenti esposte al rischio di disturbi alimentari, per la pressione esercitata dai modelli sociali e, conseguentemente, dai media.

Battiamoci per un ideale estetico più rispettoso del corpo femminile, che non faccia mai sentire grasse le nostre ragazze di fronte allo specchio. S. B.

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Quando alzi il volume, io alzo il bicchiere

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Uno studio, intitolato Alcoholism: Clinical & Experimental Research e pubblicato su WebMd, ha dimostrato che i ragazzi fra 18 e 35 anni bevono di più se nei locali la musica è ad alto volume.

C’è una precisa corrispondenza fra durata della bevuta e volume della musica: spostando il volume da 72 a 87 decibels, diminuisce di ben tre minuti il tempo medio con cui si finisce di bere una birra (circa 14 minuti). D’estate il fenomeno desta molta preoccupazione, perché i ragazzi escono di più, sia per la bella stagione, sia per le vacanze scolastiche che permettono orari molto più liberi. Di conseguenza bevono di più.

Il volume troppo alto impedisce anche la conversazione. Se non si riesce a parlare, cosa si fa? Si beve!

Una piccola nota positiva viene dai social network: pare che alle feste costituiscano un deterrente per chi è avvezzo ad alzare il gomito. Per timore di finire fotografati e taggati su Facebook ubriachi persi, alcuni ragazzi cercano di controllarsi e non eccedere con i drink.

Forse è ora di cominciare ad usare i social network per incitare ai comportamenti virtuosi. I locali potrebbero postare foto delle serate, mostrando ragazzi che si divertono senza bere o bevendo il giusto. Forse sarebbe anche il caso di regolare il volume della musica ed alzarlo solo in determinati orari, per lasciare più spazio alla conversazione. Insegniamo ai ragazzi che conoscersi è il primo capitolo di un romanzo che può durare una vita. S. B.

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L’Islanda agli Europei: un sogno nato sulle macerie dell’alcolismo

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Normalmente, essere una delle prime otto classificate dell’Europeo è un grande risultato. Per l’Islanda, capace di dare filo da torcere al Portogallo e di battere l’Inghilterra, è stato un vero miracolo e non solo sportivo!

Fino a 20 anni fa, nel paese nordico, il calcio era un perfetto sconosciuto: le rigide temperature e lo scarso numero di campi da gioco non avevano permesso lo sviluppo di un’attività sportiva professionale.

Poi il governo decise all’improvviso di investire importanti risorse nello sport. Il motivo? L’Islanda contava un alto tasso di alcolismo giovanile. Si decise pertanto di utilizzare il calcio come strumento di lotta all’alcol. In poco tempo furono costruiti sei campi regolamentari indoor e circa 2000 campi più piccoli, tutti coperti e riscaldati grazie all’energia geotermica.

Il calcio divenne in breve tempo uno sport popolarissimo fra i ragazzi e i risultato di questa politica li abbiamo visti tutti: chi avrebbe mai pensato che una squadra tanto giovane fosse capace di mandare a casa la tenace Inghilterra?

I ragazzi bevono perché non hanno stimoli, perché non hanno mete da raggiungere, perché un vuoto inspiegabile li colma. Lo sport riesce a scacciare il vuoto e riempirli di una pienezza vera: lo stare insieme, il gioco, l’emozione per il gol, l’impegno. Speriamo che l’Islanda riesca a sconfiggere definitivamente l’abuso di alcolici e speriamo che anche altre nazioni seguano il suo esempio. S. B.

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Calcio, il solito osceno labiale

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Lunedì scorso, l’Italia ha trionfato contro la Spagna agli Europei di calcio. Un risultato strepitoso, che ha riempito d’orgoglio tifoso e giocatori.

Anche stavolta, però, il calcio non è riesciuto ad essere senza macchia. Subito dopo la rete di Pellè, tutti gli Azzurri hanno giustamente esultato: la telecamera ha inquadrato prima l’attaccante del Southampton, Conte, i giocatori, lo staff, poi si è soffermata su Buffon, ma al momento sbagliato. Proprio in quell’istante, il “portierone” ha esultato con una bestemmia. E’ vero che la ripresa era priva di audio, ma il labiale è stato inequivocabile.

A parte l’attenuante del caso (parole sbagliate nel momento sbagliato), la blasfemia resta un vizio del calcio, al quale non ci abitueremo mai. Da parte della Nazionale, ci aspettiamo un comportamente molto più scrupoloso. I nostri giocatori sono dei modelli per i nostri ragazzi: dovrebbero dare sempre il buon esempio. S. B.

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