Dal binge drinking, il grido d’aiuto dei nostri giovani

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Sul quotidiano Il Trentino è apparso in un articolo di ieri un dato allarmante: l’alcol è sempre più diffuso fra i giovani: quasi un quindicenne su tre consuma bevande alcoliche almeno una volta a settimana.

Come se non bastasse, è sempre più diffuso il fenomeno del binge drinking, nato nei paesi anglosassoni. In italiano, può essere reso con abbuffata alcolica e consiste nel bere fino alla sbronza, mischiando più bevande alcoliche in un breve lasso di tempo. Quante volte vi è capitato in discoteca di vedere dei giovani incitarsi fra loro, mentre trangugiavano cocktails da una “cannucciata”? Quello è il binge drinking, una pratica odiosa, non solo per le conseguenze a livello fisico. La domanda cui dobbiamo cercare una risposta è: “Perché lo fanno? Perché i ragazzi si ubriacano fino a star male?”.

Le ragioni sono varie e complesse: lo fanno per emulazione dei compagni, per divertimento, per trovare conforto a situazioni di disagio.

Meditiamo gente, meditiamo. Riflettiamo sul fatto che i nostri giovani stanno diventando incapaci di provare emozioni e di gestirle. Come i Lotofagi dell’Odissea mangiavano il loto per dimenticare il passato, così i nostri figli ricorrono all’alcol per dimenticare loro stessi, per non dover pensare, per trovare scampo dalla realtà.

Forse noi adulti dobbiamo avere il coraggio di ammettere che abbiamo una parte di responsabilità e dobbiamo prendere in mano la situazione. Dobbiamo insegnare ai nostri giovani che non serve l’alcol per affrontare i propri problemi, per divertirsi e socializzare, ma che è più bello farlo con le proprie forze. A quel punto, la vita apparirà per quello che è: la cosa più “stupefacente” di tutte.

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La dieta ideale prima del match

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Per anni, si è sempre ritenuto che, prima di una partita, fosse giusto pranzare con pasta, grana, prosciutto e assumere zuccheri semplici a pochi minuti dal fischio dell’arbitro. Oggi possiamo affermare che gran parte di queste abitudini sono deleterie.

Il nostro sistema immunitario ha bisogno di una buona quantità di proteine, che sono sostanze contenute principalmente nelle carni, uova e latticini. In misura minore, ha anche bisogno di carboidrati. Gli organi preposti alla digestione, per garantire la massima salute del sistema immunitario, procedono sempre all’assimilazione delle proteine prima di ogni altra molecola. La digestione delle proteine richiede dalle tre alle quattro ore. Nel frattempo, gli altri cibi ingeriti attendono il loro turno nello stomaco. Contemporaneamente, la digestione provoca l’afflusso di sangue dagli organi periferici (gambe e braccia) verso lo stomaco.

Se, dunque, mangiamo prosciutto e grana, alimenti ricchissimi di proteine, otteniamo il risultato che per quattro ore il nostro organismo sarà concentrato sulla digestione e non potrà dedicare molte altre risorse all’attività atletica.

C’è un’altra domanda da porsi: i cibi ricchi di proteine sono davvero un carburante essenziale per l’attività agonistica? Il nutrimento dei nostri muscoli è l’ATP, che come noto è costituito dagli zuccheri composti come i carboidrati (pane, pasta, etc.). Gli alimenti ricchi di queste sostanze sono facilmente digeribili in un paio di ore e producono energia immediatamente pronta al consumo.

Di conseguenza, è facile dedurre che prima di compiere attività atletica, è bene consumare una discreta quantità di alimenti ricchi di zuccheri e non di proteine, per non affaticare l’organismo e, anzi, aiutarlo ad affrontare la partita.

Quattro ore prima partita, la dieta ideale deve comprendere pasta, pane, marmellata, crostata e frutta, in modo da assicurare un digestione veloce e soprattutto la produzione di ATP disponibile per i muscoli. Due ore prima dell’inizio, inoltre, è buona abitudine effettuare uno spuntino (come una banana o una fetta di pane e marmellata), per prevenire lo stimolo della fame.

Altro consiglio: anziché passeggiare, prima del gioco è preferibile riposare e bere molta acqua, per mantenere durante la partita una buona idratazione dei tessuti.

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Da un reality show l’ennesimo caso di blasfemia

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Il 22 ottobre scorso, si è verificato l’ennesimo episodio di volgarità, in un reality show. Uno dei partecipanti, Simone Nicastri, si è lasciato sfuggire una bestemmia durante la prova di un balletto, alle ore 13.30 circa. Moltissime le segnalazioni dei telespettatori che si sono riversati su Twitter, per segnalare e denunciare l’accaduto. A poche ore di distanza, è arrivata la smentita di Mediaset che, dopo gli opportuni controlli, ha appurato che si era trattato di un’imprecazione, ma non di una bestemmia.

Non è la prima volta che i protagonisti dei reality si lasciano andare ad episodi di blasfemia, che per fortuna sono sempre stati duramente condannati dai telespettatori e dalle produzioni dei programmi. Questi fatti la dicono lunga su un costume tutto italiano, per il quale la bestemmia viene utilizzata come imprecazione o – peggio ancora – come intercalare.

Noi di Nobestemmia vogliamo sensibilizzare l’opinione pubblica, per estirpare un costume turpe ed osceno, che prima di costituire un offesa alla religione, lede la dignità della persona ed offende l’intera società.

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Un pareggio importante per la Grottese

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GIOVANISSIMI:
Grottese – Montefiore 1 - 1
GROTTESE:
Cimadamore, Iobbi, (Galli) Traini, Evandri, Sardellini, Pelosi, Pelliccetti, Fallacara, (Jonuzowsky) Angelini, (Petracci) Tarulli, (Bozzesi) Mandorlini.
All.: Moscetta
GROTTAZZOLINA
25 ottobre. Bella partita tra Grottese e Montefiore con i padroni di casa che conquistano 1 punto al termine di un match ricco di emozioni. Pronti-via e i giallorossi vanno subito in svantaggio. La reazione dei ragazzi di Mister Moscetta non si fa attendere: dopo alcuni tentativi non concretizzati, arriva il pareggio grazie alla prontezza del suo bomber Mattia Mandorlini, che sfrutta al meglio una disattenzione difensiva. Il primo tempo si chiude senza altre emozioni. Nella ripresa la Grottese parte meglio ma a 5 min dal termine è il Montefiore ad andare vicino al vantaggio con un rigore, parato dall’estremo difensore Galli subentrato nella ripresa. Allo scadere, la piu grossa occasione per la Grottese: Evandri, dopo un cost to cost in cui salta tutti, arriva solo davanti al portiere, ma calcia a lato. Arriva così il triplice fischio che decreta la fine dell’incontro. 1 punto importante che serve soprattutto al morale dei ragazzi, in vista della prossima trasferta di domenica 1 novembre sul campo della Tignum Montegiorgio. (Nella foto il portiere pararigori Emanuele Galli.)

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ALCOL E DROGA: UN COCKTAIL FATALE

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Proprio in questi giorni, si sta parlando ancora della morte dello studente liceale, precipitato il 15 ottobre dalla finestra dell’hotel in cui risiedeva, durante una gita scolastica all’Expo di Milano (per pudore e rispetto della famiglia, non ne riportiamo il nome).

Dalle ultimissime indagini, si sta concretizzando l’ipotesi che il ragazzo abbia perso l’equilibrio, mentre cercava di riprendersi respirando aria fresca alla finestra, dopo una notte trascorsa a bere alcolici e fumare spinelli.

Questa tragica vicenda ci dà l’opportunità di segnalare quanto il consumo di sostanze alcoliche diventi pericoloso, se abbinato all’assunzione di stupefacenti. Negli adolescenti, poi, il pericolo è ancora maggiore, perché il funzionamento dell’enzima che permette di metabolizzare l’alcol non ha ancora raggiunto la piena maturità.

Purtroppo – il dato è allarmante – il consumo di alcolici e sostanze stupefacenti è aumentato fra la popolazione di età compresa fra i 15 e i 34 anni. Basta dare uno sguardo alle statistiche: se nel 2011 sono state oltre 1,5 milioni le persone che hanno assunto droghe, nel 2014 siamo arrivati a 3,5 milioni, cioè l’8,7 della popolazione ( Fonte: Ipsad, Italian population survey on alcohol and other drugs).

Come nostro consueto, vogliamo sottolineare l’importanza dell’educazione, ancora troppo timida su questi temi. Scuola, famiglia e sport dovrebbero farsi carico di educare i giovani al consumo responsabile di alcol e prevenire il consumo di sostanze stupefacenti, attraverso la divulgazione degli effetti fisici e sociali, che ne conseguono.

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QUANDO I SOCIAL TUTELANO CHI OFFENDE LA RELIGIONE

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Qualche tempo fa, alcuni utenti di Facebook hanno segnalato alla polizia postale di Mantova, una fan page dal contenuto blasfemo: “Gesù il nostro amico immaginario”.

Gli agenti, esaminando il contenuto della pagina, hanno riscontrato una chiara ipotesi di reato, a causa del linguaggio scurrile adottato: non semplici opinioni o giudizi, ma commenti blasfemi, scritti con un linguaggio estremamente volgare e offensivo. La polizia ha peraltro individuato tutti gli autori di post e commenti, passibili di sanzioni per blasfemia.

Il fascicolo redatto è stato inviato alla Procura di Mantova, che ha prontamente inviato una richiesta di “congelamento” della pagina alla sede europea di Facebook, in Irlanda. Il congelamento, che ha durata di tre mesi, ha in tali casi la funzione di creare un intervallo temporale, durante il quale individuare l’autore (o gli autori) dei contenuti incriminati, ottenere tutte le autorizzazioni e procedere all’oscuramento della pagina.

Nonostante la solerzia dei giudici, la risposta di Facebook è stata a dir poco agghiacciante: il colosso americano ha negato alla nostra Procura l’accesso ai dati della pagina, sostenendo che questa non viola nessuna regola della community o normativa vigente in Italia. In effetti, nel nostro paese il reato di blasfemia è stato depenalizzato nel 1999: ad oggi esiste soltanto una sanzione amministrativa, che va dai 51 ai 309 euro.

Noi ci sentiamo di rispettare in pieno la legge del nostro paese e la policy decisa da Facebook. Riteniamo però che, prima della legge, sia fondamentale adottare un comportamento guidato dal buon senso. Una pagina, con contenuti chiaramente offensivi e ingiustificabili, andrebbe chiusa o – quantomeno – andrebbero eliminati i post più volgari.

Cogliamo l’occasione per ringraziare pubblicamente la nostra Polizia postale, che lotta giornalmente con successo contro il cyber-crimine.

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AUMENTA IL NUMERO DELLE VITTIME DELL’ALCOL

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Nella cronaca abruzzese, è comparsa nei giorni passati una notizia che deve far riflettere: nella Marsica, il Sert d’Avezzano, diretto da Adelmo Di Salvatore, ha riscontrato un preoccupante aumento dei casi di alcolismo. Gli iscritti al programma di ricupero, infatti, sono arrivati a quota 1412: di questi, 182 provengono da altre Asl della regione e regioni limitrofe.

È un fenomeno molto preoccupante, che tuttavia costituisce solo la punta dell’iceberg: molte persone che restano vittime dell’alcol si ostinano a non chiedere aiuto, andando a costituire un pericoloso mondo sommerso, in cui dominano soltanto la disperazione, la solitudine e l’isolamento.

Spesso, il motivo che spinge le persone a non chiedere aiuto a nessuno è la vergogna. L’alcolismo, infatti, oltre ad avere effetti devastanti sull’organismo, mina irreparabilmente le relazioni sociali di chi ne abusa. L’alcolista tende a richiudersi in se stesso: il bere diventa l’unico modo per lenire la sofferenza e per dimenticare – anche se per breve tempo – il dolore di familiari e amici. Quest’ultimi non possono che sentirsi impotenti, di fronte ad un nemico subdolo e crudele. Dopo la famiglia, i danni provocati dall’alcol si riversano sull’intera società: pensiamo – in primis – soltanto ai frequenti incidenti stradali, provocati proprio a causa dell’abuso di sostanze alcoliche.

Per tutti questi motivi, è fondamentale combattere e prevenire il fenomeno, attraverso campagne educative di sensibilizzazione, per fornire alla gente un quadro completo sull’alcolismo, che comprenda informazioni di natura medica, sociale e psicologica.

Anche quest’anno, il Sert di Avezzano sta promuovendo una campagna di sensibilizzazione, iniziata il 12 ottobre, che terminerà il 17 ottobre. Saranno predisposti dei corsi di “sensibilizzazione all’approccio ecologico-sociale ai problemi alcol-correlati”. Le lezioni interattive si svolgeranno presso l’Istituto tecnico “Majorana” di Avezzano, in via Moro ( per informazioni: 0863-499864).

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